chicago86

Ai lavoratori organizzati nei sindacati per l'unità proletaria

23 settembre 2010
In molti strillano al "più grave attacco ai diritti fondamentali dei lavoratori" e invocano un fronte unico di lotta. Il padronato è sempre all'offensiva e piagnucolare sui diritti calpestati non fa che peggiorare la situazione. Accettiamo comunque la sfida e pubblichiamo un vecchio articolo del 1921 indirizzato ai lavoratori organizzati nei sindacati: "Noi confidiamo che la nostra parola non cadrà nel vuoto, che della questione come noi la tratteggiamo si occuperanno le assemblee proletarie, tutti gli organismi che raggruppano i lavoratori d'ogni categoria, che ognuno porterà il suo contributo perché i punti più difficili del lavoro da compiere siano felicemente superati."

Tesserapcdi21Da "Il Comunista" dell'8 maggio 1921.

Compagni!

Per il Partito comunista uno dei problemi che si pongono in primissima linea tra quelli della preparazione rivoluzionaria è il problema sindacale.

In tutti i paesi del mondo la questione è all'ordine del giorno. Il grado di coscienza e di forza rivoluzionaria della classe lavoratrice è collegato strettamente alla situazione delle organizzazioni economiche, nelle cui file si raggruppano i lavoratori di tutte le categorie, di tutte le professioni.

In Italia il Partito comunista, al suo sorgere, si trova davanti ad una situazione, che se non è sostanzialmente diversa, certo non è meno difficile ad essere affrontata di quella degli altri paesi, dal punto di vista dei rapporti del Partito con le grandi masse organizzate, della propaganda del comunismo e dell'efficiente preparazione rivoluzionaria.

Il Partito socialista, dalla scissione dal quale il nostro partito è recentemente sorto, ha sempre nella sua opera affiancata la più numerosa delle grandi organizzazioni sindacali italiane: la Confederazione Generale del Lavoro. Da questa negli anni precedenti alla guerra si staccarono molte organizzazioni, allorché che dal Partito socialista uscirono i sindacalisti: ed ancora oggi quelle organizzazioni sono nazionalmente collegate in un altro organismo, la Unione Sindacale Italiana.

Vi sono poi delle grandi organizzazioni nazionali di categoria che, dinanzi a questa situazione, non sapendo scegliere tra le due centrali sindacali esistenti, sono estranee ad entrambe: il Sindacato Ferrovieri Italiani, la Federazione dei Lavoratori del Mare, la Federazione Lavoratori dei Porti e qualche altro minore aggruppamento sindacale. S'intende che qui non parliamo neppure di quei movimenti a carattere pseudo-sindacale, che apertamente affiancano partiti dichiaratamente borghesi, spesso sotto la solita maschera reazionaria dell'apoliticità, e sono sorti ad opera di popolari, interventisti o fascisti. Nell'uscire dal Partito socialista, i comunisti hanno considerato il problema sindacale secondo le vedute che derivano dalla loro dottrina marxista e dalla disciplina, incondizionatamente da essi osservata, alle direttive tattiche della Terza Internazionale.

Secondo i comunisti italiani e di tutti i paesi, il mezzo più efficace per far guadagnare terreno alle tendenze rivoluzionarie tra le masse organizzate, non è quello di scindere quei sindacati che si trovino nelle mani di dirigenti destreggianti, riformisti, opportunisti, controrivoluzionari. Tagliati i ponti, nazionalmente come internazionalmente, con questi traditori della classe lavoratrice; costituito nel Partito politico comunista l'organismo che abbraccia i soli lavoratori pienamente coscienti delle direttive rivoluzionarie dell'Internazionale Comunista; i membri e i militanti del partito rivoluzionario non escono dai Sindacati, non spingono le masse ad abbandonarli e boicottarli, ma dentro di essi, dall'interno dell'organizzazione economica, impostano la più fiera lotta contro l'opportunismo dei capi.

