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La Confederazione Generale del Lavoro - Note

Indice
La Confederazione Generale del Lavoro
La rinascita del sindacato
La scissione di Montesanto
Verso il congresso di Salerno
Il congresso di Salerno
La svolta
La CGL e le lotte contadine
Note
Tutte le pagine

Note

[1] Per la situazione sociale ed economica della Campania in questo periodo si veda l'introduzione di Luigi Cortesi a La Campania dal fascismo alla Repubblica, Regione Campania, Comitato per la celebrazione del XXX anniversario della Resistenza, Napoli, 1977, e Nicola Gallerano, La disintegrazione delle basi di massa del fascismo nel Mezzogiorno e il ruolo delle masse contadine, in Operai e contadini nella crisi italiana del 1943-44, Milano, Feltrinelli, 1974.

[2] In quattro anni Napoli subisce 105 attacchi aerei. Più di 230 mila sono i vani distrutti o resi inabitabili. I morti sono indicati in circa 22 mila. Cfr. Giacomo De Antonellis, Il Sud durante il fascismo, Manduria, Lacaita, 1977, pp. 58-9.

[3] Cfr. Roberto Battaglia, Storia della Resistenza italiana, Torino, Einaudi,1964, pp. 118-32. Sulla rivolta di Napoli si rimanda a Corrado Barbagallo, Napoli contro il terrore nazista, Napoli, Maone, s.d., e a Giacomo De Antonellis, Le quattro giornate di Napoli, Milano, 1973.

[4] N. Gallerano, op. cit., pp. 439-40.

[5] Ministero per la Costituente, Rapporto della commissione economica presentato all'Assemblea Costituente, Roma, Voi. Ili, Industria, I, 2, p. 394.

[6] Su questo problema si rimanda a E. Capecelatro-A. Carlo, Contro la «questione meridionale», Roma, Savelli, 1972, e agli articoli di Amadeo Bordiga riportati in Arturo Peregalli (a cura di), Il comunismo di sinistra e Gramsci, Bari, Dedalo, 1978.

[7] L. Cortesi, op. cit., p. 8.

[8] Cfr. G. De Antonellis, op. cit. ; Riccardo Cerulli, La Resistenza a Teramo, Roma, 1960; Francesco Elia Ricco, Chieti nel periodo dell'occupazione tedesca, Guardiagrele, 1949; Pio Costantini, La Resistenza a Chieti, Firenze, 1957; Aldo Raserò, Morte a Filetto. La Resistenza e le stragi naziste in Abruzzo, Milano, 1970; Ettore Troilo, I partigiani della Maiella, Milano, 1955; Francesco Nitti, Tre episodi della Liberazione nel Sud, Matera, 1958.

[9] Giacomo De Antonellis, Il Sud durante il fascismo, cit., p. 268.

[10] Per una descrizione generale si rimanda al testo richiamato nella nota precedente.

[11] Antonio Ghirelli, Napoli italiana, Torino, Einaudi, 1977, pp. 232-3. Per il movimento comunista ufficiale a Napoli nel periodo fascista cfr. Nicola De Ianni, Partito Comunista e movimento operaio a Napoli. 1921-1943, «Storia contemporanea», n. 136, luglio-settembre 1979.

[12] Eugenio Mancini, nato nel 1881, di origine calabrese, fratello del deputato socialista Pietro, fu segretario regionale della frazione terzinternazionalista nel '23. Dal '24 svolse attività nel PCd'I. Arrestato nel '28 fu più volte inviato al confino. Non rispettò le direttive comuniste ed inoltrò domanda di grazia. Elemento di spicco nelle quattro giornate, fu uno degli artefici della scissione di Montesanto, su cui si veda più oltre.

[13] Nelle sue Memorie di un comunista napoletano, Parma, Guanda, 1975, p. 113, Mario Palermo ha scritto: «Con Reale mi vedevo all'insaputa di Mancini, perché tra i due, dopo un primo incontro piuttosto burrascoso, non correvano buoni rapporti, soprattutto perché il nostro gruppo era considerato trotskysta, dato che avevamo delle riserve sulla politica di Stalin».

