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Miscellanea

I socialisti e le costituzioni

IERI

Una caratteristica del fondarsi dei vari regimi borghesi sono le Carte statutarie, un connotato invariabile della politica borghese la superstizione e il feticismo costituzionale.

Gli antichi regimi preborghesi, fin dai tempi molto remoti, ebbero le loro Tavole, ma i borghesi scettici ne risero perché fondate sulla rivelazione ai Profeti e sul principio della divina origine del potere.

La classe capitalistica, portatrice di verità ragione e scienza, fondò invece i suoi documenti storici sulla pretesa di avere finalmente scoperte le basi eterne del diritto naturale, e truccò sotto le ampollose dottrine liberali il contrabbando della tutela dei suoi interessi economici.

I vari sistemi e rapporti giuridici e di pubblica organizzazione, fondati sulla stabilità delle Dichiarazioni delle Carte e delle Costituzioni, sono garanzie non per l'Uomo o il Cittadino o il Suddito, stranamente fatto da quei pezzi di carta Sovrano (in modo che non sa più dove abbia il disopra e dove il disotto) ma sono garanzie per la continuità del dominio conquistato dai borghesi, per la sicurezza della proprietà privata e dell'ordine su di essa fondato.

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Abbasso la repubblica borghese, abbasso la sua costituzione

Il dibattito sulla costituzione della repubblica italiana è stato già definito come un compromesso tra ideologie diverse e contrastanti. La sottile malignità di Nitti ha distribuito alla massa dei suoi tanto più giovani colleghi una autorevole patente di asinità, scherzando sulla combine di morale cristiana e dialettica marxista. Non meno ovviamente si risponde che la politica non è che l'arte del compromesso, che il problema dell'oggi non è che politica - politique d'abord - e che le questioni di principio erano di moda trent'anni fa. Oggi tutti quelli che di politica fanno professione le considerano fuori corso, e si sentono ad ogni passo anche vecchi militanti di sinistra chiedere con aria stanca di raffinati: non vorrete mica fare tra le masse questioni di teoria?

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L'outsourcing globale

Ovvero la legge di Say in salsa keynesiana

"La produzione capitalistica è estremamente parsimoniosa di lavoro materializzato, oggettivato in merci, mentre è prodiga di uomini, di lavoro vivo, e dilapidatrice non solo di carne e sangue, ma di nervi e cervello, assai più di qualunque altro modo di produzione. In realtà, è solo tramite lo sciupio più mostruoso in sviluppo individuale, che si assicura e si realizza lo sviluppo del genere umano nell'epoca storica che precede immediatamente la consapevole ricostituzione dell'umana società. Poiché l'economia di cui qui parliamo nasce in tutto e per tutto dal carattere sociale del lavoro, in effetti è appunto a questo carattere immediatamente sociale del lavoro che si deve un tale spreco di vita e di salute dei lavoratori" (Marx, Il Capitale, Libro III).

"L'eccesso e lo sperpero di lavoro sociale della classe proletaria, rispetto alla massa dei prodotti utili al consumo, dà un rapporto passivo decine di volte peggiore del rapporto che per il singolo salariato corre tra lavoro non pagato e lavoro pagato, o saggio del plusvalore" (PCInt., Proprietà e Capitale, 1948).

Il paradosso dello sfruttamento intensivo

Jean-Baptiste Say, economista francese del primissimo '800, sosteneva che il solo fatto di produrre una merce "apre all'istante lo sbocco ad altre merci" in quanto il "produttore" capitalista o salariato non ha alcun interesse a trattenere il denaro ricavato e acquista necessariamente altre merci. Marx non fu tenero con Say: qualora il denaro impiegasse più tempo del solito a trovare il suo sbocco la crisi sarebbe sicura, dato che

"il volume della massa di merci fornita dalla produzione capitalistica è determinato dalla scala di questa e dal bisogno di costante espansione suo proprio, non da una cerchia predestinata di domanda ed offerta, di bisogni da soddisfare" (Il Capitale, Libro II, cap. II.1).

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Il 1° maggio è una giornata internazionale di lotta

1° Maggio 2002

Nel 1889 fu proclamata una giornata di lotta mondiale per la riduzione della giornata lavorativa. Essa doveva cadere il 1° di ogni mese di maggio ed era una sfida del proletariato nei confronti della classe avversaria, al di sopra delle nazionalità, delle categorie, di ogni divisione tra lavoratori.

Oggi in molti paesi il 1° Maggio è ormai una manifestazione popolare, una "festa" che non ha più nulla a che vedere col suo significato originario. Peggio: è una manifestazione di solidarietà delle organizzazioni sindacali verso le istituzioni e l'economia nazionale, perciò a sostegno degli interessi di un paese contro l'altro, perciò oggettivamente inserita in una politica patriottica di concorrenza fra Stati, perciò di concorrenza fra i lavoratori stessi.

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Lotta di classe e "offensive padronali"

Ieri

Gli errori nella pratica della lotta proletaria o le rovinose deviazioni di essa, che hanno caratterizzato storicamente il tempo della Prima Guerra Mondiale, e nella Seconda il tempo della guerra e del dopoguerra, sono strettamente collegati allo smarrimento dei cardini critici del metodo marxista.

Marx coordinò la previsione dell'insorgere rivoluzionario dei lavoratori con le leggi economiche dello svolgimento capitalistico.

I revisionisti del marxismo hanno voluto trovare il sistema in difetto, forti del ritardo di un secolo in cui si troverebbe la nostra rivoluzione mentre Marx per le mutate condizioni dei mezzi di collegamento e comunicazione mondiale ne previde una marcia più rapida di quella della rivoluzione borghese, e pretendono che quelle leggi fossero errate e che il divenire più moderno del regime borghese avesse smentito la tesi centrale: sempre più ricchezza ad un polo, sempre più miseria all'altro.

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