chicago86

Miscellanea

Precisazioni su 'Marxismo e miseria' e 'Lotta di classe e offensive padronali'

Il passo di Marx citato nell'ultimo Filo del tempo, suona così nella sua traduzione integrale dal tedesco:

"Quanto maggiore è la ricchezza sociale, ossia il Capitale in funzione, l'ampiezza e la energia nel suo accrescimento, quindi anche la grandezza assoluta del proletariato e la forza produttiva del suo lavoro, tanto maggiore è l'esercito industriale di riserva" (sovrappopolazione relativa). "Le stesse cause sviluppano tanto la forza-lavoro disponibile, quanto la forza di espansione del capitale. La grandezza proporzionale dell'esercito industriale di riserva cresce dunque insieme con le potenze della ricchezza. Ma quanto maggiore è l'esercito di riserva in rapporto all'esercito attivo del lavoro, tanto più massiccia è la sovrappopolazione stagnante la cui miseria sta in rapporto inverso al suo tormento di lavoro. Ed infine, quanto più vasti sono gli strati di Lazzari della classe operaia e l'esercito industriale di riserva, tanto maggiore è il pauperismo ufficiale" (cioè burocraticamente riconosciuto). "Questa è la legge assoluta, generale, dell'accumulazione capitalistica". Il corsivo è di Marx, che aggiunge: "Tale legge, come ogni altra, è modificata nella sua realizzazione da molteplici circostanze, la cui analisi non trova qui posto".

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Marxismo e miseria

Ieri

Per lunghi decenni di capitalismo "idilliaco" i rapporti di cambio delle monete dei vari Stati del mondo si conservarono stabili e le oscillazioni si registravano a decimali. Era lo stesso periodo in cui con fiumi d'inchiostro si affermò fallita la "catastrofica" visione di Marx sulla crescente miseria, le crisi galoppanti e il crollo rivoluzionario del sistema economico borghese, e vi si volle sostituire una concezione evoluzionista di lenta trasformazione della struttura economica con riforme progressive tendenti a migliorare il tenore di vita delle masse...

Qualche gioco in borsa lo permettevano le divise degli Stati insufficientemente borghesi del vicino e lontano Oriente, i titoli di rendita turca e simili imbrogli: di truffe in grande stile la storia della economia capitalistica non ha difettato in nessun periodo. Comunque era cosa sicura quanto la trinità di Dio che la sterlina valesse cinque dollari, e il dollaro cinque franchi o lire della zona latina. Benché a detta dei saggi infetta di feudalesimo, l'Italia felice dei primi anni di regno di Vittorio il vittorioso aveva la lira carta quotata certi giorni a 99,50, 99, 00, forse 98 e frazione, ossia si aveva per una lira carta più di una lira oro, un grammo di oro valeva meno di L. 3,60; mentre i titoli di stato valevano più delle cento lire nominali.

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I robot di Foxconn

È la più grande fabbrica del mondo, una mostruosità che solo il giovane capitalismo cinese, incuneato nel contesto del capitalismo cadavere cui dà un po' di ossigeno, poteva escogitare. Impiega un milione e quattrocentomila salariati in 28 stabilimenti. Il più grande è quello di Shenzhen vicino a Hong Kong, con 240.000 lavoratori. La proprietà giuridica è taiwanese, i lavoratori sono cinesi continentali, i committenti sono i maggiori gruppi industriali multinazionali, il rentier è lo stato cinese, che intasca la tangente sullo sfruttamento degli operai locali. Come in altre fabbriche-città sparse per il mondo, oltre ai capannoni dove si produce, vi sono mense, dormitori, campi di calcio, internet cafè, infermerie, biblioteche, forse asili nido, tutto ciò che serve a contrapporre un minimo di tempo di vita all'abbondante tempo di lavoro (flessibile, ovviamente, con straordinari… ordinari). A differenza di altre fabbriche cinesi, qui non si indossa una divisa ma si veste casual, come è consono all'età media dei lavoratori, spesso ragazzi appena usciti dalla scuola. In regime capitalistico anche le fabbriche dei padroni più illuminati non possono essere altro che un misto di officina, caserma, falansterio, prigione e villaggio. Per rimanere in Italia, Rossi, Leumann, Olivetti, avevano teorizzato e realizzato la fabbrica diffusa, nella quale officine, campi e spazi civili si compenetravano a formare un ambiente in cui l'operaio potesse produrre serenamente e abbondantemente.

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Drastica riduzione del tempo di lavoro

Il modo di produzione capitalistico non può continuare ad esistere senza accrescere di continuo la massa delle merci prodotte e vendute. Di conseguenza non può continuare ad esistere senza accrescere di continuo il capitale.

L'accrescimento del capitale non ha nulla a che fare con quella che potrebbe sembrare una ovvia tendenza umana: il miglioramento delle condizioni di esistenza per tutti con sempre meno sforzi, sofferenze e tormenti. Siccome la popolazione cresce meno della massa dei prodotti e dei mezzi di produzione, cioè delle forze produttive della società in generale, è necessario che questa massa di prodotti si trasformi in nuovi consumi, la natura dei quali è assolutamente secondaria rispetto all'esigenza fondamentale dell'accumulazione di capitale.

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Sindacalismo e stato

In una lettera intervista sul Giornale della sera di Napoli, Enrico Leone da il suo giudizio sul recente Congresso socialista. Vi è luogo a riflettere, in essa, anche per chi ancora non fosse desenchantè sul "radicalismo" del vecchio teorico del sindacalismo, che pure va considerato con ben altro rispetto di quelli che dal movimento sindacalista di alcuni anni addietro sono passati alle peggiori invenzioni politiche – anzi proprio la serietà dell'autore delle dichiarazioni di cui si tratta fornisce la migliore prova della inconsistenza rivoluzionaria di ogni concezione sindacalista.

Con accenni di sincerità Enrico Leone esprime tutta la sua sfiducia nelle funzioni dei Congressi di partito e ripete la obiezione sindacalista contro la stessa funzione del partito politico dal punto di vista classico e proletario, vana logomachia demagogica quella dei teatrali congressi come questo di Milano; mentre il proletariato vive la sua storia entro i confini della economia con la costituzione "antipolitica" del suo movimento sindacale. Una influenza di questo il Leone vuole ravvisare nell'effetto che secondo lui ha pure avuto il solo fatto di richiamarsi alla classe proletaria, sul partito socialista, trattenendolo da quella che sarebbe la logica conclusione dell'avere accettato la funzionalità politica e parlamentare: ossia la partecipazione alla politica di governo.

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