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Lo sciopero della canadiense (Barcellona, 1919)

Sciopero alla Canadiense Barcellona 1919"Le notizie della situazione a Barcellona sono molto allarmanti. Lo sciopero della Canadiense è stato esteso alle altre compagnie di elettricità e delle acque. La città intera è immersa tutta la notte nell'oscurità" (ABC 27 febbraio 1919)

Con queste parole il più importante quotidiano spagnolo, commentava quello sciopero che stava paralizzando da settimane Barcellona e che all'inizio almeno, era sembrato soltanto una delle innumerevoli vertenze che quotidianamente si verificavano in tutta quanta la città.

Il tutto comincia alla fine di gennaio del 1919. Infatti quando otto impiegati annunciano alla direzione della "Riegos y Fuerza del Ebro" che vogliono aprire all'interno del loro luogo di lavoro, una sezione della CNT, vengono licenziati su due piedi da Fraser Lawton in persona, il manager inglese che dirige con pugno di ferro la "Traction Ligth and Power", di cui anche la "Riegos" fa parte e che tutti in città conoscono come "La Canadiense".

La "Canadiense" è stata fondata dal "Banco di Toronto" che ne è anche il proprietario, anche se è stata materialmente messa in piedi da Fred Stark Pearson che è morto quando, due anni prima, il "Lusitania", il piroscafo su cui si trovava, è stato colato a picco da un sottomarino tedesco.

La "Canadiense" è la più importante azienda che esista a Barcellona, infatti controlla, attraverso gigantesche turbine, alte almeno quanto quattro uomini, mosse da ingranaggi altrettanto smisurati, l'emissione di elettricità in tutta quanta la città ed ha sempre realizzato utili da sogno. Non c"è abitante di Barcellona che non conosca le altissime ciminiere in mattoni rossi della centrale termica,che svettano sulla città,come un tempo le torri fortificate dei castelli e che simboleggiano in quali mani è concentrato il vero potere, chi comanda per davvero in città.

Per solidarietà con gli otto, e per chiedere la loro riammissione al lavoro, il 5 febbraio 1919, gli altri 117 uomini della "Seccion Facturacion", si recano in corteo alla sede centrale dell'azienda che si apre su "plaza de Catalunya" e a un segnale convenuto, buttano per terra le boccette dell'inchiostro, la carta asciugante e le penne con cui compilano le fatture.

Il governatore Gonzalez Rothwos che è prontamente accorso, promette agli impiegati che in qualche modo le cose si sarebbero sistemate e gli uomini accettano di tornare nei loro uffici.

Quando tornano al posto di lavoro, il commissario Francisco Martorell che ha preso il posto di Brabo Portillo, assieme ai suoi uomini, vieta l'ingresso negli edifici di proprietà dell'azienda, agli uomini in giacca, cravatta, manicotto e colletto rigido di celluloide, perché quello che hanno appena fatto è uno sciopero a "brazos caidos" e annuncia loro che sono stati tutti quanti licenziati.

La notizia vola subito in tutta Barcellona, tanto che immediatamente altri reparti della "Canadiense" si mettono in sciopero. Due giorni dopo, i licenziati sono già duemila. E Fraser Lawton annuncia che chi si metterà in sciopero verrà immediatamente licenziato e che lui personalmente sarà disponibile a riconsiderare i licenziamenti già avvenuti, solo se gli scioperanti si presenteranno entro ventiquattro ore al lavoro.

Ed è a questo punto che entra in ballo la CNT che è stata immediatamente contattata dagli uomini licenziati dall'azienda. Il sindacato ha cercato all'inizio un accordo con il manager inglese, ma vista la sua intransigenza, ha subito ordinato ai "letturisti" dei contatori e agli uomini dell'amministrazione di non ritirare denaro dagli utenti, in modo tale da causare un forte danno economico all'azienda.

Lo sciopero dei "letturisti" è totale, va a lavorare infatti soltanto uno tra di loro, un uomo che si chiama Joaquin Barò, che viene ucciso a colpi di rivoltella da tre sconosciuti mentre attraversa calle Calabria, all'Ensanche.