Senza qui ripetere tutte le ragioni di principio e le esperienze pratiche su cui si basa questa precisa e immutabile tattica adottata dai comunisti del mondo intiero, vogliamo esprimere la convinzione che tutti i lavoratori italiani abbiano ben compreso lo spirito dell'atteggiamento preso dai comunisti col non uscire dalla Confederazione del Lavoro, notoriamente diretta da elementi riformisti, che sono sempre stati alla estrema destra del vecchio partito, che sono responsabili di tutta una costante politica antirivoluzionaria, di una vera serie di tradimenti a danno del proletariato italiano e di compromessi con la borghesia.

Noi siamo più che qualsiasi altro aggruppamento di operai rivoluzionari decisi a lottare contro la politica di quei nemici della nostra causa. Se credessimo che un altro metodo – poniamo quello di uscire in massa dalla Confederazione per entrare nell'Unione Sindacale Italiana o di fondare un altro organo nazionale sindacale – offrisse un vantaggio nella lotta contro i D'Aragona C. della Confederazione, e conducesse più rapidamente a liquidarli, noi questo altro metodo abbracceremmo con entusiasmo. Ma così non è. Se il nostro Partito avesse preso quell'atteggiamento, avrebbe fatto il più gran piacere e reso il servigio migliore ai controrivoluzionari che siedono sui supremi scanni confederali. Tra le tante prove che nei nostri scritti di propaganda sono recate di questa elementare verità, efficacissima è quella che in molti altri paesi del mondo i socialdemocratici hanno intrapreso una campagna per escludere con ogni mezzo più sleale, dai sindacati da loro capeggiati, quegli organizzati e quegli organizzatori comunisti che – come benissimo essi andavano accorgendosi – minavano le basi della loro dittatura, aprendo gli occhi alle masse.

Questo accenna a verificarsi anche in Italia, come risposta dei capi della Confederazione e di certe grandi organizzazioni alla campagna vigorosamente da noi iniziata e svolta contro di essi nel seno delle organizzazioni stesse. Il Partito comunista ha rapidamente affasciato le forze sindacali che ad esso fanno capo, ed organizzato l'opposizione ai riformisti – ossia a tutti i socialisti che nulla più distingue oggi i Serrati dai Turati e dai D'Aragona – dominanti nella massima nostra organizzazione. Una prima battaglia si è avuta al Congresso confederale di Livorno, e battaglie parziali si svolgono ogni giorno, in seno alle leghe, alle Camere del Lavoro, alle Federazioni nazionali.

Nessun lavoratore organizzato, sia esso comunista, sindacalista od anarchico, vorrà dunque vedere una contraddizione tra la nostra presenza nelle file della Confederazione, e la nostra fermissima risoluzione ad una lotta a fondo contro i suoi capi attuali.

Oltre agli operai comunisti, vi sono migliaia e migliaia di altri organizzati avversi fieramente alle direttive dei riformisti confederali, e sono appunto molti di quelli compresi nelle altre organizzazioni che più sopra abbiamo ricordate. È a questi nostri compagni, organizzati od organizzatori, che intendiamo rivolgere il nostro appello.

Sappiamo benissimo, e non abbiamo nessuna ragione di dissimulare, che vi sono divergenze di vedute politiche tra i comunisti, i sindacalisti, e gli anarchici. Sappiamo altresì molto bene che queste differenze si riflettono anche sull'atteggiamento che ciascuna di tali tendenze piglia appunto in merito alle questioni sindacali.

Ma queste tendenze hanno questa posizione comune: togliere il dominio sulle masse lavoratrici ai riformisti, ai socialpacifisti, ai negatori e sabotatori di ogni azione rivoluzionaria. Nel campo internazionale tutte queste tendenze, come sono contro la defunta Seconda Internazionale politica dei traditori, così sono aspramente avverse all'Internazionale sindacale di Amsterdam, che considerano concordemente come un'organizzazione di traditori asserviti alla borghesia imperialista mondiale, alla lega dei grandi capitalismi negrieri dell'Intesa.

