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Questo sito nasce con l'intento di contribuire alla nascita di un Coordinamento dei Lavoratori in Lotta e perciò la discussione ed i contatti tra lavoratori sono fondamentali. Questa sezione è quindi la più interattiva. Tutti possono contribuirvi, evitando però i piagnistei sui diritti cancellati, la rassegnazione e lo spirito di sacrificio imperante. Questo è un sito di lotta e di coordinamento e questi sono i presupposti da cui vogliamo partire.

Comunicato Rider in Lotta Torino a seguito dell'incontro del 7 Novembre

THE PEN-IS ON THE TABLE (I parte)

Critical Mass Rider 29 Giugno 2018 - Stazione Porta Nuova TorinoIeri, Mercoledì 7 Novembre, presso il Ministero del lavoro si è tenuto l'ennesimo confronto tra aziende, lavoratori del food delivery e sindacati promosso dal Ministro Di Maio nel tentativo di rimediare al fallimento della clausola rider del decreto dignità, con la quale il governo si impegnava a riconoscere piene tutele in questo settore, ma che è stata stralciata al primo cenno di disappunto delle aziende coinvolte. Al centro dell'incontro ci sono state le proposte delle aziende, le quali sin dalle fasi iniziali del tavolo si sono dimostrate abbastanza divise sui contenuti di dettaglio, ma allo stesso tempo hanno dimostrato estrema compattezza nel rifiutare sia il riconoscimento delle tutele tipiche del rapporto di lavoro subordinato – che a detta dei manager "sarebbero insostenibili per rimanere sul mercato" – sia l'abolizione dei sistemi di monitoraggio e classificazione delle prestazioni.

Le rivendicazioni dei lavoratori e delle lavoratrici erano già state presentate durante il primo incontro di questo tavolo di contrattazione e poi ribadite attraverso le iniziative di lotta che soprattutto a Torino hanno tenuto viva l'attenzione sulle condizioni di sfruttamento nella gig economy e rimarcato le responsabilità di un Governo complice e artefice dello smantellamento dei diritti sociali.

COSA CHIEDONO I LAVORATORI E LE LAVORATRICI IN LOTTA?

La base di partenza è il rapporto di lavoro subordinato e le relative tutele · monte ore minimo garantito · retribuzione oraria comparata ai CCNL e indennità salariali · abolizione dei sistemi di monitoraggio e classificazione della prestazione e/o di qualsiasi funzione che finalizzata a imporre uno stato di competizione tra chi lavora · tutele assicurative e previdenziali.

E INVECE…

Nei sei lunghi mesi trascorsi, il tentativo di contrattazione organizzato da Di Maio per modalità e contenuti ci ha dimostrato un'unica propensione: assecondare i tempi e le richieste delle imprese. Incontro dopo incontro si è infatti ridotta la soglia delle tutele, che da "piene" sono diventate "minime" e nelle more di questo tavolo è stato garantito alle aziende il tempo necessario per riorganizzare sistemi di pagamento, strategie di mercato e, come nel caso di Foodora, per vendere tutto senza offrire alcuna garanzia sui rinnovi contrattuali e sulle condizioni che saranno applicate dall'acquirente Glovo. Per i e le rider sul tavolo non c'è un beato nulla!

I temporeggiamenti del Governo, dettati dalla volontà di elaborare una soluzione specifica per questo settore, anzi non sono affatto stati d'aiuto per chi lottando si è esposto maggiormente alla rappresaglia delle aziende. Il tema ricorrente e per certi aspetti centrale della retribuzione e della "battaglia al cottimo" ha completamente spostato in secondo piano i rischi di intimidazione e ricatto che esistono per molti lavoratori e lavoratrici di queste aziende.

Nel tentativo di colmare un inesistente vuoto normativo, l'intento che esplicitamente emerge dagli incontri di contrattazione è quello di creare una nuova tipologia contrattuale su misura che tenga contro delle esigenze specifiche del food delivery o nel futuro di qualsiasi altro settore e che garantisca alle aziende: un notevole abbassamento del costo del lavoro, il mantenimento di poteri di controllo e sanzionamento estremamente pervasivi e la possibilità di ricambiare periodicamente la forza lavoro in modo da favorirne l'isolamento e la ricattabilità.