Lawton è profondamente colpito da quello che è successo. Non si aspettava uno sciopero così totale, è inoltre turbato dalla risposta armata, anche perché poi, nessuno, ma proprio nessuno si è presentato per dare informazioni sugli assassini del letturista, anche se lui ha promesso l'astronomica cifra di 10.000 pesetas a chi darà a tale proposito la minima informazione.

Accetta dunque di incontrare una delegazione di operai, anche se non vuole che sia presente nessun iscritto alla CNT. l'intenzione di Fraser Lawton è trasparente, concedere qualcosa pur di tenere il sindacato fuori dalle porte degli stabilimenti. E' a questo punto che gli uomini che fanno parte della delegazione si alzano e se ne vanno.

Su "Solidaridad Obrera" viene subito pubblicato un comunicato della "Luz Y Fuerza" così si chiama il sindacato degli "Elettrici". "Se gli otto non verranno riammessi al lavoro, si metteranno in sciopero tutti gli elettricisti, se non si terrà conto degli elettricisti, sciopereranno i lavoratori degli uffici che stanno alla Elettrica e se non si prenderanno sul serio nemmeno questi, sciopereranno tutti i sindacati della città e si paralizzerà Barcellona".

E Salvador Seguì scrive: "Se ci superiamo, se prendiamo coscienza della nostra capacità e ci metteremo in condizione di agire in modo energico, di fare fronte a ogni possibilità di attacco, saremo rispettati e ci imporremo"

Potrebbero sembrare frasi rodomontesche o di circostanza, quali purtroppo, ormai da tempo praticamente i sindacati di tutti i paesi avanzati ammanniscono ai lavoratori che dicono di rappresentare, ma la CNT dimostra fino da subito che cosa significa per l'organizzazione la lotta sindacale.

Il 21 alle quattro del mattino in punto infatti, viene interrotta in tutta Barcellona l'erogazione dell'energia elettrica e il 23 l'elettricità mancherà in tutta quanta la Catalogna.

In meno di una settimana vengono raccolti per gli scioperanti più di 50.000 pesetas, una somma enorme per il tempo, viene formato un comitato di sciopero diretto da Simò Piera, un giovane anarcosindacalista, quasi un ragazzo che gli uomini della "Libre" cercheranno più volte di ammazzare, comitato che tutti definiranno come il "Comitato fantasma", perché appare ubiquo, imprendibile dalla polizia che ha subito incarcerato il primo comitato di lotta che è stato insediato.

Soprattutto attorno alla lotta della Canadiense, si coagulano le migliori energie della confederazione. Seguì, e come lui anti altri,hanno infatti capito fin da subito che la posta in gioco è molto alta. Infatti quello della "Canadiense" non è uno sciopero qualsiasi, ma un vero e proprio banco di prova in cui si misureranno le forze che i due contendenti saranno in grado di mettere in campo.

I padroni di Barcellona, hanno realizzato, approfittando della neutralità della Spagna durante la prima guerra mondiale, dei profitti faraonici, vendendo di tutto a prezzi stratosferici, sia agli Imperi Centrali che alla Francia e al Regno Unito. E ora, finita la guerra, tornata la concorrenza dei grandi paesi industrializzati, per continuare ad esportare, vogliono licenziare la metà degli operai delle fabbriche, ribassare i salari e intensificare i ritmi di produzione. Da parte sua il sindacato, per riassorbire almeno in parte la disoccupazione, intende perseguire la strada della riduzione dell'orario della giornata lavorativa.

Così allo sciopero della "Canadiense" partecipano uomini come Evelio Boal che verrà ammazzato il 18 luglio del 1921. Tipografo e attore teatrale che ha già diretto lo sciopero sanguinoso del Rio Tinto, in quel momento segretario generale della CNT colui che per Buenacasa è lo "cientifico" dell'organizzazione, capace di sviluppare un'attività febbrile, malgrado sia affetto dalla tubercolosi. O come Daniel Rebull che tutti conoscono come David Rey, che nel 1914 fonda la "Sociedad de Resistencia de Mecanicos" di Barcellona, e l'anno dopo fonda "Los Trece" il sindacato delle comunicazioni. O Paulino Diaz del sindacato della "Tramwia", è lui che organizza la pubblicazione clandestina e la distribuzione della "SOLI" che viene stampata in Villafranca de Penedes e poi distribuita clandestinamente in tutta quanta la città, visto che il giornale è stato sospeso d'autorità.

