chicago86

Necessità della lotta di classe

26 settembre 1996

L'ultimo contratto dei metalmeccanici era stato firmato a tavolino senza scioperi. Oggi sembra che la gabbia in cui si è voluta chiudere l'attività sindacale sia in crisi. Contraddittoriamente, il 19 settembre scorso, presentando il programma di manifestazioni per il contratto dei metalmeccanici, i vertici sindacali hanno reclamato ancora una volta l'applicazione della gabbia, cioè dell'oramai famigerato "Protocollo di luglio". Così, lamentandosi per l'intransigenza della Confindustria, hanno dimostrato che non c'è limite alla loro transigenza nei confronti del capitale.

Con il Protocollo di luglio lo Stato ha sancito la necessità di dare ossigeno all'economia attraverso lo stimolo dei profitti, la depressione del "costo del lavoro" e il sostegno alla produzione. I sindacati hanno firmato. Tutti sapevano che la parte più importante, l'unica che sarebbe stata universalmente onorata, era quella che riguardava la riduzione delle condizioni di vita dei salariati. Eppure questa grande responsabilità verso il capitale è stata fatta passare per una grande vittoria dei lavoratori.

Vediamo come stanno veramente le cose.

Nel luglio del '92 fu siglata una prima intesa Governo - Sindacati - Confindustria. Essa fu subito avversata dai proletari tanto che il segretario della CGIL Trentin si dovette dimettere. Vi furono grandi e violente manifestazioni di piazza anche contro i sindacati. Calmatesi le acque, nel luglio del '93 la stessa intesa fu firmata e fatta passare di forza con un referendum addomesticato.

All'epoca i vertici della FIOM, per non perdere la faccia nelle fabbriche, presero le distanze dai contenuti di quest'intesa (ricordiamo benissimo come Sabbatini e specialmente Cremaschi facessero i duri). Noi denunciammo il Protocollo con volantini e nelle assemblee, sostenendo che la sua applicazione avrebbe comportato un peggioramento delle condizioni di vita dei salariati e non un aumento ma una diminuzione degli occupati. Per quanto riguarda la parte contrattuale, in essa venivano puramente e semplicemente cancellate condizioni raggiunte in precedenza. Facemmo anche notare che per indirizzare la politica economica così pesantemente com'era previsto, sarebbe occorso un governo sempre più "tecnico", nel senso di un esecutivo forte, cioè di una specie di democrazia fascista moderna.

Di governi tecnici ve ne sono stati tre (un altro, quello di Maccanico, è abortito) e hanno potuto preparare "stangate" per centinaia di migliaia di miliardi, cosa che nessun governo democristiano avrebbe potuto fare. Sindacati e sinistre molto responsabilmente hanno lasciato fare. Per effetto congiunto del Protocollo e della "responsabilità" di costoro verso gli interessi "nazionali" (ma soprattutto verso i "mercati", cioè verso la speculazione finanziaria internazionale) sono da allora aumentati i profitti e diminuiti i salari reali. Nello stesso tempo sia i profitti investiti che una politica di facilitazioni agli investimenti tecnologici hanno aumentato la produttività (meno operai per produrre di più) e quindi si è aggravata la già pesante disoccupazione.

Alla fine questo famigerato Protocollo di luglio, come da noi ampiamente previsto con le nostre denunce, è stato applicato solo per quelle parti utili a togliere qualcosa al proletariato. L'unico indicatore economico in salita è il profitto. La stessa inflazione è diminuita solo perché si sono abbassati drasticamente i consumi di milioni di persone, cosa che sta preoccupando non poco gli stessi capitalisti che devono vendere i loro prodotti. Nel frattempo tutte le "forze politiche" (senza sostanziali differenze fra di loro) hanno fatto piani per tagliare sulla spesa sociale a partire da una modifica del sistema pensionistico. Berlusconi fu osteggiato per ragioni puramente elettorali dalle sinistre, che riuscirono a sfruttare la rabbia dei proletari facendola confluire in manifestazioni "popolari" nelle quali c'era di tutto, dai poliziotti ai bottegai, dai centri sociali ai preti in un triviale blocco interclassista all'insegna di un improbabile antifascismo. Il governo però non cadde per la rispolverata "resistenza", ma per il banale voltafaccia parlamentare di uno dei partiti della coalizione. Il sistema pensionistico fu poi ridimensionato da Dini (ex ministro economico di Berlusconi), capo del nuovo governo tecnico sostenuto dalle sinistre.

Adesso i sindacati chiedono al governo di intervenire presso la Confindustria affinché sia applicato il Protocollo di luglio a proposito dei contratti. Lo chiedono ora a questo governo "di sinistra" nel quale è ministro l'allora pluri-insultato Dini; nel quale i ministeri economici stanno studiando una ulteriore stangata sui salari, un nuovo patto per il lavoro e un ulteriore peggioramento della tanto sbandierata riforma delle pensioni. Ciampi chiede infatti un altro blocco delle uscite per anzianità ed è quanto mai inutile la finta opposizione del signor Bertinotti, il cui partito non mollerà mai di sua spontanea iniziativa la coalizione di governo. D'altra parte un certo recupero salariale è ben compatibile con le richieste di sostegno e rilancio dei consumi avanzate dai maggiori industriali.

Noi comunisti non siamo di quelli che credono possibile per i proletari conquistare attraverso vie sindacali o elettorali posizioni di vantaggio definitive nella società capitalistica: escluso il cretinismo parlamentare, rimane la lotta per la salvaguardia delle condizioni immediate, senza la quale i proletari non possono mantenere quell'allenamento necessario alla battaglia rivoluzionaria, previsto sia da Marx che da Lenin. La lotta contro l'immediato avversario sul terreno quotidiano è l'unica condizione possibile per intraprendere un movimento più grande verso il cambiamento sociale. Il salario varia verso l'alto o verso il basso in ragione di congiunture economiche, ma soprattutto in ragione dei rapporti di forza tra le classi; altri fattori, come l'occupazione, sono invece destinati storicamente a diminuire (persistendo il capitalismo) perché non sono i posti di lavoro a mancare, ma proprio il lavoro, liberato com'è dalle macchine e dai processi di produzione sempre più automatizzati e razionali. Mentre l'umanità si sta liberando definitivamente dalla necessità di un tempo di lavoro eccessivo, il capitalismo obbliga degli uomini a sperare di trovare un lavoro in cui essere sfruttati più di prima. Ciò è semplicemente assurdo e può essere superato soltanto con una lotta rivoluzionaria per la liberazione della specie umana dal sistema capitalistico e da tutti i suoi sostenitori.

[tratto da www.quinterna.org]

Share |
e-max.it: your social media marketing partner
You are here: Archivio Storico Miscellanea (arch. stor.) Miscellanea Necessità della lotta di classe

News lotte in corso

News dal ventre della balena

News feedback