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La Confederazione Generale del Lavoro - La CGL e le lotte contadine

Indice
La Confederazione Generale del Lavoro
La rinascita del sindacato
La scissione di Montesanto
Verso il congresso di Salerno
Il congresso di Salerno
La svolta
La CGL e le lotte contadine
Note
Tutte le pagine

La CGL e le lotte contadine

Durante la sua esistenza, la CGL si trovò inserita nella ripresa del movimento rurale del Sud. Sin dal 1943 le agitazioni bracciantili e contadine si erano risvegliate con violenza, sorprendendo le stesse organizzazioni di sinistra per l'intensità e gli obbiettivi che si ponevano [156].

"Le dure lotte che si ebbero nelle campagne fin dal 1943, per l'occupazione delle terre incolte e la riforma dei patti colonici e di mezzadria -ha scritto Vittorio Foa -, non si ponevano ovviamente obbiettivi alternativi al capitalismo [157]."

Ma la loro carica dirompente poteva essere collegata alla lotta della classe operaia urbana per rafforzare il movimento nel suo insieme. Pur non risultandone uno sconvolgimento dei rapporti di forza tra le classi, il loro legame con le lotte operaie avrebbe senz'altro migliorato la posizione del proletariato nell'immediato dopoguerra e gli avrebbe dato più possibilità di difesa nel successivo ciclo discendente di lotte.

I partiti di sinistra, ovviamente, non si ponevano il problema, in quanto avevano ormai collocato la loro strategia "all'interno dello Stato"; di conseguenza, le masse meridionali dovevano essere abbandonate a se stesse o se ne dovevano incanalare le azioni nell'alveo "nazionale". Lo storico Paolo Spriano ammette che il Partito Comunista

"si trova in molti casi a dover scegliere, laddove esso ha una qualche influenza, tra una funzione di "pompiere" e un appoggio puramente propagandistico delle agitazioni [158]."

E, non potendo spingere troppo verso la seconda soluzione, per il semplice motivo che l'appoggio propagandistico avrebbe potuto avere un effetto stimolante e moltiplicatore, il partito di Togliatti fu costretto a ripiegare sulla prima. Ma anche i socialisti non si comportarono diversamente [159].

Alla testa delle manifestazioni ritroviamo così, molto spesso, i vecchi militanti di sinistra che avevano partecipato alle lotte del 1919-20. La CGL, che aveva raccolto attorno a sé quest'area radicale, si scontrò con il PCI anche sulla questione contadina.

Non immediatamente, però, perché le rivolte dell'autunno e dell'inverno 1943-44 furono sostenute dalle locali sezioni comuniste, che si rafforzarono proprio in tale circostanza.

Esse in ogni caso non si muovevano secondo indicazioni del vertice del partito, ma secondo la propria iniziativa autonoma, in quanto la centralizzazione era ancora embrionale. Inoltre mancava nel partito quell'"autorità" - che sarà impersonata da Togliatti al suo ritorno - in grado di imporre immediatamente la disciplina [160].

Nei primi mesi di attività anche la CGL si era rafforzata tra le masse rurali. Al primo Congresso, svolto a Salerno il 20 febbraio 1944, parteciparono, insieme a 30 Camere del Lavoro, 23 Federazioni della Terra [161]. Già nel primo numero del giornale un articolo [162] delineava il compito che avrebbe dovuto svolgere il sindacato tra i lavoratori agricoli.

Si tentava anche una classificazione dei vari strati sociali del mondo agricolo per individuare i settori oggettivamente legati alle lotte della classe operaia. Enrico Russo aveva invitato i militanti siciliani, pugliesi e calabresi della Confederazione ad inserirsi nei movimenti dei contadini per infondervi

"gli insegnamenti necessari a condurre ed operare un collegamento di classe con la lotta dei nostri fratelli operai partigiani al Nord [163]."

«Battaglie Sindacali» del 18 giugno 1944 riportava che

"Il problema ha una sola possibilità di soluzione: la terra a chi la lavora! Su questa innovazione centrale si inseriscono le altre che permettono una soluzione quasi integrale del problema: bonifiche, abolizione delle riserve di caccia e di residui privilegi medioevali, infine applicazione di tutte quelle conquiste tecniche che servono a valorizzare la terra [...]. Unico inconveniente, la necessaria manomissione dell'istituto borghese della proprietà privata. Ma questo è un inconveniente per chi gode della proprietà privata, non per quella stragrande maggioranza degli abitanti del Mezzogiorno che ne subisce le disastrose conseguenze."

Per la CGL la strategia di lotta nelle campagne doveva basarsi sui braccianti, sui piccoli affittuari e sui contadini poveri [164]. La sua azione si esplicò attraverso la Federterra di Napoli (la Federterra di Bari era legata al PCI) con la difesa dei diritti del bracciantato, con la denuncia della situazione alimentare, con i miglioramenti dell'assistenza, ecc. La Federterra intendeva anche spingere per impiegare i braccianti nelle opere di bonifica dei terreni e per far sì che le terre bonificate fossero poi affidate ai braccianti stessi, in modo da tendere alla «trasformazione del bracciante in operaio agricolo di aziende collettive [165].

Verso gli affittuari la Federterra si proponeva una serie di rivendicazioni normative e in materia contrattuale. Quando si rese necessario il provvedimento dell'ammasso del grano la CGL lottò perché il prezzo del cereale pagato ai contadini fosse aumentato.

Come si può notare, il sindacato meridionale aveva assunto verso il mondo rurale una posizione non univoca, ma piuttosto complessa, che andava dall'appoggio al bracciantato sino alla parola d'ordine de "la terra a chi la lavora". Insomma, esso accomunava rivendicazioni classiste con atteggiamenti da lotte arretrate, ma che, in ogni caso, riflettevano la situazione del periodo.

Secondo Nicola Gallerano, la CGL non riuscì in ultima analisi

"a ottenere risultati sul piano della intensificazione delle lotte e neppure della realizzazione di un collegamento con il movimento nelle campagne [166]."

Ciò perché la sua parabola come forza sindacale e di lotta si esaurì troppo presto, e non per colpa propria.



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