Verranno deportati al castello della Mola assieme a Seguì, Amador, Viadiu, Botella, Barrera, Pinon, Arin e i fratelli Vidal. Tutti uomini che avranno a che fare, in un modo o nell'altro con lo sciopero della "Canadiense".Quasi tutti loro hanno non più di venticinque anni d'età, ma è da dieci e più anni che fanno parte del sindacato, perché nella CNT si entra spesso quando si è ancora bambini. Perché nelle famiglie operaie non c'è tempo da perdere nel crescere con calma, si va al lavoro quando spesso uno ha compiuto otto o nove anni e ci si affilia al sindacato di fabbrica poco dopo .

Ma anche gli industriali hanno capito che dal risultato dello sciopero della "Canadiense" dipenderà il futuro immediato della Catalogna e anzi della Spagna intera, perché gli scioperanti tra le loro richieste ne hanno fatta una dirompente. Quella per la giornata lavorativa di otto ore, quarantotto a settimana in totale, e se questa verrà accettata, nel giro di poco tempo le otto ore verranno sicuramente estese a tutta quanta la Spagna.

E' per questo motivo, per evitare quello che per loro è un incubo spaventoso, la giornata lavorativa di otto ore, che in una riunione riservata, le più grandi famiglie barcellonesi assieme ai rappresentanti dell'ordine pubblico e del potere politico, hanno subito accettato la proposta dei militari e di quel gangster sanguinario che risponde al nome del governatore Severiano Martinez Anido: di mettere sotto la giurisdizione militare la "Canadiense".

Il giorno 24 febbraio il Quarto Reggimento del Genio, prende possesso delle installazioni della ditta e subito la luce ritorna in tutta quanta Barcellona.

Non si è ancora spenta la eco degli innumerevoli tappi di Champagne che sono stati stappati per la soddisfazione al "Club della Caccia" o alla "Maison Dorée", dove si riuniscono a fare affari i più bei nomi dell'industria barcellonese, che si verificano continue interruzioni dell'elettricità. Frutto dei continui sabotaggi che gli uomini della CNT praticano su tutta la rete e che vanificano il lavoro dei militari.

Il 26 "partono" in sciopero gli operai del gas e quelli della rete idrica, lasciando così Barcellona in una situazione simile a quella di una città del Medio Evo.

Per dare il loro contributo allo sciopero, gli operai dell'"Arte Grafica", visto che la "Soli" è sospesa, e non può dare conto delle azioni di sostegno agli operai della "Canadiense", impongono, diretti da Salvador Caracena la "censura roja" ai quotidiani che vengono pubblicati in città. I giornali non escono se non pubblicano anche i comunicati degli scioperanti.

Scendono in sciopero, a sostegno degli operai della "Canadiense", anche gli autisti e i bigliettai dell'efficiente rete tramviaria di Barcellona. Cinquanta tram vengono incastrati negli scambi del centro della città e paralizzano per ore il traffico, mentre altre vetture scendono in fiamme dal deposito del Montujic e si arrestano con i freni che sprizzano cascate di scintille, nella cacofonia dei clacson impazziti. E come non bastasse, in sostegno alla "Canadiense", si sciopera anche a Sabadell, Villafranca e Badalona.

Ciò che colpisce anche a un lettore superficiale di quei fatti, è la capacità da parte della CNT di coagulare attorno allo sciopero, non tanto le energie dei più conosciuti militanti del sindacato, ma di agglutinare attorno agli operai in lotta, la grande maggioranza degli abitanti di Barcellona.

