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Tempo di lavoro, tempo di vita - Massa umana emarginata e non sfruttata

Indice
Tempo di lavoro, tempo di vita
Produzione di semplici valori d'uso
OGGI
Due ore e mezza al giorno
Regolamentazioni capitalistiche dell'orario
Produttività crescente
Unità di misura: il pane quotidiano
DOMANI
Irreversibilità dei processi sociali
Massa umana emarginata e non sfruttata
Eliminazione cosciente di tempo di lavoro
Eliminare le attività anti-umane
Spreco e tempo di lavoro
Tutte le pagine

Massa umana emarginata e non sfruttata

Quanto appena detto dimostra – per noi che non siamo moralisti e che non pensiamo che moltiplicando i centri missionari si possa risolvere il problema della fame nel mondo – che miliardi di persone campano facendo una vita miserabile, ma esistono e sopravvivono, e aumentano di numero sulla semplice base della distribuzione mondiale di briciole di valore. Non è vero che queste masse sono sfruttate dall'imperialismo. Il termine è scorretto. Esse sono certamente utilizzate ai margini dei veri flussi di valore; si formano con la espropriazione dei contadini che ormai non hanno alcuna possibilità di rimanere sul mercato in concorrenza con gli Stati cerealicoli e con le multinazionali del cibo; vanno a formare "città" che sono incredibili agglomerati sub-umani al cui confronto la letteratura sociale ottocentesca è roba da ridere; si dedicano a piccoli traffici e ad attività di artigianato miserabile; ma non sono passibili di sfruttamento, è finita l'epoca della trasformazione del contadino in proletario come transizione storica, come fatto favorevole all'accumulazione. Le masse diseredate del mondo non servono come esercito di riserva per lo sfruttamento industriale, dato che bastano e avanzano i proletari delle metropoli e delle poche isole di sviluppo sparse per il mondo, dall'America latina all'Asia meridionale. Il problema storico dell'immigrazione ha una doppia causa: da una parte la miseria crescente in tutti i paesi che mai saranno in grado di raggiungere l'opulenza (media) delle metropoli, dall'altra la possibilità di sfruttamento nelle centrali stesse del capitalismo, dove c'è Capitale concentrato. E' lì che i diseredati vanno a farsi sfruttare, se riescono, o, più spesso, a percepire una parte del valore prodotto nella società, magari aprendo un ristorantino dove la famiglia proletaria metropolitana va a mangiare a basso prezzo.

Non ci sono miliardi di salariati produttivi, ce ne sono soltanto trecento milioni, un ventesimo della popolazione terrestre. La vita della restante massa, a meno che non produca per l'auto-alimentazione, dipende dalla possibilità che continui l'altissimo sfruttamento della forza-lavoro propriamente detta. La parte più povera della massa suddetta si è indebitata per 2.000 miliardi di dollari (4.600.000 miliardi di lire), nel senso che ha ricevuto prestiti che non potrà mai restituire e ne riceve ancora per poter tenere vivo un minimo di accumulazione locale e pagare gli interessi, in genere non tanto con plusvalore quanto con risorse locali, minerarie o agricole. Ciò significa che la maggior parte della popolazione terrestre non è tanto sfruttata quanto, soprattutto, mantenuta da chi è sfruttato, come sono mantenuti tutti i Sud del mondo, tutti i profughi del mondo, tutto il contadiname del mondo: ecco il guaio del capitalismo e insieme la dimostrazione che il tempo di lavoro può essere drasticamente diminuito. Questa massa non sarà la massa proletaria in un roseo domani del capitalismo, per la semplice ragione che il tempo di lavoro di cui ebbe un gran bisogno il Capitale per il suo sviluppo è ormai cancellato per sempre.

Stiamo parlando di miliardi di uomini, non delle poche migliaia che lavorano nelle citate isole di sviluppo fuori delle metropoli imperialistiche, piccole o grandi che siano; stiamo parlando di un serbatoio umano che può solo assorbire merci a basso costo, tentando di pagarle con i flussi di capitale che si riversano sulla rendita (per quei paesi che posseggono materie prime, come per esempio la Russia) o che giungono attraverso i prestiti internazionali (per quei paesi che hanno un proletariato locale, sia pur esiguo, che permette uno sfruttamento sufficiente a gestire il debito, come tutta l'America Latina).



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