Gianluca Cocco e Matteo Lentini (Co-Managing Director Foodora Italia)AU BONHEUR DES OGRES (II parte)

L'obiettivo sembra essere quello di creare un paradiso per l'impresa, che – come più volte è accaduto – oltre a godere della possibilità di liberarsi con estrema facilità di chi più attivamente protesta o di chi non mantiene un rendimento conforme agli standard di produttività stabilititi dalle piattaforme, può ingaggiare senza alcun limite e a bassissimo costo un alto numero di lavoratori, distribuendo così le ore di lavoro su un numero di addetti più ampio (overstaffing) e ottenendo in questo modo un inasprimento della concorrenza tra poveri falsi autonomi, rassegnati ormai alle contrazioni del trattamento economico e delle tutele unilateralmente concesse dalle aziende. In questo scenario non sono mancati anche tentativi di contrattazione territoriali. Sollecitati e battezzati dalle amministrazioni locali, questi accordi metropolitani – di cui la carta di Bologna ha rappresentato il primo esempio – hanno dimostrato numerosi limiti sia dal punto di vista dell'applicazione che dei contenuti. Infatti, oltre a non essere stati accettati da nessuna delle aziende più importanti del settore anche questi innovativi accordi si sono posti sin da subito al di sotto delle tutele previste dai contratti collettivi nazionali, legittimando anzi tanto il monitoraggio delle prestazioni quanto la classificazione dei lavoratori in base al loro rendimento. Sembra che abbagliati dalla pretesa novità del food delivery l'interesse sia passato della tutela del lavoro alla tutela dell'impresa.

A voler essere onesti però la questione della qualificazione giuridica dei rider si pone più come una sorta di refrain che come un problema reale: basti pensare alla qualificazione degli addetti outbound impiegati nei call center e prima ancora dei pony express. La presunta necessità di adattare il sistema normativo sembra essere solo un pretesto per consentire una forte riduzione del costo del lavoro e delle tutele tipiche del rapporto di lavoro subordinato.

Enfatizzando la portata innovativa di un settore in espansione – che di nuovo in realtà ha solo la gestione di un servizio a livello internazionale, con paghe misere ed un alto tasso di controllo – e tentando di colmare con una soluzione ad hoc un vuoto normativo che concretamente non esiste il rischio è di legittimare un rapporto di forza tra datore di lavoro e lavoratore fortemente squilibrato, all'interno del quale lavoratori e lavoratrici sono sempre più atomizzati, isolati e monitorati.

Le imprese, creando una cortina fumogena di novità ed efficienza, hanno semplicemente aggirato la normativa esistente e costruito, Governi compiacenti, un sistema in cui centinaia di lavoratori vengono retribuiti circa un quarto di quanto prevederebbero i contratti collettivi di settore e sono privi di coperture previdenziali, assicurative e tutele antinfortunistiche.

Eppure, come evidenziato da più parti, le esigenze di flessibilità e discontinuità della prestazione richieste da questo settore sono già ampiamente soddisfatte dalla figura del contratto di lavoro intermittente, noto nel sistema italiano e anche in quello inglese (zero hours contract), il quale consentirebbe immediatamente di qualificare come lavoro subordinato la prestazione di lavoro offerta a seguito della chiamata o dell'offerta di disponibilità e di superare agilmente il dibattito su autonomia e subordinazione nella gig economy.

"NON PER NOI E NEANCHE PER TUTTI": lottando e aspettando un'assemblea (III parte)

Con questa consapevolezza, come Rider in lotta di Torino, avevamo già deciso nei mesi precedenti e continuiamo a sostenere di non voler partecipare ad altri incontri di questo tavolo di contrattazione, il cui esito sembrava e sembra tuttora ad esclusivo beneficio degli interessi delle aziende e di quelli politico-propagandistici del Governo. Vogliamo che si metta immediatamente fine a questo momento di contrattazione che finora ha portato solo ad un peggioramento delle condizioni per lavoratrici e lavoratori e consentito a governo ed aziende di ripulirsi la faccia senza intaccare minimamente i loro biechi interessi.

Prendere parte e contribuire alla creazione di nuovi modelli organizzativi del lavoro il cui obiettivo è quello di far eclissare quello che resta dei diritti di chi lavora è una responsabilità di cui chi partecipa deve rendere conto. Al di là degli slogan, dei comunicati e delle differenti valutazioni le rivendicazioni non possono andare al di sotto della soglia fissata sin dal principio e trascorsi sei mesi senza aver ottenuto alcun risultato concreto sembra inevitabile un confronto tra lavoratori e lavoratrici autorganizzati delle diverse città italiane capace di ridare linfa alle rivendicazioni, alle analisi su di esse e alle pratiche da portare avanti.

Come dimostrato con la Critical Mass del 29 Giugno e del 26 Ottorbre, con l'intervento negli uffici dell'assessore all'economia e al lavoro Sacco e con le recenti iniziative di blocco del servizio contro Glovo & Mc Donald non vogliamo stare ad aspettare soluzioni calate dall'alto ma organizzarci e decidere delle nostre vite e del nostro lavoro lottando uniti. Per questo rilanciamo la proposta di un'incontro che coinvolga le realtà che negli ultimi anni si sono mobilitate nelle diverse città italiane e che consenta di valutare con attenzione e i rischi, gli obiettivi e le strategie da mettere in campo.

IL TAVOLO è INCLINATO DAL LATO DEI PADRONI LA LOTTA è NELLE STRADE CON I LAVORATORI

Rider in Lotta Torino
8 novembre 2018

[tratto da www.facebook.com/notes/deliverance-project/]

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