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Sciopero nazionale della logistica e dei trasporti

Quando migliaia di proletari avvertono un deciso peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro ed incrociano le braccia rispolverando la pratica dello sciopero come arma di una classe contro un'altra classe, significa che una certa soglia è stata superata.

Grande partecipazione il 16 giugno scorso allo sciopero nazionale della logistica promosso da CUB/SGB e a cui si sono accodati SI Cobas, ADL Cobas, Slai Cobas e USI. La mobilitazione ha messo insieme per la prima volta i lavoratori della logistica e del trasporto autoferrotranviario, marittimo, aereo e aeroportuale. Numerosi i picchetti nei magazzini e diverse le città bloccate.

A Roma l'altissima adesione allo sciopero dei lavoratori del trasporto pubblico (Atac e Tpl) ha contribuito a bloccare il traffico cittadino; sono rimaste ferme la metropolitana e le linee ferroviarie Roma-Lido, Roma-Viterbo e Termini-Centocelle. Momenti di tensione si sono avuti lungo via dei Fori Imperiali poco prima di mezzogiorno, quando la polizia ha bloccato gli autoferrotranvieri diretti a Montecitorio per protestare contro le privatizzazioni in corso nel settore e contro l'abrogazione del Regio Decreto 148/1931, che regola i rapporti collettivi di lavoro e il trattamento economico di autisti di bus e tram. Anche in Alitalia la partecipazione alla mobilitazione è stata massiccia, soprattutto a Fiumicino dove i lavoratori si oppongono alla richiesta di esuberi e al taglio delle retribuzioni del personale.

Nella logistica lo sciopero ha interessato moltissimi magazzini, grandi le difficoltà per TNT, BRT, SDA e GLS. Coinvolte anche la GEOX di Treviso e la Xpo di Stradella.

A Modena, il numeroso picchetto dei lavoratori dell'Alcar Uno è stato dapprima caricato dalla polizia intervenuta in assetto antisommossa, ma poi, grazie alla solidarietà di altri facchini giunti da più parti dell'Emilia, ha costretto le forze dell'ordine a indietreggiare. A Bologna, il sit-in organizzato all'hub logistico dell'Interporto si è spostato all'Aeroporto Marconi in solidarietà con i lavoratori Alitalia. A Bergamo, allo sciopero si è aggiunto un grosso corteo che ha sfilato per le vie della città in solidarietà con i 90 operai della Kamila di Brignano, sospesi e senza retribuzione da fine maggio. A Padova, dal mattino un lungo "corteo" di auto ha attraversato la città. A Milano ci sono stati blocchi al trasporto metropolitano e picchetti alla Bennet di Origgio, alla Ortofin di Liscate, ai cancelli della Toncar di Muggiò e blocchi all'interporto di Carpiano. Manifestazioni e picchetti si sono avuti anche a Mantova, dove il corteo era composto da oltre 800 lavoratori, alcuni dei quali coinvolti nella lotta alla Composad di Viadana in corso da settimane. A Napoli i lavoratori del trasporto marittimo, supportati da decine di solidali del movimento dei disoccupati, hanno bloccato il porto. A Pavia, Cremona, Brescia e Genova i lavoratori hanno bloccato gli ingressi dei magazzini.

Nella giornata di lotta del 16 abbiamo visto e sentito la rabbia dei lavoratori contro paghe da fame e condizioni di lavoro insopportabili. Ma anche i vuoti proclami di sindacalisti e gruppettari in difesa del posto di lavoro, "contro il Jobs Act, contro ogni forma di precarietà e contro la reintroduzione dei voucher". Sappiamo bene che ciò a cui puntano i bonzi sindacali è in realtà il riconoscimento da parte dello Stato per poter partecipare ai tavoli delle trattative.

Da notare le uscite del ministro dei Trasporti Delrio che, a sciopero concluso, ha minacciato di "intervenire per evitare che una minoranza di lavoratori tenga in ostaggio una maggioranza di cittadini nelle loro esigenze quotidiane", paventando ulteriori limitazioni al cosiddetto diritto di sciopero. La Cgil non ha condiviso le ragioni della protesta del 16 ma si è dichiarata contro "l'attacco al diritto di sciopero". A questo punto è bene ribadire che non ha nessun senso piagnucolare perché tolgono questo "diritto": lo sciopero non ha nulla a che fare con i diritti, le regole o le esigenze dei cittadini-consumatori, ma è storicamente un atto di forza che ha l'obiettivo di unificare le istanze di lotta dei lavoratori e bloccare la produzione e la circolazione delle merci.

Il vero risultato della lotta non è il successo immediato, ma l'unione sempre più estesa degli operai. E perché ciò avvenga è necessario il coordinamento dei lavoratori in lotta, al di là delle categorie o delle sigle sindacali di appartenenza.

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