Infatti la "Soli" è diffusa da un vero e proprio esercito di ragazzini che si sono dimostrati fin da subito intelligenti, coraggiosi e affidabili. Le quote delle tessere, indispensabili per continuare a svolgere l'attività sindacale, vengono riscosse da operai sconosciuti e, quando questi vengono identificati dalla polizia, tocca alle loro donne prenderne il posto. E' la somma di tanti gesti individuali che farà nei fatti la differenza. E' vero che la città è abitata al 65% da operai e dalle loro famiglie, come a dire da gente che è sensibile alla lotta sindacale, perché lo sfruttamento lo prova quotidianamente sulla propria pelle e che la CNT in città conta forse 350.000 iscritti, e che il "sindacato unico", fondato nel quartiere di Sans l'anno prima e che ha sostituito quello di mestiere, fin da subito si è dimostrato un efficace mezzo di lotta. Ma c'è dell'altro nella solidarietà che si manifesta quotidianamente attorno agli scioperanti e nell'efficacia delle loro azioni.

Quello della "Canadiense" è il punto d'arrivo, l'aspetto eclatante e maggiormente visibile di un lavoro che gli anarchici e i sindacalisti hanno svolto per anni con pazienza certosina.

Fin dall'inizio infatti gli anarchici hanno identificato tre diversi ma in qualche modo complementari momenti di intervento: quello sindacale, quello educativo e quello culturale. Quello sindacale da svolgere sul posto di lavoro, fabbrica, laboratorio o ufficio che sia, gli altri due per portare all'interno dei quartieri le istanze di lotta sindacali e proletarie e quelle più generali di liberazione umana.

Gli anarchici sono infatti massicciamente presenti in tutti i quartieri proletari della città, sia quelli di più antico insediamento proletario, come il Raval e i quartieri del porto, che li hanno visti praticamente nascere, sia in quelli che l'industrializzazione accelerata ha creato negli ultimi dieci anni. Vale a dire, il Clot, Hospitalet de Llobregat, Santa Eulalia, la Torrassa, la Torre Barò, il Carmelo. Quei quartieri che verranno chiamati di lì a poco le "Casas Baratas", sempre con la caserma della Guardia Civil al centro, per sorvegliare e reprimere che ci abita.

Soltanto gli anarchici hanno capito che gli abitanti di questi quartieri abitati all'80% da operai spesso dequalificati e che per 1/3 sono analfabeti, dove manca tutto e i cui abitanti vivono in condizioni igieniche indegne, tanto che ancora nel 1931 a la "Torrassa" ci saranno due morti per peste bubbonica, dove vivono persone che stanno dentro la città senza farne parte, che si sono costruiti le proprie abitazioni con materiali di recupero, sono, oltre che alla ricerca di un salario dignitoso, anche alla disperata ricerca di un'identità sia individuale che collettiva.

Identità che la CNT e gli anarchici forniscono loro, attraverso un fitto reticolo di sedi sindacali, ateneos, centri di studi, biblioteche. Ma anche club sportivi, club di esperantisti, di escursionisti e perfino di colombofili che si sostituiscono alla famiglia e che attuano quella cucitura tra la classe operaia di origine autoctona e quella di più recente immigrazione. La classe operaia di Barcellona si è infatti formata nella maniera classica, i primi operai sono arrivati in città dalla campagna e dalla montagna catalana, sono ex vignaioli che la malattia della fillossera ha rovinato o artigiani che sono stati messi sul lastrico dalle produzione industriale. Poi sono venuti dal Levante e infine dall'Andalusia, specialmente da Almeria e dall'arida piana di Murcia. Tanto che la Torrassa verrà subito definita come "La Murcia chica " e il tram che la mattina porta gli operai al lavoro, è per tutti "El Expreso de Andalucia".

Detestati dalla logica "catalanista" che vede in essi degli esseri primitivi che non parlano nemmeno il catalano,e che li ritiene non inseribili per questo motivo nella raffinata cultura cittadina, tanto stupidi che un detto recita che sono stati attirati in città "come il cane viene attirato da una salsiccia", hanno trovato negli anarchici e nei sindacalisti gli unici che li hanno trattati da esseri umani. E' la CNT che li organizza sul posto di lavoro, sono gli anarchici che li proteggono dalle continue angherie della polizia che rastrella periodicamente i quartieri dove essi vivono assieme a "lumpen", alle prostitute e ai piccoli delinquenti e sono i discepoli di Ferrer che insegnano loro a leggere e a scrivere.

