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La Confederazione Generale del Lavoro - Verso il congresso di Salerno

Indice
La Confederazione Generale del Lavoro
La rinascita del sindacato
La scissione di Montesanto
Verso il congresso di Salerno
Il congresso di Salerno
La svolta
La CGL e le lotte contadine
Note
Tutte le pagine

Verso il congresso di Salerno

Alla costituzione della CGL avevano partecipato paritariamente esponenti iscritti al PCI, al PSIUP e al Pd'A. Non aderiva la DC, che pure in quei giorni aveva avviato i negoziati che avrebbero portato al Patto di Roma. L'esclusione dei cattolici è facilmente comprensibile se si pensa che la corrente principale che costituisce il rinato sindacato di classe è rappresentata dai comunisti scissionisti di Montesanto, anche se non mancano esponenti "ortodossi" rispetto alla direzione del partito. Tuttavia nel Segretariato Meridionale della CGL, che era stato creato in novembre durante la scissione, vi era una rappresentanza paritetica di tutte le forze di sinistra: due comunisti, due socialisti e due azionisti.

La politica del Pd'A è strettamente connessa alla necessità di conquistare una base di massa. Sentendo il peso di due partiti concorrenti a sinistra, e la pressione della politica interclassista del PCI, che tende ad assorbire i ceti medi e a corrodere la sua base, il Pd'A da una parte cerca di uscire dall'ambiente sociale piccolo-borghese per dilatarsi tra gli operai, dall'altra tenta anche di diffondere attraverso il sindacato il discorso sulla democratizzazione delle istituzioni, cosa questa che gli era difficoltoso fare tramite il CLN.

A guidare l'operazione sindacale azionista è Dino Gentili, antifascista, legato a «Giustizia e Libertà», esule a Londra e poi negli Stati Uniti, sbarcato a Napoli nell'ottobre 1943. Per il suo operato Gentili cerca un appoggio negli Alleati e, secondo la descrizione di un agente dell'organizzazione di spionaggio americana OSS, egli farebbe «il buono e il cattivo tempo a radio Napoli, [...] visita quotidianamente il governatore della città, Charles Poletti [...], dispone di appartamento, automobile, fondi» [54]. Appena giunto a Napoli Gentili aveva avviato uno stretto sodalizio con Russo e, grazie al suo appoggio, era riuscito a farsi eleggere rappresentante dei portuali e ad operare nel sindacato. La presenza degli azionisti all'interno della CGL sarà l'occasione per una dose supplementare di attacchi da parte del PCI. Gentili verrà definito

"un elemento completamente estraneo alla classe operaia, piovuto di recente d'oltre mare e che - pur non essendo stato mai nemmeno semplice socio d'un sindacato - aveva nutrito l'insana ambizione di voler essere uno dei massimi dirigenti del movimento sindacale italiano [55]."

Nel frattempo «l'Unità» comincia a preoccuparsi per la situazione che si è venuta a creare a Napoli e indica i pericoli che potrebbero derivare per i lavoratori, nel caso che «eventuali arruffapopoli si intrufolino nel movimento sindacale» (allusione evidente a Russo), ed i rischi che possono provenire dalla formazione di «sindacati multipli» [56].

In quest'ultimo caso viene denunciata la creazione dei sindacati cattolici. Si stava infatti preparando al Sud il terreno per la fondazione della Confederazione Italiana del Lavoro (CIL), di ispirazione cattolica, che avverrà in marzo. La sua politica era largamente interclassista e si basava sul presupposto che «l'artificiosa antitesi di classe deve superarsi in istituti che concorrono all'armonia fra le classi nel superiore interesse di tutti». Questa frase di Domenico Colasanto, segretario della CIL, che enuclea il senso del neosindacato cattolico, si completa con la concezione secondo cui la società deve offrire «dei giusti premi ai migliori, ma a nessuno deve negarsi il necessario se compie il proprio dovere» [57]. Più che di lotta sociale si tratta dell'applicazione dei principi cristiani, ma, al di là dei propositi, rimane il fatto per il PCI che questo sindacato si prospetta "settario" ed "antifusionista".

Le correnti che formano la CGL, come si è già detto, sono rappresentate pariteticamente negli istituti direttivi. Quella socialista ha scarso peso ed i suoi quadri più impegnati militano nel PSIUP unicamente per avere copertura nel sindacato, poiché in realtà si tratta di trotskysti che praticano l'entrismo. Il caso più tipico è quello di Nicola Di Bartolomeo, dirigente del futuro Partito Operaio Comunista. Gran parte della base socialista si riconosce nella CGL dato che il partito ha ripreso la vecchia azione massimalista delle frasi roboanti ed avanzate, che nella pratica finiscono nel riformismo spicciolo, ma intanto spingono i militanti verso posizioni radicali.

La corrente azionista è estremamente esigua, mentre la più consistente, e dominante, è quella comunista. Una parte di quest'ultima, peraltro non rilevante, segue le direttive dei vertici del partito e di conseguenza tende a frenare le impazienze del gruppo più significativo, che è quello dei dissidenti di sinistra. Sebbene essi siano ancora iscritti, per la maggior parte, al partito (verranno però quasi tutti espulsi), rappresentano un tentativo di spinta alternativa rispetto alla politica dei seguaci di Reale, che, adottando una politica estremamente "elastica" verso i partiti borghesi, si mostrano irremovibili nei confronti del classismo della CGL.

In una riunione dei rappresentanti delle Federazioni comuniste dell'Italia liberata il 21 e 22 dicembre la direzione prospetta la necessità di promuovere un sindacato "unitario", comprendente cioè tutte le forze nazionali [58]. Tale proposta viene avanzata proprio quando la CGL sta riscuotendo un notevole successo; cioè dopo il Convegno che si era svolto a Napoli e dopo che «l'Unità» era stata costretta a riconoscerne la piena riuscita [59].