[14] Archivio Centrale dello Stato (d'ora in poi ACS), Ministero dell'Interno, Direzione Generale PS, Div. AAGGRR, Casellario Politico Centrale, fase. Amadeo Bordiga. Nota del 15 luglio 1939.

[15] Testimonianza di Rocco D'Ambra riportata in Pasquale Schiano, I gruppi antifascisti, in La Resistenza nel napoletano, Napoli-Foggia-Bari, Cesp, 1965, p. 153.

[16] Ibidem.

[17] Cfr. Anteo Roccia [Antonio Cecchi], L'attività del gruppo Spartaco contro il fascismo, «Il pensiero marxista», n. 4, 10 giugno 1944.

[18] A. Ghirelli, op. cit., p. 233.

[19] Ibidem, p. 246.

[20] Cfr. nota 6 p. 17.

[21] A. Roccia, op. cit.

[22] M. Palermo, op. cit., p. 49.

[23] Il comunismo italiano nella seconda guerra mondiale. Relazioni e documenti presentati dalla direzione del partito al V Congresso del PCI, Roma, Editori Riuniti, 1963, p. 49.

[24] Ordinanza generale n. 8 per la Sicilia e Ordinanza n. 5 per la Calabria, Lucania e la provincia di Salerno, cui fanno seguito altre ordinanze. Il decreto del governo italiano col quale vennero disciolti i sindacati fascisti fu emanato nel novembre 1944. Cfr. il decreto 23 novembre 1944, n. 369, «Gazzetta Ufficiale», n. 95, 16 dicembre 1944.

[25] L. Mercuri, 1943-1945. Gli Alleati in Italia, Napoli, 1975, p. 120. Cfr. anche Perry Allum, Il periodo della ricostruzione a Napoli. Note sui partiti e sulle elezioni, «Italia contemporanea», n. 131, aprile-maggio 1978.

[26] Nell'agosto dell'anno successivo le tessere della CGL superavano il numero di 40 mila nella sola Napoli. Cfr. Relazione di Vicenzo Iorio al Convegno della CGL a Napoli del 27 agosto 1944, «Battaglie Sindacali», 29 agosto 1944.

[27] Si veda «Battaglie Sindacali», n. 1, 20 febbraio 1944.

[28] Dati ripresi da Clara De Marco, La costituzione della Confederazione Generale del Lavoro e la scissione di Montesanto (1943-1944), «Giovane Critica», n. 27, estate 1971, p. 53.

[29] Enrico Russo e definito in questo modo dal comunicato apparso su «Il Risorgimento» dell'll novembre 1943. Per la sua vita si rimanda al saggio di C. De Marco citato prima e a Antonio Alosco, Alle radici del sindacalismo. La ricostruzione della CGL nell'Italia liberata. 1943-1944, Milano, SugarCo, 1979.

[30] «l'Unità», edizione meridionale, n. 2, dicembre 1943. I riferimenti a «l'Unità», salvo indicazioni contrarie, sono sempre a questa edizione.

[31] Sulla scissione si veda, oltre al saggio citato di C. De Marco, anche Sergio Turone, Storia del sindacato in Italia 1943-69, Bari, Laterza, 1973, pp. 36 e seguenti.

[32] L'azione dei partito nel Mezzogiorno fino al primo Consiglio Nazionale del partito (29 marzo 1944), riportato ne Il comunismo italiano nella seconda guerra mondiale, cit.

[33] Maurizio Valenzi ha sostenuto nel 1978 che il gruppo che ha dato vita alla scissione «ha elaborato per conto suo la linea ancora sostanzialmente bordighiana, integrata da letture di Trotsky in modo particolare». Conversando con M. Valenzi, a cura di N. De Ianni, «Bollettino ICSRI», n. 0, giugno 1978, p. 12.

[34] M. Palermo, op. cit., p. 177.

[35] «Persino ex squadristi (dico ex squadristi), "marcia su Roma", volontari in Spagna (a fianco dei nazionalisti) affluivano alla sede per richiedere l'iscrizione, si proclamavano comunisti». Rapporto da Napoli e dal Meridione, dicembre 1943, riportato in Pietro Secchia, Il Partito Comunista Italiano e laguerra di liberazione. 1943-45. Ricordi, documenti inediti e testimonianze, Milano, Feltrinelli, 1973, p. 262.

