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Questo sito nasce con l'intento di contribuire alla nascita di un Coordinamento dei Lavoratori in Lotta e perciò la discussione ed i contatti tra lavoratori sono fondamentali. Questa sezione è quindi la più interattiva. Tutti possono contribuirvi, evitando però i piagnistei sui diritti cancellati, la rassegnazione e lo spirito di sacrificio imperante. Questo è un sito di lotta e di coordinamento e questi sono i presupposti da cui vogliamo partire.

Il sindacato americano

iww_ny_1914Dall'IWW al movimento Occupy

Gli anni che seguono la fine della guerra civile negli Stati Uniti sono caratterizzati da un rapido sviluppo della capacità produttiva. Concorrono a questo risultato diverse cause strutturali: l'abbondanza di risorse naturali, un'enorme quantità di manodopera a basso costo, il più grande mercato unito del mondo non gravato da dazi, dogane o qualsiasi altra barriera alla circolazione delle merci; di conseguenza l'area del mondo con la più vasta possibilità di consumo. Alcuni dati sono molto indicativi: nei due decenni successivi alla guerra civile (1865/1885) viene messa in coltura una superficie vasta quanto le isole britanniche e la Svezia, con un aumento del potenziale produttivo esponenziale. Nell'ambito delle attività industriali, la produzione USA passa dal quarto posto del 1860 al primo posto del 1894 quando supera la produzione della Gran Bretagna e della Germania insieme. Lo strumento principale attraverso cui gli USA si impongono come potenza industriale mondiale è il protezionismo ma assume un'importanza crescente anche l'accentramento dei capitali e della produzione. Nascono i trusts: la Standard Oil di Rockefeller, la Morgan, la United States Steel Corporation.

Così tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX la situazione è caratterizzata:

1) dall'aumento delle esportazioni che passano dai 400 milioni di dollari del 1870 a più di un miliardo e 395 milioni nel 1900 mentre gli investimenti all'estero (fino ad allora rappresentati da cifre non significative) raggiungono i 500 milioni di dollari;

2) dalla centralizzazione della ricchezza (il 9% della popolazione possiede il 71%);

3) dall'accentramento del controllo finanziario dei gruppi Morgan e Rockefeller che da soli detengono valori superiori ai beni esistenti nei 22 Stati e Territori ad Ovest del Mississippi.

Parallelamente aumenta il fenomeno dell'immigrazione; a varie ondate entrano negli USA emigranti da Inghilterra, Cina, Irlanda, Nord Europa, Scandinavia, Germania, poi Polonia e infine Italia. Un ulteriore elemento di scomposizione del giovane proletariato multietnico che si va formando è la presenza dei neri che, da poco affrancati dalla schiavitù, si riversano nelle città industriali del Nord-Est in cerca di lavoro.

La formazione di trusts potentissimi si riflette pesantemente sulla struttura del giovane stato federale. Soprattutto nell'Ovest, le compagnie minerarie divengono le reali detentrici del potere nei singoli stati, assumendo direttamente la gestione dell'ordine pubblico attraverso l'aperta corruzione dei "legittimi poteri" e l'utilizzo dispiegato delle polizie private.

In questo contesto, le condizioni di vita e di lavoro della classe operaia sono tremende: estensione senza limiti della giornata lavorativa, impiego di manodopera minorile, assenza di ogni forma di assistenza e prevenzione per infortuni e malattie, nessuna tutela pensionistica. Nell'ultimo quarto del secolo, la prima forma di organizzazione su scala nazionale che cerca di difendere l'interesse immediato dei lavoratori è costituita dai Knights of Labor (KoL). Fortemente legata ad una divisione del lavoro in cui la figura dominante è l'operaio professionale ancora simile ad un artigiano, l'organizzazione dei KoL si fonda sui mestieri, sulla difesa dei privilegi prodotti dalla capacità professionale. E' ammessa, sia pur in linea teorica, la partecipazione degli operai neri all'organizzazione mentre è totalmente preclusa ai cinesi. Le rapide trasformazioni determinate dalla crescita del fenomeno migratorio e le illusioni circa la possibilità di elevamento del livello culturale degli operai fanno si che i KoL, pur avendo raggiunto un considerevole numero di iscritti, decrescano rapidamente verso la metà del decennio '80.

