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Tempo di lavoro, tempo di vita - Unità di misura: il pane quotidiano

Indice
Tempo di lavoro, tempo di vita
Produzione di semplici valori d'uso
OGGI
Due ore e mezza al giorno
Regolamentazioni capitalistiche dell'orario
Produttività crescente
Unità di misura: il pane quotidiano
DOMANI
Irreversibilità dei processi sociali
Massa umana emarginata e non sfruttata
Eliminazione cosciente di tempo di lavoro
Eliminare le attività anti-umane
Spreco e tempo di lavoro
Tutte le pagine

Unità di misura: il pane quotidiano

Dicevamo che non ci fisseremo sui risultati ottenuti con un calcolo così banale, come non lo farà di certo la rivoluzione vittoriosa. Non solo perché la realtà è complessa e non risponde a schemi come quelli che disegnano gli economisti, lineari o normalizzati che siano (detto per inciso nessun loro modello è mai riuscito ad azzeccare una previsione con criteri scientifici, come ammise il premio Nobel Leontief), ma soprattutto perché il nostro criterio non si basa sulla dinamica dello scambio di merci e della vendita di forza-lavoro.

Prima di andare oltre, però, occorre fissare un traguardo raggiunto: il valore prodotto capitalisticamente corrisponde a tempo di lavoro medio che la società impiega per portare sul mercato la massa complessiva di beni e servizi consumati dall'intera popolazione. I dati offerti da questa società ci servono dunque di base per comprendere, con ulteriori passaggi, quanto l'umanità sia fessa a rimanere in questo sistema. Come si dice in un testo del 1953 a proposito dell'operaio americano: "E' ben vero che non de solo pane vivit homo, ma se quest'uomo si ammannisce in sei minuti il pane della giornata, quando lavora più di due ore non è uomo, ma fesso".

Quanto si lavora oggi in Italia? Secondo i dati del 1999 ogni italiano – operaio, neonato, vegliardo o parassita che sia – produce ex novo ogni anno 21.400 dollari (sempre espressi in p.p.p.), 49.220.000 lire al cambio attuale. Ma abbiamo visto che "producono" valore ricavandone "reddito" solo 23 milioni di occupati, quindi occorre fare la proporzione; moltiplichiamo la media pro-capite per il numero degli abitanti e dividiamo per il numero degli occupati e il conto è presto fatto: 54.000 dollari pro-capite, 124.200.000 lire, una trentina di tonnellate di pane al prezzo italico medio dell'anno 2000 (4000 lire al Kg). Perciò, se partiamo dal presupposto, come fanno i borghesi, che tutti gli occupati contribuiscono al prodotto totale, ognuno fra gli italiani che "lavorano" in qualche modo, svolgendo il proprio compito nella divisione sociale del lavoro, produce 263 grammi di pane in un minuto, giusto quel che mangia un adulto in due pasti (eh, non è più come una volta, quando il pane era tutto). Italia 2000 batte USA 1953 per 6 a 1; la forza produttiva sociale è enormemente aumentata e l'umanità è ancora schiava del lavoro come prima, se non di più.

Abbiamo detto che i produttivi sono meno della metà rispetto al numero totale degli occupati, quindi la nostra unità di misura "pane" come equivalente generale dovrebbe indicarci che in realtà l'homo (poco) sapiens della società capitalistica è giunto a produrre fisicamente la sua razione in mezzo minuto e, se teniamo conto che anche nell'industria sono presenti attività parassite per almeno il 50% degli effettivi (l'industria americana è fatta per il 75% di servizi interni), ecco che si arriva tranquillamente al di sotto del quarto di minuto. In questo conteggio, che è grossolano ma abbastanza realistico, facciamo rientrare le mezze classi, le quali col loro lavoro riproducono semplicemente sé stesse e derivano il sovrappiù che risparmiano e investono da una ripartizione sociale del plusvalore proveniente dal proletariato.

Se vogliamo fare la prova del nove, giusta la legge del valore da cui non si scappa e a cui devono inchinarsi persino i borghesi che a parole la negano, osserviamo che il nostro pane/minuto equivale grosso modo a 1.000 lire e che il costo orario-tipo delle attività industriali è calcolato sulla base media di 60.000 lire all'ora, cioè la stessa cifra (1.000 x 60 minuti). Sarà un caso, ma in qualunque modo sia calcolato dai borghesi il costo orario base, esso corrisponde esattamente al risultato che Marx mette a fondamento del suo sistema: la somma di tutte le merci prodotte in un ciclo è rapportabile ad un'unica merce globale, così come la somma dei prezzi di tutte le merci singole è rapportabile al valore globale prodotto nello stesso ciclo.



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