Negli "ateneos" che punteggiano tutti quanti i quartieri e nella fondazione dei quali, in un modo o nell'altro sono stati coinvolti i più prestigiosi militanti della CNT, a partire da Salvador Seguì che ha fondato la biblioteca dell'ateneo sindacalista in calle de Ponente nel 1915, si leggono gli scritti di Tolstoi, Teobaldo Nieva, Juan Montseny, Ramon Sampau, Fermin Salvoechea, Pedro Esteve, e del sempiterno Anselmo Lorenzo.

Ci si trova fino in quindici a leggere tutti assieme la "Conquista del Pane". "Uno leggeva per gli altri" come testimonia un sopravvissuto di quegli anni. Poi, arrivato al punto, il libro, l'opuscolo o il giornale, venivano passati al vicino perché andasse avanti.

E i "vecchi" della CNT, ripetono di continuo ai più giovani, quasi fosse un mantra che: "un anarchico deve essere prima di tutto degno di sé" e che fin da subito, bisogna "vivir en anarquia", senza aspettare il domani, in un vero e proprio processo di educazione che ha successo perché interpreta le loro aspirazioni e soprattutto perché proviene da uomini e da donne che vivono nei loro stessi quartieri, che condividono la loro stessa esistenza.

Ed è in questa "seconda periferia", nata dall'esplosione di Barcellona, dove vivranno negli anni '30 fino a 400.000 persone e che verrà chiamata "El cinturon rojo y negro", che la CNT metterà le sue radici più solide. Tanto che nell'immaginario collettivo le tre parole "Torrassa - Murcianos - FAI" saranno tutte indissolubilmente legate. E non è un caso che più di trecento uomini armati la mattina del 19 luglio del 1936 uscirono dalle loro povere abitazioni e assaltarono la caserma della Guardia Civil di San Andres.

E' nel legame profondo tra CNT e città di Barcellona che appare pervasa in quei giorni di un'ansia febbrile, che risiederà la chiave del successo dello sciopero della "Canadiense".

Il 5 marzo tutti i lavoratori dell'"Elettricità", di età compresa tra i 21 e i 38 anni vengono militarizzati, misura questa che aveva avuto facilmente ragione dei ferrovieri che nel 1912 erano scesi in sciopero, seguendo le indicazioni del sindacato socialista, e sottoposti così al codice di disciplina militare.

Nel frattempo ottomila "somaten", la milizia paramilitare attiva nella campagna catalana, vengono fatti arrivare in città a pattugliare le strade di Barcellona e messi agli ordini di uno dei padroni, acceso fautore dello scontro frontale con i sindacati: Josep Beltran i Musitu.

E tanto per far vedere da che parte stava, il leader indipendentista Cambò si fa vedere per strada al loro fianco e con un fucile da caccia tra le mani.

Ma il bando che annunciava la militarizzazione degli operai, non venne pubblicato sui giornali, come imponeva la legge, perché la censura parallela degli anarchici lo impedì. Solo il "Diario di Barcellona" lo fece uscire. Ma fu multato dagli uomini di Salvador Caracena, e il direttore del giornale pagò per certo la multa di 1000 pesetas che gli era stata imposta, soldi questi che finirono subito nella cassa degli scioperanti della "Canadiense".

Il 7 marzo i lavoratori si presentarono al distretto militare ma si rifiutarono di tornare al lavoro e vennero così tutti e 3000 incarcerati al Montjuich, mentre il sindacato dei camionisti aveva chiamato i suoi iscritti allo sciopero.

Di fatto la CNT stava preparando uno sciopero generale a tempo indeterminato, dall'esito incerto, nel tentativo di assestare alla controparte il colpo definitivo, ma questa volta almeno venne presa sul tempo dai padroni che attuarono il "lock out", e come un sol uomo, all'ora convenuta, chiusero i loro negozi, i laboratori, le fabbriche mandando così a casa 350.000 operai. Si comportarono in questo modo perché gli operai che continuavano a lavorare, non potessero contribuire con i loro versamenti alla cassa di resistenza per quelli che erano in sciopero.

