chicago86

Lotte operaie anni '50

Partito rivoluzionario e azione economica

Conviene ricordare quale sia stato l'atteggiamento della Sinistra comunista italiana a proposito delle questioni sindacali, passando quindi ad esaminare quanto vi è di mutato nel campo sindacale dopo le guerre e i totalitarismi.

1. Allorché il partito italiano non era stato ancora costituito, al Secondo Congresso dell'Internazionale del 1920, furono dibattute due grandi questioni di tattica: azione parlamentare e azione sindacale. Ora, i rappresentanti della corrente antielezionista si schierarono contro la cosiddetta sinistra che propugnava la scissione sindacale e la rinunzia a conquistare i sindacati diretti da opportunisti. Queste correnti in fondo ponevano nel sindacato e non nel partito il centro dell'azione rivoluzionaria e lo volevano puro da influenze borghesi (Tribunisti olandesi, KAPD tedesco, Sindacalisti americani, scozzesi, ecc.).

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Lebbra dell'illegalismo bastardo

Ove taluno (un Nume? un Genio? una Commissione di Inchiesta? un Istituto Gallupp - o un chi-se-li-freghi-tutti) avesse vaghezza di sottoporre la validità della dottrina marxista ad un experimentum crucis", esauriente quanto una analisi, del più perfetto laboratorio, fisico-chimica - batteriologica - radiografica - elettronica - psicanalitica, ecco quale potrebbe essere il dispositivo.

Ammesso che si trovi che a distanza di ben cento anni nella storia dei paesi di razza bianca, mentre da una parte i dati economici della tecnica, della produzione, del consumo salgono da uno a cinquanta (prendi p. es. lunghezza ferrovie o tonnellate di acciaio 1850-1950) le ideologie con cui i capi politici avanzati e spinti pilotano le masse di sinistra si esprimono colle stesse tesi, e le masse le seguono e li seguono; la carta di tornasole rossa si colora in azzurro, e prova che Marx e tutti i suoi seguaci sono una manica di fessi.

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Non semplice protesta contro il lavoro che ci è tolto ma rivolta anche contro il lavoro che ci è dato

Da tempo ci affanniamo a dimostrare, su queste pagine, che gli strilli sollevati dai nazionalcomunisti sulla pervicacia degli industriali che si accaniscono a licenziare, l'un dopo l'altro, gruppi di operai, colpiscono a vuoto.

Colpiscono a vuoto perché i capitalisti vivono sul lavoro degli operai non sulla loro disoccupazione e il difendere la semplice presenza nella fabbrica significa difendere l'accumulazione capitalista, il regime del lavoro salariato.

Malgrado la pedanteria con cui noi insegniamo il marxismo, evidentemente ci tocca sempre ricominciare daccapo. Su che cosa si basa il profitto capitalista? Sull'investimento in capitale variabile, o salario, o, ancora lavoro vivo. Questo solo crea il plus-valore e dalla sua proporzione col capitale costante, o impianti, nasce il tasso di profitto. Il capitalista tende naturalmente a aumentare il capitale fisso, ma non a diminuire il plus-valore, o, altrimenti detto, l'acquisto della forza lavoro al prezzo di mercato (costo della sussistenza); se non fosse così, il più felice dei capitalisti sarebbe quello che riuscisse a licenziare l'ultimo operaio.

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La voce dei tranvieri

Sta imperversando da alcuni giorni una vergognosa campagna contro i tranvieri di Firenze. Nessun giornale delle pompose "sinistre", ha avuto il fegato di replicare. D'altronde, non avrebbe potuto farlo.

Si discute in Consiglio comunale sul cambio della guardia nella Direzione Amministrativa dell'Azienda Municipalizzata: al posto dei nazionalcomunisti vorrebbero subentrare i social-liberali. La greppia è buona e val la pena di essere conquistata. Nessuna obiezione all'economia dell'Azienda: il bilancio – come lo fanno loro – è in perfetto pareggio; tanto è vero che il serafico La Pira non intende aderire al cambiamento proposto. Chi potrebbe dirigere l'economia capitalista meglio dell'opportunismo?

Ben poche cose, e di poco conto, potendo obiettare agli attuali amministratori, gli odierni scalatori alle poltrone di comando se la rifanno con i tranvieri che avrebbero devastato gli automezzi – 447 milioni per consumi e manutenzioni – per scarsa capacità.

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Lo sciopero mercanteggiato

I nazionalcomunisti della C. G. I. L. che, dai banchi di Montecitorio tuonano in difesa della "libertà di sciopero", sono gli stessi che non esitano a servirsi dello sciopero come di una moneta di scambio nelle trattative coi padroni. Non è una novità, per noi, e per chiunque abbia individuato nello stalinismo una forza di conservazione al servizio del regime borghese; e già in altra occasione abbiamo segnalato l'offerta ufficiale della F. I. O. M. alle aziende disposte a concedere acconti sul conglobamento di esentarle da uno sciopero che pur voleva essere e si proclamava nazionale.

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