[36] Cfr. Sidney Tarrow, Partito Comunista e contadini nel Mezzogiorno, Torino, Einaudi, 1972, p. 120.

[37] Si veda Guido Quazza, Resistenza e storia d'Italia, Milano, Feltrinelli, 1976, p. 106.

[38] Paolo Cinanni, Lotte per la terra e comunisti in Calabria. 1943-1953, Milano, Feltrinelli, 1977, p. 185. Guido Dorso ne L'occasione storica, Torino, Einaudi, 1955, a p. 42 racconta: «Ora Silvio Gava nel "Domani d'Italia" del 29 corrente ci dà notizia di un signore della provincia di Napoli, che ha distribuito i suoi congiunti in cinque dei partiti costituenti il Comitato di Liberazione e, col loro aiuto, domina il panorama della vita politica paesana». Anche Gaetano Arfè scrive che «gli stessi partiti della sinistra dopo la Liberazione, non sono riusciti a sfuggire alla presa di questa forza [del trasformismo - NdA] o quanto meno a subirne le infiltrazioni» - «Il Giorno», 3 agosto 1972. Lo stesso Togliatti, nelle ammissioni al partito, non darà molto peso ai trascorsi politici dei candidati, come si constata da questo brano riportato in Italo De Feo, Diario politico 1943-1948, Milano, Rusconi, 1973, p. 133: «Non fa molto caso alle compromissioni col fascismo, se vi sono state, "tanto tutti lo erano", e a voler fare i puristi ci sarebbe da mettere più della metà degli italiani in campo di concentramento».

[39] P. Cinanni, op. cit., p. 185.

[40] M. Palermo, op. cit., p. 177.

[41] Ciò che ci divide, s.L, s.d. (ma Napoli, 1943).

[42] Ibidem.

[43] I. De Feo, op. cit., pp. 56-57.

[44] «Il Risorgimento», a. I, n. 23,28 ottobre 1943. Il giornale, apparso il 4 agosto 1943, era controllato dallo Psychological Warfare Branch (PWB). La testata morirà l'8 aprile 1950.

[45] Ciò che ci divide, cit., p. 5. Mario Palermo nel suo libro (cit., p. 180) scrive: «La nota era velenosa e mirava a denunciarci alla polizia angloamericana, accusandoci di seguire una politica nazifascista».

[46] Nella loro risposta gli scissionisti affermavano: «La Federazione Campana del PCI è rimasta sorpresa del comunicato apparso sul suo giornale in data 28 u.s. a firma del sig. Eugenio Reale, autonominatosi "federale" del PCI per la Campania. L'alto senso di responsabilità di tutti i componenti la nostra Federazione è sicura garanzia per le autorità che la lotta per la liberazione dell'Italia dai nazifascisti e dai fascisti, sia palesi che mascherati, avrà la più leale e completa collaborazione da parte di tutti i comunisti, come ne sono conferma sia la lotta diuturna condotta per oltre un ventennio contro il fascismo, sia le giornate di insurrezione antinazista [...]. Per il C.F.: Vincenzo Ingangi, Eugenio Mancini, Mario Palermo». «Il Risorgimento», n. 25, 30 ottobre 1943.

[47] M. Palermo, op. cit, p. 181.

[48] «l'Unità», n. 3, dicembre 1943. Nel suo secondo numero il giornale aveva ricordato che Vishinsky, in visita in Italia, aveva alle spalle l'opera meritoria di aver colpito i «traditori trotskysti».

[49] Il telegramma è riportato ne «Il Risorgimento», n. 30, 6 novembre 1943.

[50] La democrazia nel partito, «l'Unità», n. 1, dicembre 1943.

[51] L'unità della federazione campana, «l'Unità», n. 3, dicembre 1943. Coloro che rientrano nel PCI, e che ne accettano le direttive, avranno incarichi pubblici e di partito di rilievo. Palermo diventerà sottosegretario alla guerra, Mancini commissario all'epurazione, Ingangi deputato provinciale ed Eugenio Villone direttore dell'Istituto di studi comunisti.

