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Questo sito nasce con l'intento di contribuire alla nascita di un Coordinamento dei Lavoratori in Lotta e perciò la discussione ed i contatti tra lavoratori sono fondamentali. Questa sezione è quindi la più interattiva. Tutti possono contribuirvi, evitando però i piagnistei sui diritti cancellati, la rassegnazione e lo spirito di sacrificio imperante. Questo è un sito di lotta e di coordinamento e questi sono i presupposti da cui vogliamo partire.

Sullo sciopero dei trasporti del 16 e sulla possibile evoluzione della lotta

Lo sciopero dei trasporti del 16 giugno, indetto a livello nazionale da CUB-TRASPORTI e da SGB, si è presto allargato ad altri sindacati coinvolgendo Alitalia, le ferrovie, il trasporto pubblico locale e la logistica. Inizialmente aveva come obiettivi: "NO alle privatizzazioni dei Trasporti. NO allo smantellamento del Welfare Pubblico. NO allo smembramento della Sanità Pubblica."

Il SUL ha indetto per il 16 uno sciopero di 4 ore a cui si aggiungono altri sindacati autonomi e l'USB (solo per TPL del Lazio). Nel frattempo bolle in pentola un'altra questione: la commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento di Stefania Covello del PD che cancella il Regio Decreto 148/31 di epoca fascista, che coordinava le norme sulla disciplina giuridica dei rapporti collettivi del lavoro con quelle sul trattamento giuridico economico del personale delle ferrovie, tramvie e linee di navigazione interna:

"Il regio decreto 8 gennaio 1931, n. 148 – si legge nell'atto licenziato –, e la legge 22 settembre 1960, n. 1054, sono abrogati, fatta salva la loro applicazione fino al primo rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro di settore e, comunque, non oltre un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto".

In seguito all'approvazione dell'emendamento inizia un tam-tam sindacale sui pericoli insiti nell'eliminazione del R.D.148 che contribuisce alla riuscita del sit-in del 16 nei pressi di Piazza Venezia a Roma, che per numero diventa una manifestazione di circa 500 autisti con momenti di tensione con le forze di polizia.

Monta la fibrillazione in ATAC e soprattutto in Roma TPL, e vengono indette delle assemblee in alcuni impianti dalle sigle USB e SUL con l'obiettivo di accreditarsi agli occhi dei lavoratori e fare qualche tessera. La sera del 23 giunge la notizia dell'ordinanza di precettazione per il 26 giugno: il Ministero dei Trasporti "ha ordinato il differimento ad altra data degli scioperi nel settore del Trasporto pubblico locale indetti per lunedì 26 giugno 2017, e precisamente lo sciopero del personale dipendente delle Aziende del Trasporto Pubblico Locale per il giorno 26 giugno 2017, della durata di 4 ore, proclamato dall'Organizzazione Sindacale Usb Lavoro Privato; lo sciopero del personale dipendente delle Aziende del Trasporto Pubblico Locale per il giorno 26 giugno 2017, della durata di 4 ore, proclamato dalle Organizzazioni Sindacali Faisa Confail e SUL Comparto Trasporti".

Di lì a poco i sindacalisti di base e quelli autonomi spargono un mare di lacrime perché il governo starebbe togliendo il "diritto" di sciopero: "Contro questa arroganza – dice il segretario Nazionale del SULCT - abbiamo già proclamato uno sciopero del TPL di 24 ore per il giorno 6 luglio 2017". Il 26 giugno, quindi, niente sciopero, solo un presidio dei lavoratori ATAC (circa 150-200 i partecipanti) sotto il Ministero dei Trasporti.

In questa come in altre occasioni è giusto ribadire che non ha senso appellarsi a leggi, contratti o regole, ma che bisogna puntare sui rapporti di forza… anche perché quando ai padroni fa comodo leggi e contratti vengono cambiati unilateralmente. Per ampliare la forza dei lavoratori, la nostra forza, è necessario coordinarsi e lanciare delle parole d'ordine unificanti sui salari, le condizioni e gli orari di lavoro.

Detto questo, è chiaro che l'abrogazione del R.D.148 risponde alla necessità di deregolamentare il lavoro al fine di abbassarne il costo, ma la difesa corporativa del decreto non può essere un obiettivo di lotta degli autoferrotranvieri, e nelle assemblee sarebbe buona cosa far leva sull'evidente peggioramento delle condizioni lavorative per lanciare la parola d'ordine dell'unità di lotta e organizzazione con le altre categorie. Inoltre è importante ribattere in ogni sede che la lotta proletaria non deve mai essere né regolamentata né preannunciata, come invece vogliono borghesi e politicanti di ogni colore.

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