Il 13 si dichiarò lo stato di guerra in tutta quanta Barcellona e le truppe, quasi fossero un esercito straniero, occuparono la città che venne divisa in settori, a capo di ognuno di questi fu messo un colonnello o un generale dotato di pieni poteri, mentre i soldati e le Guardie Civil disseminavano di nidi di mitragliatrici le Ramblas e plaza de "Catalunya".

E' a questo punto che tra gli industriali di Barcellona si diffondono la paura e il timore.

Nessuno tra di loro si aspettava una lotta tanto dura che soprattutto, fino a quel momento almeno, è stata combattuta dai sindacalisti e dagli anarchici con durezza e intelligenza.

Inoltre quarantacinque giorni consecutivi di scioperi che hanno attraversato tutta quanta la città, se da un lato hanno portato sull'orlo della fame centinaia di migliaia di persone, hanno messo anche in ginocchio la produzione industriale di Barcellona e tanti tra gli industriali sono ormai sull'orlo del fallimento.

Magari lo sciopero generale che la CNT si prepara a lanciare è destinato al fallimento, come dicono nei corridoi della sede centrale della polizia in via Layetana molti funzionari, e gli operai saranno costretti a tornare al lavoro senza avere ottenuto nulla, ma non si può mai sapere .

Del resto la "Semana Tragica" quando la città è stata sull'orlo di esplodere è appena passata e il ricordo di quello che è successo dieci anni prima, di quale vulcano sociale rappresenti la città, è ancora vivo nella mente e nella memoria di tutti.

Inoltre, arrivano ogni giorno notizie che preoccupano sempre più. Micro attentati vengono attuati in tutta quanta la città, ora è un deposito di merci che prende fuoco, ora è un negozio che viene devastato, magari da una folla inferocita di donne. Nei mercati, in tanti si rifiutano di servire le mogli dei poliziotti che sono andate a fare la spesa, gli informatori della polizia vengono minacciati pubblicamente. Gli industriali si rendono conto che hanno di fronte un nemico temibile che ha ormai innescato una vera e propria conflittualità permanente, un nemico difficile da capire, imprevedibile e dunque difficilissimo da battere.

Gli industriali, Muntades in testa, si rivolgono all'odiato, almeno a parole governo di Madrid, affinché intervenga in quello che è ormai diventato un "affaire" che riguarda tutta quanta la nazione.

Così il governo del conte di Romanones nomina governatore civile della città Carlos Montanes un ingegnere che aveva lavorato per la "Canadiense", che tutti conoscono come un uomo abile e dotato di buon senso, con un preciso mandato, quello di arrivare alla composizione di quello sciopero che ormai minaccia di travolgere tutto.

Il nuovo governatore civile della città obbligò le parti a riunirsi di nuovo. I sindacati chiesero la riammissione di tutti i licenziati, un indennizzo per le giornate di salario perso, la possibilità di aprire sezioni sindacali all'interno della "Canadiense" e soprattutto la concessione della giornata lavorativa di otto ore.

Lawton accettava queste condizioni, ma rifiutava la riassunzione in blocco degli operai e sosteneva che bisognava analizzare caso per caso, ma alle nove di sera cedette e il conte di Romanones in persona si rese garante di questo accordo e destituì il capo della polizia come era stato chiesto dalla CNT.

L'ultimo atto dello sciopero della "Canadiense" fu il meeting che si tenne alla plaza de toros de "Las Arenas", affollata da cinquantamila persone a cui vanno illustrati i termini dell'accordo .

Quel giorno le gradinate erano gremite come non mai e in tanti, alcune migliaia almeno, non avevano trovato posto sugli spalti di quel grande catino.

Tra i presenti serpeggia soprattutto un dubbio, è vero che il governatore civile ha promesso che gli operai rinchiusi al Montjuich verranno scarcerati, ma tutti sanno che Milans del Bosch, il governatore militare della città ha già dichiarato che si opporrà a questa misura . Ci si può fidare o, come sostengono molti, specialmente tra i più giovani, bisogna andare avanti nello sciopero, fino a quando l'ultimo dei compagni non verrà messo in libertà?