Sindacalisti ed anarchici hanno con le tesi dell'Internazionale comunista politica divergenze che li trattengono fuori dalle sue file e dalla precisa sua disciplina. Ma quelle divergenze, che dividono organismi politici e scuole politiche proletarie, non hanno ragione di dividere il movimento sindacale, che deve contare sul grosso dell'effettivo numerico proletario. Sindacalisti ed anarchici possono accettare il piano di azione dei comunisti contro Amsterdam: demolire l'Internazionale sindacale gialla, non col boicottare i sindacati nazionali ad essa affiliati, perché comprendono il grosso del proletariato organizzato, la cui dirigenza è, con una serie di espedienti ben noti, usurpata dai grandi mandarini sindacali, ma lottare dentro questi organi, nazionali sindacali, per strapparli uno ad uno alla tutela insidiosa dei gialli di Amsterdam.

Quindi, a fianco dell'Internazionale comunista politica, sorge l'Internazionale sindacale, alle cui file convergono tutti i lavoratori organizzati con l'obbiettivo della lotta contro la borghesia fino al rovesciamento di questa. Quest'Internazionale sindacale rivoluzionaria rossa, contrapposta senza possibilità di confusione a quella opportunista e gialla di Amsterdam, terrà prossimamente il suo Congresso mondiale, e ad esso prenderanno parte tutti i sindacati che accettano la lotta contro la borghesia e contro l'opportunismo riformista.

In Italia la proposta, ventilata da alcuni elementi di sinistra del movimento operaio, che i comunisti, uscendo con le notevoli loro forze sindacali dalla Confederazione del Lavoro, dessero opera a costituire un più grande organismo sindacale rivoluzionario, se dimostra non esatta conoscenza della posizione presa da tempo dai comunisti in Italia e fuori sul problema sindacale, dimostra però anche la tendenza ad intensificare con tutte le forze sindacali di sinistra la lotta per distruggere l'influenza nefasta dei riformisti sulle masse, salvo a delineare poi più esattamente le nuove direttive da adottare, e se esse debbano essere quelle dei comunisti, dei sindacalisti o anarchici.

Mentre d'altra parte i comunisti fanno una questione fondamentale della loro presenza nella Confederazione, i lavoratori organizzati nell'Unione Sindacale e negli altri organismi, non solo non sono per principio fautori dell'esistenza di due opposti organismi operai, ma spesso hanno dimostrato e dichiarato di essere propensi all'unificazione delle organizzazioni sindacali italiane.

Se – ferme restando le differenze di dottrina e di metodo – vi è un ostacolo da togliere di mezzo, questo è il dubbio, che noi riteniamo dissipato, che l'atteggiamento dei comunisti sia dettato da poca decisione nella lotta antiriformista, anziché, come vedemmo, dal proposito di colpire i riformisti nel punto più vulnerabile e nel modo più deciso.

Tutte le forze sindacali che sono contro la politica disfattista e rovinosa dei riformisti, potrebbero dunque porsi sulla piattaforma comune di lavorare nella Confederazione contro i suoi capi attuali, realizzando la fusione di tutte le organizzazioni sindacali, ma soprattutto la massima messa in valore di tutte le opposizioni alla politica del social-tradimento che tante volte ha compromesso le sorti delle lotte decisive del proletariato italiano.

Compagni lavoratori!

È per tutte queste ragioni, su cui dovete portare la massima attenzione, che il Partito comunista, assolvendo un suo formale impegno e preciso dovere, lancia il suo appello per la entrata nella Confederazione di tutti i sindacati proletari rossi che ne sono fuori.

A questo risultato si oppongono mille sottili artifizi burocratici e procedurali, che i maneggiatori riformisti sfrutteranno al massimo. Lo sappiamo. Ma lo scopo di tutte queste macchinazioni, di quest'ostruzionismo burocratico, sotto il quale è soffocato il proletariato organizzato, è appunto quello di escludere gli elementi rinnovatori, che soli potrebbero condurre la massa dei loro compagni a scuotere la dittatura dei bonzi. Tenersi fuori per paura di queste loro armi sleali ma non invincibili, è il modo più diretto di dar battaglia vinta a questi nostri avversari. Il Partito comunista si rivolge a tutti i compagni lavoratori dell'industria e dell'agricoltura e alle loro organizzazioni, che sono al di fuori della Confederazione, e li invita caldamente a superare gli ostacoli derivanti da piccole questioni di procedura e di forma per badare alla sostanza.

