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Report assemblea nazionale di Torino #civediamolundici

assemblea palazzo Nuovo TorinoSabato 31 maggio 2014 abbiamo partecipato all'assemblea nazionale di Torino in vista della mobilitazione contro il vertice europeo sulla disoccupazione dell'11 luglio. L'incontro si è tenuto a Palazzo Nuovo, sede dell'università, ed è cominciato verso le 15.30 davanti ad una platea di circa trecento persone, composta da gruppi provenienti dall'estero (Germania, Francia e Grecia) e da molte località italiane. Di seguito la trascrizione del nostro intervento.

Ciao a tutti, aggiungeremo un po' di cose rispetto a quanto è stato detto: innanzitutto pensiamo che in previsione della giornata dell'11 luglio sia importante un ragionamento sulle parole d'ordine.

Prima però dobbiamo capire cos'è questa crisi, cos'è la crisi del capitalismo: pensiamo che questa crisi sia passeggera, che sia una crisi di natura congiunturale, oppure pensiamo che sia una crisi di natura strutturale?

Di fronte a questa domanda ci sono due risposte e quindi delle strategie differenti: se pensiamo che questa sia una crisi strutturale del capitalismo, togliamoci dalla testa l'idea che il mondo del lavoro possa tornare ai livelli di 20 o 30 anni fa, cioè posto di lavoro fisso, pensione, e tutta una serie di garanzie. Queste cose non ci sono più, il futuro del mondo del lavoro è l'Expo di Milano: 20mila persone che lavoreranno gratuitamente. Il futuro è la logistica: proletari che lavorano 15-16 ore al giorno per poche centinaia di euro al mese.

Allora, di fronte a questo tipo di futuro noi diciamo che siamo contro il lavoro, contro questo lavoro di merda, ci siamo stancati di vendere la nostra forza-lavoro per 2 o 300 euro al mese. Siamo consapevoli che determinate garanzie questo sistema non ce le dà più e non abbiamo altro da perdere che le nostre catene: dobbiamo ribellarci a 360 gradi contro questo sistema, e per ribellarci a 360 gradi dobbiamo avere le idee chiare.

Quali sono le parole d'ordine? Noi parliamo di salario ai disoccupati e drastica riduzione dell'orario di lavoro, per mettere insieme chi lavora con chi è disoccupato, e trovare una piattaforma unificante di intervento: questo è fondamentale anche per la giornata dell'11 luglio a Torino. Il tema è la disoccupazione, unificare i due mondi, il mondo degli occupati e quello dei disoccupati, e per unificare c'è bisogno di un'organizzazione territoriale. Non ci inventiamo niente, ci limitiamo a parlare di cosa è successo in altre parti del mondo, perchè bisogna prendere esempio dalle esperienze più avanzate. Pensiamo a Occupy Wall Street: i precari, i disoccupati, gli sfruttati, i proletari, neri bianchi rossi e gialli, hanno occupato il centro finanziario di New York, hanno occupato Zuccotti Park e hanno detto di qui non ce ne andiamo. Non facciamo un corteo che comincia alle 10 di mattina, finisce a mezzogiorno e poi andiamo a casa, noi piantiamo le tende, restiamo lì, non ce ne andiamo, dovete risolvere la situazione, perchè se non sapete risolverla ci prendiamo le piazze. Un'altra esperienza importante che arriva dagli Stati Uniti è quella di 99 Picket Lines, perché dobbiamo smetterla con i piagnistei e con i lamenti sulla precarietà.

La precarietà è un'opportunità per il Capitale di sfruttarci, ma è anche un'opportunità per noi in quanto proletariato diffuso di ribellarci: il fatto che ci fanno dei contratti di pochi mesi, stage, tirocini, ecc., fa sì che ci distribuiscono sul territorio e che non siamo più legati a un unico posto di lavoro. La fabbrica in cui una volta lavoravi 30 o 40 anni di seguito non c'è più, siamo distribuiti sul territorio e quindi abbiamo la possibilità di bloccarlo questo territorio: con l'esperienza di 99 Pickets, con quella dei piqueteros argentini, con tutte le lotte che si stanno sviluppando nel mondo. Pensiamo allo sciopero dei Fast Food del 15 maggio, la prima iniziativa di sciopero globale dei precari: questa ormai è la dimensione, la dimensione globale del salario, del salario di sopravvivenza, del living wage. Su questo tema possiamo riunificare tutte le figure che rappresentano il proletariato moderno, il proletariato diffuso.

Ricapitolando: salario ai disoccupati, drastica riduzione dell'orario di lavoro, e lotta contro il lavoro. Non ci interessa il lavoro, a noi interessa un salario che ci permetta di arrivare a fine mese. Rifiutiamo il lavoro gratis dell'Expo, rifiutiamo gli stage, rifiutiamo tutta questa merda.

Questo è il programma che ci può portare all'11 luglio.

Concludiamo ricordando che oggi è l'anniversario della nascita di Occupy Gezi in Turchia, e ricordando quanto sta succedendo in Brasile con l'imporsi di un movimento generalizzato che va dagli Indios ai lavoratori senza casa, ai precari agli spazzini. E poi pensiamo allo sciopero cittadino di Oakland del 2011: sciopero organizzato da un'assemblea generale e che ha trascinato nella lotta i sindacati e tutto il resto.

Se vogliamo avere delle chance di vittoria in prospettiva dell'11 luglio e dei prossimi momenti di mobilitazione, dobbiamo prendere esempio da Occupy Wall Street e adottare una struttura organizzativa leaderless. Basta capi, basta leader, basta vecchiume!

>>> Qui una raccolta audio degli interventi all'assemblea

Ch86

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