La forte presenza di immigrati provenienti dall'Inghilterra si riflette pesantemente sulle forme organizzative che il nascente movimento operaio va assumendo. Sorgono numerose le Unions (la cui forma organizzativa è "copiata" dal modello inglese) che si aggregano prevalentemente intorno alla condizione dei mestieri. Così, anche in conseguenza della sparizione dei KoL, nel 1886 le varie Unions si dotano di una struttura unitaria denominata American Federation of Labor (AFL). Nel giro di qualche anno questa struttura registra una sensibile crescita degli iscritti, divenendo il primo sindacato operaio esteso su una grossa fetta di territorio. I punti principali su cui si concentrano le lotte sono: la riduzione della giornata lavorativa a otto ore, la regolazione del lavoro femminile, il divieto del lavoro minorile, l’instaurazione di forme assicurative e di tutela sociale per i lavoratori e la formazione di una forma di arbitrariato presieduta dallo stato che dovrebbe dirimere le vertenze con il padronato. Pur confrontandosi in talune vertenze "storiche" per il movimento operaio (sciopero di 150.000 minatori in Pensylvenia del 1902, lotta dei lavoratori delle ferrovie contro Pullman, 1894) in maniera molto dura, l'AFL assume molto rapidamente una connotazione fortemente corporativa, con una netta preclusione verso lo sciopero politico. Secondo le parole del suo dirigente dell'epoca più famoso, Samuel Gompers, la logica del sindacato doveva essere quella di migliorare progressivamente le condizioni di vita della classe operaia senza occuparsi minimamente delle prospettive di superamento del capitalismo.

In quegli stessi anni prende corpo oltre all'AFL un altro tipo di "organizzazione sindacale", l'Industrial Workers of the World (IWW) che ha i suoi punti di forza tra i minatori dell'Ovest, nelle fabbriche dell'Est dove lo sfruttamento è senza limiti, e soprattutto in quella massa fluttuante di forza lavoro in perenne mobilità che si sposta seguendo i lavori stagionali e i grandi cantieri delle ferrovie e delle infrastrutture. Proprio per le caratteristiche della sua base sociale, l'IWW ha come connotati qualificanti la totale libertà di adesione di qualsiasi lavoratore senza nessun veto per il colore della pelle o della nazionalità di provenienza, una precisa coscienza anticapitalista, l'assunto secondo il quale ogni vittoria è possibile solo sulla base di un rapporto di forza con la controparte padronale e, di conseguenza, un costante e aperto ricorso alla violenza. Il motto dell'organizzazione è chiaro e semplice: un torto fatto a uno è un torto per tutti. Questi elementi porteranno l'IWW ad uno scontro aperto con il padronato e con tutte le strutture repressive federali o private. Abbiamo messo le parole organizzazione sindacale tra virgolette a proposito dell'IWW perché tutta la sua storia non è inquadrabile all'interno di un rivendicazionismo classico sia per i metodi che utilizza - caratterizzati da un'estrema radicalità nella gestione delle lotte - sia per una netta impronta di classe che contraddistingue tutta la sua attività, fino ad arrivare ad assumere un rifiuto totale rispetto al primo conflitto mondiale nello stesso momento in cui i partiti che avrebbero dovuto rappresentare gli interessi del proletariato appoggiavano (direttamente o astenendosi) la guerra. Ma questa organizzazione non arriverà a diventare "altro", non sarà in grado di compiere un salto di qualità rimanendo intrappolata nei lacci dell'immediatismo. Nel 1917, dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti (e dopo la vittoria della Rivoluzione in Russia), contro il "sindacato" si scatenò un'inarrestabile repressione. Le sedi degli wobblies furono distrutte dalla polizia, i militanti eliminati fisicamente "sul campo", incarcerati e talvolta condannati a morte. L'azione congiunta delle istituzioni federali e delle agenzie private (in particolare i Pinkerton) produrrà un fortissimo ridimensionamento dell'organizzazione alle soglie degli anni '20.