[52] Cit. in A. Lepre, La svolta di Salerno, Roma, Editori Riuniti, 1966, p. 10.

[53] Cfr. La politica di unità nazionale dei comunisti, «Critica marxista», luglio-settembre 1963, pp. 44-45.

[54] Si veda al riguardo Roberto Faenza e Marco Fini, Gli americani in Italia, Milano, Feltrinelli, 1976.

[55] «Bollettino di Partito», n. 1, agosto 1944, p. 9.

[56] Sindacati unitari forti, «l'Unità», n. 1, dicembre 1943, p. 2.

[57] «Il Popolo», 8 aprile 1944.

[58] I comunisti del Mezzogiorno si fanno iniziatori di un convegno sindacale, «l'Unità», n. 4, dicembre 1943.

[59] Convegno sindacale a Napoli, ibidem.

[60] Ibidem.

[61] Cfr. Importante riunione sindacale a Napoli. La nuova Confederazione del Lavoro, «Il Risorgimento», 1° dicembre 1944.

[62] La delibera è riportata in Nicola Di Bartolomeo, Affermazioni sui principi dell'unità sindacale, Napoli, Ed. Mario Ciccarelli, 23 novembre 1944, pp. 8-9.

[63] «Con questo processo di trasformismo si pretese, così, di avere formato il nuovo organo di difesa dei lavoratori». N. Di Bartolomeo, op. cit., p. 9.

[64] «Il Popolo», ed. Napoli-Bari, n. 5, 13 febbraio 1944.

[65] Cfr. anche N. Di Bartolomeo, op. cit., pp. 9-10.

[66] II comunicato è firmato da Domenico Colasanto, Nicola Di Bartolomeo e Antonio Arminio. «Il Popolo», 6 febbraio 1944.

[67] R. Faenza e M. Fini, op. cit., p. 40.

[68] C. De Marco, op. cit., p. 60.

[69] L'articolo di Russo termina incitando i lavoratori ad unirsi «per realizzare l'emancipazione del proletariato e la civiltà del lavoro, contro i nemici di ieri, che sono ancora di oggi». Riprendendo il cammino, «Battaglie Sindacali», 20 febbraio 1944.

[70] Cfr. A. Lepre, op. cit., p. 74.

[71] Per l'unità sindacale, «Battaglie Sindacali», n. 1, 20 febbraio 1944. In merito ai rapporti tra partiti e sindacato, Russo dirà che «la quasi totalità dei congressisti si è chiaramente pronunziata sulla questione nel senso che i rapporti ineliminabili tra organizzazioni sindacali e partiti politici debbono essere di assoluta distinzione [...] perché è indispensabile che nell'organizzazione possano entrare tutti i lavoratori non solo appartenenti a qualsiasi partito politico, ma anche non appartenenti a nessun partito». Organizzazione sindacale e partiti politici, «Battaglie Sindacali», n. 2, 27 febbraio 1944.

[72] «l'Unità», n. 12, febbraio 1944.

[73] A. Alosco, op. cit., p. 33.

[74] «Battaglie Sindacali», n. 2, 27 febbraio 1944. Il giudizio è molto chiaro nei confronti della borghesia: «Con la borghesia capitalista non possiamo venire a nessun accordo perché qualunque accordo con la borghesia [...] necessariamente si trasforma in uno strumento tendente all'asservimento del proletariato. [...] Noi proletari non dimentichiamo che il fascismo è stato precisamente e innegabilmente il prodotto della "democrazia", dell'alta finanza, della grande industria e del latifondo».

[75] Cfr. «l'Unità», n. 11, febbraio 1944. L'epurazione diventerà uno dei temi di fondo della lotta della CGL. Un articolo di «Battaglie Sindacali» - Noi e l'epurazione, 16 aprile 1944 - si rivolge ai «signori di Salerno», che stanno trattando l'ingresso al governo di tutti i partiti, dicendo loro che «la prima epurazione che si impone è da farsi a Salerno, e sino a che essa non sarà completa, il popolo italiano avrà il giusto sospetto che il fascismo non sia finito».

[76] «Battaglie Sindacali», n. 2, 27 febbraio 1944.