In effetti era stata superata ogni aspettativa ottimistica. Al convegno avevano partecipato i rappresentanti delle principali categorie professionali, tra le quali «la metallurgica, la edile, la chimica, la tessile, l'alimentazione, i professionisti e artisti» [60]. Un altro successo il sindacato classista lo ottiene poco dopo, al successivo Consiglio Generale delle Leghe e delle sezioni della Campania, in cui sono rappresentate oltre 50 organizzazioni [61].

L'iniziativa dei comunisti "ortodossi" sfocia invece in una riunione a Bari, il 29 gennaio, a ridosso del Congresso del CLN che viene sfruttato per ottenere una maggiore partecipazione. Dall'assise emerge la volontà di costituire una nuova CGL, in opposizione a quella napoletana. I segni premonitori di quello che sarà poi il sindacato unitario sono già presenti: si dichiara infatti ricostituita la Confederazione Generale del Lavoro con l'aggiunta dell'aggettivo "Italiana" e nella delibera si caratterizza il fascismo come «espressione della borghesia agraria italiana», mentre si tace della grande borghesia e delle banche, con le quali è implicito che occorre collaborare [62].

Inoltre, mentre l'organizzazione sindacale napoletana aveva proceduto ad eliminare le vecchie organizzazioni sindacali fasciste, a Bari, sostituiti i dirigenti più direttamente coinvolti, la nuova Confederazione sorge trasformando le preesistenti organizzazioni fasciste [63]. Nel Comitato provvisorio direttivo sono rappresentati anche il Pd'A e i liberali, ma naturalmente in posizione subalterna. La direzione è costituita da PCI, PSIUP e DC. I comunisti (con Pastore) mantengono una predominanza assoluta.

La carica di segretario viene affidata al socialista Bruno Buozzi e la vice-segreteria al comunista Giovanni Roveda e al democristiano Achille Grandi. Nessuno di essi, tuttavia, si trova nel territorio liberato ed è in grado, quindi, di assumere la carica. Si deve perciò presumere che tali nomi di prestigio siano stati avanzati solo per dimostrare l'importanza e l'autorevolezza della CGIL barese rispetto alla CGL di Napoli.

Il democristiano Silvio Gava, intervenendo due giorni prima ad una riunione di cattolici nella stessa città, si era espresso a favore, a certe condizioni, di un sindacato unico ed interclassista [64]. Sembra quindi giunto il momento per procedere alla creazione di una nuova organizzazione. Ma le previsioni del PCI sulla formazione di un sindacato interpartitico non si realizzano immediatamente.

Sia il PSIUP (Di Bartolomeo), che il Pd'A (Arminio), che il cattolico Colasanto criticano il modo di procedere dei comunisti. «L'Italia Libera», organo azionista, rileva il 7 febbraio come la conferenza sindacale di Bari si sia risolta in un fallimento, sottolineando, per di più, l'assenza delle organizzazioni della Campania [65]. Il Pd'A è risentito anche per il fatto di essere tenuto fuori dalle trattative in corso a Roma per la formazione del nuovo sindacato, mentre i socialisti campani si sentono quasi strumentalizzati dalla lotta tra le correnti comuniste.

La critica socialista ed azionista alla politica del sindacato di Bari rende ancor più prudente la DC, che pubblica su «Il Popolo» un comunicato, firmato congiuntamente con il PSIUP e il Pd'A, nel quale si dichiara di non riconoscere il deliberato del Congresso [66].

La CGIL di Bari non viene certo sciolta, ma non assume quell'importanza antitetica, rispetto al sindacato campano, che i comunisti volevano conferirle. Il PCI si trova così isolato nel condurre una lotta a fondo contro la CGL di Napoli e, per evitare una rottura con i socialisti, deve rallentare i tempi di formazione del nuovo sindacato.

Frattanto, verso la fine di febbraio, la CGL di Napoli riesce a strappare agli Alleati l'autorizzazione a pubblicare un giornale. Vede così la luce il 20 febbraio 1944 la nuova serie di «Battaglie Sindacali» (la prima era durata dal 1919 al 1924, anno in cui il fascismo l'aveva soppressa), con Enrico Russo come direttore e Libero Villone come redattore capo.

È stato detto malignamente che l'organo sindacale uscì grazie all'appoggio degli Alleati (con una «autorizzazione lampo del Psychological Warfare Branch» [67]). In realtà questa «autorizzazione lampo» arrivò dopo quattro mesi. Già nell'ottobre i futuri dirigenti della CGL avevano inoltrato la richiesta di pubblicazione del giornale, ma l'autorizzazione veniva rimandata continuamente con qualche pretesto come, per esempio, la mancanza di carta [68]. La carta però non mancava per gli altri giornali politici: l’«Avanti!» usciva già dall'ottobre e «l'Unità» dai primi di dicembre. Nelle edicole non mancavano neppure i giornali dell'estrema destra e filomonarchici. Quindi Gentili non era poi così potente e protetto come è stato scritto.

Enrico Russo, nell'articolo di presentazione del giornale, dà nuovamente quell'interpretazione classista che, nelle intenzioni della CGL, il sindacato avrebbe dovuto avere:

"L'unità proletaria e la sua organizzazione di classe hanno una funzione economica e sociale, che non si ferma alle semplici questioni salariali, né agli interessi contingenti, ma tende a quelle rivendicazioni sociali, che sul terreno storico si concretano nell'affrancamento integrale del lavoro da ogni forma di sfruttamento [69]."



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