chicago86

Tempo di lavoro, tempo di vita - Eliminazione cosciente di tempo di lavoro

Indice
Tempo di lavoro, tempo di vita
Produzione di semplici valori d'uso
OGGI
Due ore e mezza al giorno
Regolamentazioni capitalistiche dell'orario
Produttività crescente
Unità di misura: il pane quotidiano
DOMANI
Irreversibilità dei processi sociali
Massa umana emarginata e non sfruttata
Eliminazione cosciente di tempo di lavoro
Eliminare le attività anti-umane
Spreco e tempo di lavoro
Tutte le pagine

Eliminazione cosciente di tempo di lavoro

Questa è la situazione che oggi impedisce di abbassare la giornata lavorativa al di sotto della soglia apparentemente invalicabile delle 40 ore: l'operaio deve produrre plusvalore relativo (attraverso la produttività), ma anche, nello stesso tempo, plusvalore assoluto (attraverso il prolungamento della giornata lavorativa). Domani, sarà proprio questa eccezionale produttività per operaio a permettere di rompere il circolo vizioso dell'accumulazione per l'accumulazione nei pochi centri in cui essa è avvenuta storicamente, e di abbassare drasticamente il tempo di lavoro.

Il sistema capitalistico globale ha già eliminato globalmente più tempo di lavoro di quanto ne potrà ancora liberare nell'immediato la società futura. All'avvento di essa non ci sarà altro da fare che distribuire quel che è già stato raggiunto. Si verificherà addirittura un paradosso: facendo entrare nel ciclo produttivo miliardi di uomini su cui saranno ovviamente distribuite le ore di lavoro, le misure immediate faranno diminuire le ore per il singolo ma faranno aumentare il numero globale di ore lavorate rispetto a oggi.

Una prospettiva del genere, come si intuisce, è completamente diversa dalle misure inerenti a una parola d'ordine come "lavorare meno, lavorare tutti". Quella formula racchiude una concezione meccanica di causa-effetto, per cui basterebbe abbassare per decreto la durata della giornata lavorativa per avere la speranza di un effetto di ritorno dal punto di vista dell'occupazione. Come abbiamo visto, alla prova dei fatti questo ritorno si è dimostrato assai scarso e, secondo tutti i modelli possibili, del tutto temporaneo: la speranza non è una categoria scientifica. Al contrario, nel caso della società liberata dal capitalismo, si tratta di spezzare i limiti d'azienda, di razionalizzare il sistema d'industria e di eliminare la concentrazione del Capitale nei luoghi storici dove si era accumulato originariamente e continua ad accumularsi su sé stesso.

Rovesciamo dunque l’apparentemente ragionevole slogan "lavorare meno, lavorare tutti", che non mette minimamente in discussione l'aumento del profitto e quindi il vantaggio per il Capitale, con l’effetto, addirittura, di far lavorare di più, e adottiamo con sicurezza il dato di fatto già operante: "eliminazione di tempo di lavoro in un piano generale di specie".

La parola piano evoca i sottocapitalistici piani quinquennali del Gosplan russo, già criticati dalla storia oltre che dalla teoria marxista, ma non staremo ad inventarne un'altra. Ogni attività produttiva attuale è svolta secondo un piano. Una società che, a differenza del capitalismo e superandolo, controlli le sue proprie risorse, certamente agisce secondo un progetto e un fine. L'eliminazione drastica di tempo di lavoro dunque sarà. In un primo tempo riguarderà l'orario degli individui, poi il cumulo complessivo di ore lavorate. Quando la società futura avrà eliminato le ultime sopravvivenze di capitalismo – cosa che succederà prima che la si possa definire pienamente comunistica – si estinguerà il lavoro come lo si intende oggi e prenderà il sopravvento la vera attività umana così ben descritta da Marx.

Vi sono almeno tre modi per eliminare tempo di lavoro: 1) eliminare le attività anti-sociali o, come dice Marx, anti-umane; 2) eliminare lo spreco, il basso rendimento, cioè progettare, quindi rendere razionale, il complesso delle attività utili; 3) distribuire il lavoro sulla popolazione mondiale, cioè dare un'attività a chi oggi è senza e quindi alleviare il lavoro a tutti, cosa assai diversa rispetto all'abbassare l'orario di lavoro nella speranza che aumenti il numero di venditori di forza-lavoro sul mercato affinché producano e consumino.

Occorre osservare che la critica mossa al comunismo da chi è ancora legato – tanto o poco non importa – alla società attuale: "voi volete una società organizzata come una caserma", che troviamo persino in Rosa Luxemburg (vedi), è una critica che si basa sui triti luoghi comuni della propaganda avversaria. La borghesia, che tanto fa la schizzinosa sulla "massificazione" comunista, è la società che più ha massificato gli uomini, oltretutto facendo loro credere di averne salvaguardato la sacra individualità con il coltivare nelle loro teste tutti gli egoismi possibili, da quelli primordiali a quelli più modernamente sofisticati.

A parte questo, proprio essa ha attinto a piene mani dalle "questioni da caserma" facendo delle fabbriche il regno del "dispotismo industriale", dove l'uomo vale per quello che stabilisce il mercato e lo si butta appena non serve, dove si vive al ritmo dei cronometri, dove si mangia nelle esecrate mense o, peggio, nei fast food, e dove si è ovunque un mero numero di matricola o un codice per il marketing. Ha attinto a piene mani anche dalle cose più specificamente militari, ricavandone gran parte dei criteri organizzativi moderni che sono un risultato sociale rivoluzionario: senza gli eserciti e la necessità di controllo nella mobilitazione di forze immense nella Seconda Guerra Mondiale, non sarebbe stato possibile il concetto di "qualità totale", né quella mentalità sistemica oggi indispensabile per chiunque voglia gestire un'impresa. E neppure sarebbe pensabile la scienza moderna dell'organizzazione del tessuto produttivo sociale tra le industrie, che ha permesso, per esempio, la super-idolatrata cosiddetta conquista spaziale.



You are here: Archivio Storico Miscellanea (arch. stor.) Miscellanea Tempo di lavoro, tempo di vita - Eliminazione cosciente di tempo di lavoro

News lotte in corso

News dal ventre della balena

News feedback