[77] I battaglioni volontari, secondo Gentili, sarebbero diventati i «protagonisti di nuove pagine gloriose della storia d'Italia» ed avrebbero contribuito «efficacemente a cancellare gli effetti di un ventennio di schiavitù e di vergogna». «Battaglie Sindacali», n. 2, 27 febbraio 1944.

[78] «La Confederazione di Bari, non solo non partecipò al Congresso di Salerno - sostiene Di Bartolomeo -, ma manovrò in modo da impedire che pure altre province vi partecipassero. E tutto ciò, sempre, sotto la direzione di una "mano invisibile" di partito che aveva interesse di disfarsi del gruppo comunista di opposizione il quale dirigeva la Confederazione di Napoli». N. Di Bartolomeo, op. cit., p. 10.

[79] «Battaglie Sindacali», n. 2,27 febbraio 1944. C'è anche chi, come Del Giudice, esorta i lavoratori a non perdere tempo in chiacchiere e ad agire. Secondo la sua opinione il sindacato deve condurre i lavoratori alla lotta politica, «perché economia e politica sono strettamente legate». Ibidem.

[80] «Battaglie Sindacali», n. 2, 27 febbraio 1944.

[81] Per la risoluzione della crisi politica, «Battaglie Sindacali», cit.

[82] B. Pierleoni, Gli Uffici del Lavoro, Napoli, 1944.

[83] Negli articoli storici di «Battaglie Sindacali» prevale l'ideologia azionista-laburista, mentre in quelli di politica contingente si nota la visione di Russo. Nonostante l'ipoteca azionista, il giornale polemizzò anche con il PD'A e con Guido Dorso sul problema del movimento socialista durante l'avvento del fascismo. Cfr. Opinioni di Guido Dorso, «Battaglie Sindacali», n. 8, 23 aprile 1944. La componente azionista sperava di collegarsi con i sindacati americani. Cfr. B. Bezza, La ricostituzione del sindacato nel Sud, in Problemi del movimento sindacale in Italia, Milano, Feltrinelli, pp. 125-126.

[84] Informazione OSS 68936 del 27 aprile 1944 riportata in R. Faenza e M. Fini, op. cit., p. 40. In realtà Russo ottiene 29 voti contro 26 e vi è un astenuto. Si veda «Battaglie Sindacali», n. 2, 27 febbraio 1944.

[85] Cfr. «l'Unità», n. 2, dicembre 1943.

[86] Il comunismo italiano nella seconda guerra mondiale, cit., p. 53.

[87] «l'Unità», n. 13, marzo 1944.

[88] La disciplina del nostro partito, «l'Unità», n. 13, marzo 1944.

[89] «l'Unità», n. 11, febbraio 1944.

[90] «l'Unità», n. 14, marzo 1944.

[91] Cfr. il numero appena citato dell'organo del PCI.

[92] I. De Feo, op. cit., p. 85.

[93] II discorso di Russo è riassunto in «Battaglie Sindacali», n. 7,16 aprile 1944.

[94] Il comizio popolare di domenica, «Il Risorgimento», 14 marzo 1944.

[95] Intervento di Togliatti, riportato su «l'Unità», 2 aprile 1944.

[96] Maurizio Valenzi, La difficile vittoria di Togliatti, «Rinascita», n. 13, 29 marzo 1974.

[97] Ibidem.

[98] Ibidem.

[99] «Il Consiglio nazionale del Partito Comunista Italiano [...] afferma che è dovere preciso di tutti i comunisti lavorare con tutte le energie a consolidare l'unità sindacale nel quadro della CGL e sulla base di un'ampia democrazia sindacale e di un'attività costante di difesa degli interessi immediati e concreti degli operai e di tutti i lavoratori». Cit. in Cesare Pillon, I comunisti e il sindacato, Milano, Palazzi, 1972, p. 328.

[100] Cfr. M. Valenzi, art. cit., e Verbale del I Consiglio Nazionale del PCI (a cura di M. Valenzi), «Studi Storici», n. 1, 1976, p. 200.

[101] M. Valenzi, art. cit.

[102] C. De Marco, op. cit.

[103] II colloquio è stato riferito dallo stesso Russo a C. De Marco, in C. De Mar?co, op. cit..