La violentissima repressione del sindacalismo di classe marcia di pari passo con la progressiva istituzionalizzazione dell'AFL che viene accreditato come interlocutore "ufficiale" delle istanze dei lavoratori. In particolare durante il periodo bellico l'amministrazione Wilson riconosce al sindacato di Samuel Gompers la legittimazione alle politiche di mobilitazione in favore della guerra, mentre l'IWW si schiera su coerenti posizioni antibelliche. Sempre nel periodo dell’amministrazione Wilson, l’AFL ha una sua rappresentanza nel Consiglio della Difesa Nazionale e nel Consiglio dell'Industria di guerra. La linea messa in atto dal governo Wilson nei confronti del sindacato corporativo è semplicemente la conclusione di un processo iniziato dall'inizio del nuovo secolo con la presidenza di T. Roosvelt. Gli squilibri determinati dalla crescita dei trusts hanno riflessi politici e legislativi. Lo scontro si concentra sulla legge anti-trusts che serve da punto di riferimento per frenare lo strapotere del capitale privato. In questo contesto lo stato deve riprendere il suo ruolo di rappresentante degli interessi generali del capitale senza lasciarsi dominare dalle esigenze delle singole frazioni e degli interessi particolari conseguenti. Non solo: negli stati dell'Ovest si tratta spesso di rideterminare una "corretta dialettica" tra le istituzioni federali e le milizie private, dirette emanazioni dei trusts. Il sorgere di un ampio movimento sindacale che non metta in discussione l'ordine capitalistico è uno degli strumenti attraverso cui questo processo è stato possibile. Sulla base di una condizione materiale che, pur attraverso brusche interruzioni, rende possibile il miglioramento della condizione di vita proletaria, l'AFL ha la funzione di attuare una graduale limitazione del carattere privato delle forze produttive. Si tratta dunque di una dinamica tutta interna allo sviluppo capitalistico dove l'interesse proletario serve da massa di manovra di una parte del capitale opposta ad un'altra.

Con la fine del primo conflitto mondiale e l'eliminazione dell'IWW si chiude un'epoca. Fino ai giorni nostri non ci sarà più un'organizzazione in grado di porsi come antagonista diretta del capitale; le organizzazioni proletarie perderanno sempre di più la loro autonomia finendo quasi sempre per essere strumenti della lotta tra correnti in seno alla borghesia. Ma ciò nonostante si svolgono processi della massima importanza. In seguito alla continua trasformazione tecnica della produzione che riduce costantemente le figure degli operai professionali a vantaggio di un numero crescente di operai massa, alle violente crisi che l'accumulazione capitalistica conosce tra le due guerre, in particolare nel '29, e l'aumento della disoccupazione, l'impianto organizzativo dell'AFL si rivela sempre più inadeguato. L'ostilità verso tutta la forza lavoro non qualificata preclude l'adesione al sindacato di una parte sempre più considerevole dei lavoratori, mentre si riduce costantemente la base sociale su cui questo era cresciuto nei decenni passati. Alla metà degli anni '30 si verifica un'importante scissione all'interno del sindacato e alcuni dirigenti costituiscono il Congress for Industrial Organization (CIO). Il principio discriminante di questa nuova organizzazione è la possibilità di adesione per la massa di operai non qualificati. I risultati sono importanti nell'immediato in quanto il CIO acquista una forza e una dimensione considerevoli. Anche in questo caso, però, le mobilitazioni operaie che rappresentano una forte spinta verso la sindacalizzazione divengono parte integrante della politica dell'amministrazione Roosvelt e della realizzazione del New Deal.

