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Tempo di lavoro, tempo di vita - Eliminare le attività anti-umane

Indice
Tempo di lavoro, tempo di vita
Produzione di semplici valori d'uso
OGGI
Due ore e mezza al giorno
Regolamentazioni capitalistiche dell'orario
Produttività crescente
Unità di misura: il pane quotidiano
DOMANI
Irreversibilità dei processi sociali
Massa umana emarginata e non sfruttata
Eliminazione cosciente di tempo di lavoro
Eliminare le attività anti-umane
Spreco e tempo di lavoro
Tutte le pagine

Eliminare le attività anti-umane

Sotto la voce "attività anti-umane", così generale, si potrebbe censire tutto ciò che è capitalistico, ma occorre sottolineare particolarmente quella immensa fonte di spreco di tempo di vita, funzionale esclusivamente alla produzione capitalistica e quindi alla perpetuazione di un eccessivo tempo di lavoro, che è la "sminuzzatura dell'umanità nelle cellule famigliari molecolari" (Bordiga). Questa sopravvivenza preistorica è uno dei pochi aspetti dei passati modi di produzione, insieme con la religione e le filosofie idealistiche, ad essere salvaguardato dal capitalismo, per la semplice ragione che è assai utile ai fini della sua specifica produzione di merci. Marx ed Engels sottolinearono l'enorme quantità di servitori, più numerosi dei proletari, dediti alle mansioni improduttive nella loro epoca, per far notare quanto tempo di lavoro costasse al proletariato la produzione di plusvalore sufficiente per tutti. Oggi non esiste più l'antico lavoro domestico pesante, ma, se il numero di servitori si è enormemente ridotto anche presso le classi "abbienti", l'incombenza domestica, democratizzandosi, si è invece ampliata in mille piccoli impegni a causa della vita frenetica imposta dal consumo di massa, che ormai riguarda sempre meno oggetti da acquistare e sempre più attività da svolgere o servizi da ottenere a pagamento continuo (telefono, cinema, televisione, vacanze, Internet, discoteche, musei, ecc.). Anche solo guardando i quartieri di una grande città moderna ci si accorge che tutta la struttura sociale gravita intorno al fatto che il principio motore sta nel consumo del nucleo famigliare. Ad esso si rivolgeva Keynes, con la sua "propensione marginale al consumo", che è maggiore nelle classi a reddito basso cui si rivolge il 99% della martellante pubblicità.

Oggi il "personale di servizio" è privilegio di una più piccola frazione delle classi abbienti. L'aumentata differenza di ricchezza fra i pochi veri borghesi e la restante poltiglia sociale rappresentata dalle mezze classi e dalle non-classi (cioè gli strati sociali che non solo non producono plusvalore ma neppure valore per la propria riproduzione, come militari, studenti, poliziotti, preti ecc.) non permette a queste ultime di pagare domestici. Nonostante ciò lo spreco sociale di tempo e di lavoro dedicato alle incombenze domestiche invece di diminuire si è moltiplicato. Le quattro mura di case sempre più traboccanti di aggeggi e ninnoli atti a soddisfare la smisurata e artificiosa coltivazione dell'Ego richiedono tempo di lavoro per essere riempite e mantenute. Gli individui, atomizzati dalla loro solitudine sociale, tendono a cercare comunque forme di socialità, ma trovano soltanto ciò che predispone il Capitale, perciò migrano come bestie impazzite, tutti insieme a date stabilite, negli stessi luoghi: spiagge gremite, discoteche stracolme, strade intasate, mega-concerti o mega-messe, dove altri tipi di servitù sono chiamati a risolvere la logistica collettiva.

Questa dilatazione di ciò che si potrebbe definire con un ossimoro "egoismo sociale" non comporta soltanto la conseguente dilatazione della quantità di merci in quanto oggetti che sovraccaricano le abitazioni, ma anche la riduzione di tutta la vita a merce (mentre nel capitalismo sorgente era la sola forza-lavoro ad esserlo), dato che oggi non si paga solo l'oggetto ma il vivere stesso. Ciò non può non avere un riflesso nel cervello collettivo degli individui massificati e infatti produce quello che la Sinistra Comunista chiamava "incafonimento da colcosianesimo industriale". Non più soltanto ideologia del consumo ma il consegnarsi anima e corpo al Capitale; questa è la peggiore fonte di furto rispetto al tempo di vita. E naturalmente di tempo di lavoro: ogni attività volta ad assecondare questa magnifica e progressiva way of life è lavoro umanamente inutile, e non sarà eliminata dai decreti rivoluzionari più di quanto lo sarà dalla sua naturale estinzione sotto il potere del nuovo ordine sociale.

L'uomo umano, come direbbe Marx, non ha bisogno di "possedere" individualmente miliardi di televisori, di frigoriferi, di lavatrici, di libri, di cucine, di computer, di case, di automobili, di caldaie, di pezzetti di giardino, di dischi, di fotocamere e di tutte le merci che il capitalismo può inventare. Lo stesso capitalismo, trasformando tutta la vita dell'uomo in merce, dimostra che si può fare a meno del possesso e della frenesia consumistica: si paga sempre più per usufruire, non per avere, per possedere (l'italiano medio spende in merci immateriali circa la metà del suo guadagno totale).

Molti borghesi non posseggono più gli oggetti che caratterizzavano la ricchezza della loro classe; né i palazzi, né le automobili o le barche, né, spesso, le cucine e i frigoriferi. Vivono in residence di lusso oppure in albergo, dove la proprietà materiale è sostituita da un pagamento nel tempo che lascia completamente liberi da vincoli locali; si spostano su auto e aerei in leasing alle loro aziende; fanno footing nei parchi comuni dove sono costruite le case che abitano; mangiano al ristorante piuttosto che nella loro cucina; godono sempre più di servizi comuni che si costruiscono essi stessi proprio per eliminare le incombenze domestiche; ecc. ecc. E la tendenza si allarga alle mezze classi: negli Stati Uniti vi sono imprese immobiliari specializzate nella costruzione di "comunità esclusive" (Common Interest Developments) e 30 milioni di americani abitano in 150.000 di esse.

Non facciamo certo l'apologia di questi campi di concentramento al rovescio, dove i borghesi si isolano dal volgo persino con ronde armate (o sono assediati?), ma certo essi dimostrano che l'eliminazione di possesso e incombenze domestiche è possibile e neppure "costoso": già Engels faceva notare che le case dei poveri costano di più ai loro abitanti e rendono di più ai loro costruttori delle case dei ricchi. Anche la Sinistra Comunista dimostrò che gli alveari cresciuti come funghi con i piani Fanfani erano pagati dai proletari più dei palazzi borghesi. Il borghese spende molto perché ha bisogno del lusso e di proteggere il suo ambiente, ma il proletario, dopo che ha fornito al borghese il profitto col suo lavoro, spende pure per mantenerlo con i suoi consumi. E' comunque certo che nella società futura questo tipo di spreco, con tutti gli altri che generano ore di lavoro inutili, scomparirà. L'ammontare attuale dei mutui pluridecennali, delle merci "personali", delle spese comuni e di quelle per tasse di un qualsiasi scassato condominio di periferia con trenta o quaranta famiglie, il tutto calcolato in tempo di lavoro sociale medio, basta e avanza per costruire non una topaia di cartapesta ma un "residence" in mezzo al verde con ristorante, lavanderia, cinema e biblioteca. Alla faccia di chi alza alte lamentazioni contro il comunismo: "Volete farci vivere in caserma"! "Volete farci mangiare in mensa"!



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