[104] La CGL e la nuova situazione politica, «Battaglie Sindacali», n. 9, 30 aprile?1944.

[105] «Battaglie Sindacali», n. 9, 30 aprile 1944.

[106] L'appello PCI-PSIUP è riprodotto in «Battaglie Sindacali», n. cit.

[107] Il governo, per dividere gli operai sindacalizzati, riconosce anche il 15 maggio come giornata festiva.

[108] Liberarsi dalle paure, «Battaglie Sindacali», 21 maggio 1944.

[109] Per l'aumento dei salari e degli stipendi, «Battaglie Sindacali», 4 giugno 1944.

[110] Ringraziamenti, «Battaglie Sindacali», 4 giugno 1944.

[111] «l'Unità», .7 maggio 1944.

[112] Risposta a «l'Unità», «Battaglie Sindacali», 7 maggio 1944. L'articolo continua così: «Non dubitate, compagni comunisti, i lavoratori sanno distinguere e giudicare quelli che si dedicano con abnegazione e con disinteresse alla difesa del proletariato e delle sue rivendicazioni ideali ed economiche; e quelli che, per ristrettezza mentale o peggio, insinuano maldicenze e falsità a carico dei compagni. I lavoratori giudicano dagli apprezzamenti e dai fatti. [...] Anticomunisti noi, o qualcuno di noi? Ebbene, parliamoci chiaro: se per anticomunismo si intende il rivendicare il diritto di critica e la libertà, nelle file del partito e al di fuori del partito, noi accettiamo l'accusa! Ma, al di fuori di questo, mai, nessuno di noi della CGL, né in Italia, né all'estero, ebbe atteggiamenti che possono giustificare la stolida accusa di anticomunismo».

[113] «l'Unità», n. 21, 30 aprile 1944.

[114] Democrazia nella Confederazione, «l'Unità», 14 maggio 1944.

[115] Oreste Lizzadri, Quel dannato marzo 1943, Milano, Ed. «Avanti!», 1962; riprodotto da C. Pillon, op. cit., pp. 331-332.

[116] Ibidem, p. 330.

[117] La nostra posizione, «Battaglie Sindacali», 18 giugno 1944.

[118] Ibidem.

[119] Due fronti, «Battaglie Sindacali», 9 luglio 1944.

[120] Ordine del giorno riportato in Pietro Bianconi, La CGL sconosciuta, Sapere, Milano-Roma, 1975, p. 69.

[121] II documento d'intesa con la CIL dichiara che le due organizzazioni debbono: a) consultarsi per la politica legislativa concernente lo specifico campo di attività, ed in modo particolare il riconoscimento politico dei sindacati e la rappresentanza di essi in tutti gli organi dello Stato e degli enti locali, nel senso più ampio; b) consultarsi per studiare e possibilmente definire di comune accordo ogni questione relativa alla conclusione ed alla tutela dei contratti collettivi di lavoro; e) consultarsi per proporre d'accordo con i pubblici poteri le misure adatte a fronteggiare la crisi che colpisce i lavoratori. «Battaglie Sindacali», n. 17, 25 giugno 1944.

[122] «Battaglie Sindacali», n. 17, 25 giugno 1944.

[123] Risoluzione della Conferenza d'organizzazione di Napoli, «l'Unità», n. 29, 25 giugno 1944.

[124] Una dichiarazione della Federazione comunista napoletana, «l'Unità», 9 luglio 1944.

[125] «Battaglie Sindacali», n. 20, luglio 1944. Per l'ordinanza cfr. «l'Unità», n. 33, 23 luglio 1944.

[126] «Battaglie Sindacali», n. 21, 23 luglio 1944.

[127] L'unità sindacale trionfa nel Mezzogiorno, «l'Unità», n. 33, 23 luglio 1944. Si veda inoltre sullo stesso numero: Malafede. Mauro Scoccimarro, intervistato da un agente del PWB a Roma il 4 luglio, giudica severamente la situazione napoletana: «una situazione incomprensibile a Roma e in gran parte dovuta allo sconosciuto Dino Gentili, che arriva da Londra e dice di essere del Partito d'Azione e nessuno tra i lavoratori ha mai sentito parlare di lui, mentre i vari leader sindacali, come Di Vittorio, Miglioli, Lizzadri, sono noti ai lavoratori già prima del fascismo». Rip. in R. Faenza e M. Fini, op. cit., p. 139.