Durante il secondo conflitto mondiale, i sindacati americani si allineano alla politica dell'unità nazionale per sostenere lo sforzo bellico. Nel dopoguerra, all'interno del CIO si manifesta una forte tendenza alla ripresa delle lotte; nello stesso tempo lo stato americano accusa apertamente questa organizzazione di essere pesantemente infiltrata dai comunisti. La direzione del sindacato viene messa con le spalle al muro: o accettare di "ripulirsi" o essere considerata un'organizzazione sindacale comunista. Così nel breve volgere di qualche anno vengono espulsi parecchi militanti e la politica di questo sindacato perde qualsiasi, pur relativo, connotato di classe. A suggellare questo percorso, nella metà degli anni '50, CIO e AFL si riunificano. Prende così corpo un sindacato unico totalmente centrato su una logica corporativa che assume precisi compiti di controllo e repressione di qualsiasi pulsione verso la lotta di classe. Per circa due decenni, cioè fino alla fine degli anni '70, questo quadro è sembrato monolitico e un occhio disattento o superficiale poteva interpretare il carattere del sindacato corporativo come un elemento fondante dello stato americano. A partire dalla grandi ristrutturazioni degli anni '80 e dall'avvento del reaganismo la realtà farà piazza pulita di molti ideologismi e presenterà il sindacato americano nella sua concreta dimensione.

All'inizio degli anni '80, in un lasso tempo molto compresso, la condizione complessiva di benessere, relativo, del proletariato americano viene rudemente messa in discussione. L'ondata di licenziamenti nelle grandi concentrazioni industriali è considerevole. Ovviamente il sindacato non è assolutamente in grado di porre un relativo argine a queste trasformazioni e di conseguenza anche il suo potere contrattuale/corporativo viene notevolmente ridimensionato e il numero degli aderenti crolla. Nei rari casi in cui una Union particolare si oppone alla ristrutturazione interviene pesantemente la repressione (a questo proposito, basti ricordare il caso dei controllori di volo che furono tutti indistintamente licenziati per avere messo in atto un sciopero non concordato con la direzione aziendale).

In America il salario è sempre stato indissolubilmente legato alle condizioni della produttività sia per settore (per esempio l'auto) sia per il singolo stabilimento e nella individualizzazione del trattamento economico attraverso il sistema della job-evaluation, producendo un sostanziale indebolimento della forza contrattuale della classe operaia. Per quanto riguarda la copertura per le malattie e il trattamento pensionistico bisogna considerare che il salario degli occupati delle grandi concentrazione era particolarmente elevato proprio perché era "tutto in busta" in quanto le trattenute previdenziali erano minime; i lavoratori per assicurarsi una pensione adeguata e una decente protezione in caso di malattia dovevano rivolgersi alle assicurazioni private. Si era stabilito un accordo neanche tanto tacito tra le direzioni sindacali e il padronato per cui l'ambito di intervento delle singole Unions doveva rimanere confinato all'interno di determinate concentrazioni industriali, (per esempio, nel settore dell'auto i grandi stabilimenti del Nord-Est di Ford, GM e Chrysler), con il divieto di intervenire in tutto l'indotto o negli stabilimenti fuori da queste aree geografiche. Questa logica si è rivelata una vera e propria mannaia per il sindacato quando, a causa della ristrutturazione, molte case automobilistiche hanno aperto fabbriche al Sud o all'Ovest dove non era presente nessuna forma di organizzazione sindacale perché duramente impedita dalla repressione statale e/o aziendale.