E a questo punto che si alza a parlare Salvador Seguì, quello che tutti conoscono come "El Noy de Sucre". Quando Seguì si levò a parlare, si fece il silenzio. Non c'è praticamente un operaio che non abbia partecipato a una riunione in cui lui non sia stato presente, non esiste nella Barcellona proletaria chi non si sia incontrato con quell'uomo dalla figura corpulenta, le palpebre pesanti che gli danno l'aria di un grande gatto intelligente, che quando non lavora come imbianchino, ama vestire con una certa ricercatezza. Lui la lezione sul sindacato l'ha imparata dai "vecchi" della CNT che gli hanno sempre detto: "Non giocarti mai tutto su una carta sola. Ma se dichiari uno sciopero, assicurati di fare di tutto per vincerlo". E in compenso non c'è nessun altro che conosca la Barcellona operaia come Salvador, che sappia percepire anche il minimo segnale che proviene da quei quartieri dove vivono quelli che in quel preciso momento aspettano le sue parole. E sa benissimo che la classe operaia di Barcellona è esausta.

"Volete i prigionieri? Adiamoceli a prendere" e a quel punto indicò con il dito le mura grigie della tetra la fortezza del Montjuich che sovrasta la città, a simboleggiare che non c'era altro da fare, che era stata vinta una battaglia difficilissima e che non si poteva rischiare di vanificare tutto in questo modo.

Gli uomini e le donne che gremivano la plazas de toros, esplosero in un grido che sapeva di liberazione.

Gli operai rinchiusi al Montjuich vennero messi in libertà nei giorni successivi, ad eccezione di cinque di loro che rimasero rinchiusi in quelle celle tetre dove in tanti tra gli anarchici già erano finiti.

Per chiedere la libertà dei cinque operai, i gruppi anarchici il 23 marzo lanciarono uno sciopero generale che non ebbe successo, perché la popolazione operaia di Barcellona era letteralmente esausta e affamata, ansiosa di tirare il fiato dopo tante settimane di lotta.

Il giorno dopo l'esercito occupava la città, prendeva le generalità ai cittadini che si trovavano per strada e stracciavano le tessere ai "cenetista" su cui i soldati riuscivano a mettere le mani.

Le garanzie costituzionali furono espressamente sospese dal governatore per le donne e gli uomini che facevano parte della CNT, come ebbe a dichiarare in un incontro pubblico.

Nell'ultima settimana del mese di marzo venne fondata la Federacion Patronal Espanola il cui primo atto consistette nel dire che per poter lavorare, un operaio, doveva rinunciare ad iscriversi alla CNT e ognuno di loro doveva negoziare individualmente il proprio salario. E per chiarire cosa intendessero i padroni per relazioni sindacali, comandarono che venisse ammazzato Miguel Burgos, un anarcosindacalista tra i più amati che venne "sparato" alla schiena dai poliziotti il 31 di quello stesso mese, secondo alcuni, il primo morto fatto da quella "ley de fuga" che insanguinò per anni le piazze e le strade di Barcellona.

Questi due fatti offesero a tal punto gli operai a che la "huelga" divampò di nuovo. Finalmente lo sciopero ebbe termine il 12 aprile 1919, non prima che il governo del conte di Romanones, il 3 di quello stesso mese non istituisse la giornata lavorativa di otto ore.

Lo sciopero della "Canadiense" si concluse con 3.25 milioni di ore di lavoro perse e fu portato avanti da 156.000 operai. Gli operai che avevano ottenuto le otto ore, nel 1914 erano appena il 13 %, salirono dopo quello sciopero vittorioso al 90 % del 1925.

In ricordo di quella lotta vittoriosa, di quei 45 giorni che rappresentarono una vera e propria epica proletaria, venne composta una canzone dal titolo "Alla Huelga":

"A la huelga companeros! No Vaya a trabayar.
A la huelga diez
A la huelga cien
A la huelga madre vado per loro e loro per me".

Così recitava il ritornello, di una canzone sicuramente non bella ma che coglieva alla perfezione quello che era stato lo sciopero della "Canadiense" per tutta quanta la classe operaia della capitale della Catalogna.

[Notizie tratte da www.alasbarricadas.org e www.estelnegre.org]

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