[128] Archivio privato di Pietro Bianconi, Carteggio CGL-CGIL, rip.. in Bruno Bezza, La ricostituzione del sindacato nel Sud, cit., pp. 131-132.

[129] Ibidem.

[130] Si veda «l'Unità», n. 33, 23 luglio 1944. Nella lettera datata 19 luglio si diceva: «Cari compagni, la segreteria della CGIL, d'accordo con tutte le organizzazioni sindacali dell'Italia liberata che si sono pronunciate in favore dell'unità sindacale ed hanno aderito, quindi, alla CGIL stessa allo scopo di eliminare ogni pericolo di scissione sindacale e di liquidare tutte le difficoltà sorte tra una parte della Confederazione del Mezzogiorno e la CGIL, ritiene necessario promuovere una netta presa di posizione di tutti i lavoratori organizzati nei sindacati liberi, in modo che le questioni siano risolte democraticamente, secondo la volontà dei lavoratori interessati, liberamente e democraticamente espressa».

[131] «Il CD [della CGL], constatato che i compagni di Roma propongono anch'essi la composizione di un Congresso di tutti i sindacati liberi, delega i compagni Bosso, Gentili, Iorio a prendere contatto con la CGIL per stabilire opportuni accordi». Per il congresso, «Battaglie Sindacali», 30 luglio 1944.

[132] «Battaglie Sindacali», 20 agosto 1944.

[133] «Intanto, nonostante una forte critica ed il malcontento suscitato in mezzo ai lavoratori dal Patto di Roma e dalla costituzione di una terza confederazione, il grosso delle organizzazioni sindacali, per non essere tacciate di "scissionismo", cominciano ad aderire a Roma». N. Di Bartolomeo, op. cit., p. 17.

[134] N. Di Bartolomeo, op. cit., p. 23.

[135] Questo documento viene pubblicato da «Il Risorgimento» del 20 agosto in quanto «La Voce», organo di PCI e PSIUP, lo aveva stampato sopprimendo il richiamo alla «lotta di classe».

[136] II convegno vota a maggioranza l'ordine del giorno Bonelli per lo scioglimento della CGL che recita: « Il convegno dei liberi sindacalisti aderenti alla CGL di Napoli [...], pur riprovando le manovre sleali con le quali si è tentato di annullare lo sforzo organizzativo dei lavoratori delle terre liberate, colpendone le organizzazioni liberamente da essi formate e denigrandone i compagni, democraticamente eletti a guidarne le battaglie, con accuse false e calunniose; considerando che, di fronte alla risorgente reazione l'unità della classe lavoratrice è il bene primo da difendere; decide di invitare tutti i suoi aderenti e relative organizzazioni ad entrare nella CGIL ed a sostenere, in essa, i principi per i quali la CGL di Napoli ha lottato e che si riassumono nella più ampia democrazia all'interno delle organizzazioni sindacali, nell'indipendenza dai partiti politici, nell'affermazione della essenza classista del movimento sindacale». Rip. in N. Di Bartolomeo, op. cit., p. 28.

[137] II documento è riportato in P. Bianconi, op. cit, pp. 155-156.

[138] Il Movimento Comunista d'Italia aveva condannato l'accordo sindacale di Roma giudicandolo il «pateracchio di Roma», «Bandiera Rossa», 21 giugno 1944. Da Roma, portando il saluto dei lavoratori che non avevano aderito alla CGIL, interviene come delegato dei ferrovieri Alfredo Paccaro, che rende noto il modo di procedere del nuovo sindacato, che non aveva voluto riconoscere la Commissione Interna dei ferrovieri romani, democraticamente eletta, perché «non erano state rispettate le norme dell'accordo sindacale romano, e [...] occorreva attendere gli ordini che sarebbero stati dati dal tripartito». Paccaro definisce Di Vittorio, per i suoi comportamenti, un «autentico fascista». Sempre da Roma, come delegato, interviene anche un certo Annese, il quale si dichiara fiducioso che l'opera «svolta a Napoli possa estendersi anche a Roma». «Battaglie Sindacali», 29 agosto 1944.