A tutto ciò va aggiunto una legislazione del lavoro che varia molto secondo le aree del paese (Sud e Ovest non hanno mai avuto particolari tutele per i diritti sindacali) con una ulteriore frammentazione determinata dai regolamenti interni delle singole corporation. In sintesi, la forza corporativa del sindacato nasceva da una relativa ridistribuzione dei margini di profitto verso una parte considerevole della forza lavoro occupata negli States che ha funzionato per trenta anni, visto le condizioni favorevoli del ciclo di accumulazione.

Tutta la storia del movimento operaio americano e delle sue lotte evidenzia come siano i nudi e crudi rapporti di forza a determinare vittorie e sconfitte. Inizialmente il movimento sindacale ingaggiò una dura lotta per imporsi come interlocutore del padronato, nella fase successiva il sindacato viene cooptato all'interno dello Stato per poi essere trasformato in uno strumento praticamente inutile per i lavoratori. Secondo il movimento Occupy di Oakland, nel 2011, la percentuale di lavoratori sindacalizzati negli Stati Uniti era dell'11,8%, circa 14,8 milioni di persone. Ma queste cifre non dicono nulla dei milioni di persone che in questo paese sono disoccupate o sottoccupate. Questi numeri non parlano... dei lavoratori impiegati nel lavoro manuale e domestico e trainato ampiamente dalle comunità di immigrati. Numeri che dimenticano le lavoratrici il cui luogo di lavoro è la casa e che tacciono di fronte all'economia invisibile del lavoro riproduttivo non pagato. Numeri che non includono gli studenti, indebitatisi per una cifra intorno ai 1.000 miliardi di dollari, costretti a fare più lavori per permettersi rette universitarie stellari. Numeri che lasciano fuori la realtà vissuta da un'alta percentuale di afroamericani che vengono rinchiusi dietro le sbarre delle prigioni o lasciati fuori da quelle di un impiego stabile e sicuro a causa della nostra società razzista. (Occupy Oakland Will Participate in Global General Strike on May Day – May 1, 2012 - Jan. 30, 2012 )

owsStrettamente connesse alla presenza del sindacato corporativo, le forme organizzate della lotta operaia negli USA hanno sempre avuto delle caratteristiche estremamente radicali. Dopo gli anni '20 hanno avuto un andamento estremamente discontinuo manifestandosi improvvisamente con una forza considerevole e sparendo apparentemente senza lasciare traccia. In una società come quella statunitense dove la logica del profitto domina incontrastata e senza veli ideologici, le organizzazioni sindacali sono rapidamente messe di fronte a scelte precise: accettare le forme dell'istituzionalizzazione con la conseguente "responsabilizzazione" dei comportamenti da cui consegue l'impossibilità di difendere coerentemente anche solo gli interessi immediati dei lavoratori oppure il rifiuto netto con la conseguente dinamica di repressione/marginalizzazione. Per questo contorto percorso di sconfitta, marginalizzazione, confronto con una durissima repressione, distacco da ogni forma di organizzazione istituzionale, nasce un movimento di lotta e, soprattutto, di messa in opera di reti sociali che rimandano, iniziativa dopo iniziativa, a forme di vita fuori dal rapporto sociale capitalistico. E' questo uno dei motivi per cui il movimento Occupy non si pone in una logica rivendicativa, non chiede qualcosa allo Stato, come purtroppo è ancora logica dominante in Europa, ma vive le istituzioni statali come degli ostacoli al dispiegamento di una nuova forma sociale:

Abbiamo costruito una cucina popolare per sfamare migliaia di persone, abbiamo aperto una biblioteca popolare, creato spazi più sicuri e fornito un riparo, delle coperte, cure mediche e altre necessità a chi ne aveva bisogno. Mentre dei cinici ci hanno chiesto di eleggere dei leaders e fare richieste ai politici, noi eravamo occupati a creare alternative a quelle stesse istituzioni. Una rivoluzione è stata messa in moto, e non può essere fermata. (2011: A Year in Revolt, Occupy Wall Street - Jan. 3, 2012)

Ch86 - Aprile 2012

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