Il Partito comunista è convinto che quei lavoratori, che sentono insormontabile la repugnanza per gli elementi di destra del movimento operaio, intenderanno come diverso e più leale sia incomparabilmente questo suo appello dalle ipocrite dichiarazioni che i socialdemocratici fanno quando a lor volta parlano di unità sindacale. Il recente Congresso confederale votava unanime un analogo invito, ma esso aveva senso e valore ben diverso dal nostro, e noi domandiamo che col nostro non venga confuso. Mentre nelle masse organizzate vive spontaneo e diffuso il desiderio dell'unità proletaria, nell'intendimento dei capi socialisti, che a Livorno ostentarono di votare questo principio, si cela una sottile ipocrisia, e l'intendimento di precludere con un'abile politica di ostruzionismo la via ad una valorizzazione delle forze a loro avverse. Essi sottilmente confondono l'unità delle masse organizzate con la benevola neutralità verso di loro, col disarmo dell'opposizione all'attuale maggioranza confederale da loro diretta. Noi, all'opposto, vediamo nell'unità organizzativa delle masse sindacate la condizione indispensabile per menare felicemente a termine la campagna contro l'opportunismo annidato nel movimento proletario, e che pretende di parlare in nome del proletariato, mentre fa un'opera che solo avvantaggia la borghesia.

Noi quindi esortiamo ancora gli organizzati, che sono in organismi estranei alla Confederazione, a vincere le esitazioni. Non si tratta di andare verso gli opportunisti, di accogliere un loro invito impegnandosi a risparmiarli, ma di accettare dal Partito comunista e dall'Internazionale di Mosca la proposta di adottare un metodo tattico che vuole servire e servirà a smontare spietatamente la dittatura dei controrivoluzionari e degli opportunisti sulle masse sindacate.

Certo, dopo che questo nostro appello e tutta l'opera nostra avranno – e noi ardentemente lo auguriamo – convinto i lavoratori a cui ci rivolgiamo, non pochi altri problemi ed ostacoli si presenteranno, per giungere alla sistemazione del movimento sindacale italiano, in relazione naturalmente a quello internazionale, nel senso da noi auspicato.

Noi confidiamo però che non si tratterà di problemi insolubili e di ostacoli insormontabili, purché vi si ponga della buona volontà, della chiarezza, della sincerità. Noi confidiamo che la nostra parola non cadrà nel vuoto, che della questione come noi la tratteggiamo si occuperanno le assemblee proletarie, tutti gli organismi che raggruppano i lavoratori d'ogni categoria, che ognuno porterà il suo contributo perché i punti più difficili del lavoro da compiere siano felicemente superati. Chi questo avrà fatto, avrà fatto il suo dovere verso la causa della rivoluzione proletaria.

Il Partito comunista attende con interesse l'esito di questa sua iniziativa, esso impegna al suo successo tutte le energie di cui dispone; l'attività di tutti i suoi aderenti, e soprattutto degli organizzati, degli organizzatori, delle organizzazioni, che sono sulle direttive del Partito, tanto nel seno della Confederazione che degli altri organismi sindacali. Il Partito Comunista d'Italia saluta con entusiasmo tutti i lavoratori rivoluzionari che gli verranno incontro in questa sua opera fondamentale per la preparazione del proletariato italiano alle supreme battaglie della sua liberazione.

Compagni lavoratori organizzati!

Noi siamo sicuri che avrà presso di voi eco formidabile il nostro grido:

Viva l'Internazionale dei Sindacati rossi! Abbasso l'Internazionale dei gialli e dei rinnegati!

Viva la vittoria di Mosca su Amsterdam, della rivoluzione sul tradimento opportunista!

Viva l'unità dei lavoratori sul terreno della lotta rivoluzionaria per l'abbattimento della borghesia e il trionfo del comunismo!

Viva l'unità delle forze proletarie italiane, che farà di esse un fascio solo, contro la dittatura dei pompieri, attorno alla bandiera della rivoluzione !

Il Comitato Centrale del Partito Comunista

Il Comitato Sindacale del Partito Comunista

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