[139] Lo stesso numero di «Battaglie Sindacali» riporta il dibattito del convegno.

[140] Ai lavoratori italiani, sempre sullo stesso numero del giornale della CGL.

[141] «Battaglie Sindacali», 29 agosto 1944.

[142] «Battaglie Sindacali», 17 settembre 1944.

[143] C. Pillon, op. cit., p. 340. In difesa di Gentili era intervenuto l'americano Antonini sostenendo che era «giusto che Gentili avesse la possibilità di parlare per cinque minuti» in base al principio che «ogni imputato ha il diritto alla sua difesa». Di Vittorio replicò che il suo intervento avrebbe fatto «deviare completamente la nostra discussione». Cfr. anche S. Turone, I Congressi della CGIL, Vol. I, Roma, ESI, 1966, pp. 40-41.

[144] N. Di Bartolomeo, op. cit., p. 32.

[145] Ibidem, pp. 32-34.

[146] Cfr. «La sinistra proletaria», 28 ottobre 1944.

[147] Cfr. «L'Azione», 2 novembre 1944.

[148] Resoconto dell'attività svolta dal Governo Militare Alleato e dalla Commissione Alleata di controllo in Italia, «Quaderni FIAP», Roma, s.d. (ma marzo 1976), p. 109.

[149] Gloria Chianese, La Camera del Lavoro di Napoli nelle carte del fondo C.Maglietta dell'Istituto perla storia della Resistenza (1944-1949), «Movimento operaio e socialista», n. 4, 1980, p. 467.

[150] Ibidem.

[151] Verbale della Camera del Lavoro di Napoli della riunione con la delegazione Alleata del lavoro (6 dicembre 1944) nel quale si dà notizia della mancata adesione del Sindacato Ferrovieri alla CGIL. Si veda G. Chianese, op. cit, p. 469.

[152] Ibidem, p. 468.

[153] Ibidem, p. 469.

[154] Ibidem.

[155] Il primo esecutivo della Camera del Lavoro viene eletto nel settembre 1944 ed è composto da 15 membri, di cui 5 comunisti, 5 democristiani, 3 socialisti, 1 azionista e 1 indipendente. Due dei tre esponenti socialisti, provenienti dalla disciolta CGL, saranno espulsi per «indegnità morale e politica». Si veda G. Chianese, op. cit.

[156] Sulle lotte dei contadini al Sud nel periodo 1942-45 si rimanda a: P. Cinanni, op. cit.; N. Gallerano, op. cit.; Clara De Marco e Manlio Talamo, Lotte agrarie nel Mezzogiorno. 1943-1944, Milano, Mazzotta, 1976; Francesco Renda, Il movimento contadino in Sicilia, Bari, De Donato, 1976; Mario Alcaro e Amelia Paparazzo, Lotte contadine in Calabria (1943-50), Cosenza, Lerici, 1976.

[157] V. Foa, La ricostruzione capitalista nel secondo dopoguerra, «Rivista di storia contemporanea», n. 4, 1973.

[158] Paolo Spriano, Storia del Partito Comunista Italiano, Voi. V, Torino, Einaudi, 1975.

[159] C. De Marco e M. Talamo, op. cit., p. 59.

[160] Continui erano i richiami all'ordine rivolti ai militanti e alle sezioni; cfr., ad esempio, «l'Unità», nn. 1, 9, 13, 22 e 25 del 1944.

[161] «l'Unità», n. 12, febbraio 1944.

[162] «Battaglie Sindacali», n 1, 20 febbraio 1944.

[163] Lettera di Enrico Russo a Nicola Modugno, Istituto Storico della Resistenza in Toscana. Rip. in P. Bianconi, op. cit., p. 106.

[164] «Battaglie Sindacali», n. 1, 20 febbraio 1944.

[165] «Battaglie Sindacali», n. 1, 20 febbraio 1944.

[166] N. Gallerano, op. cit., pp. 488-489.

 

[tratto da Arturo Peregalli, L'altra resistenza - Il PCI e le opposizioni di sinistra 1943-1945, 1991 Graphos Editrice, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ]

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