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Fincantieri: scioperi spontanei contro i microchip

Fincantieri. A Riva Trigoso e Muggiano i lavoratori protestano unitariamente. Ma i sindacati sono divisi. Piattaforme e assemblee separate "Si preparano a firmare la consegna all’impresa".

Scioperi spontanei contro i microchip negli scarponi per controllare i lavoratori e la richiesta di oltre 100 ore di straordinario non retribuito. Nei tanti siti Fincantieri sparsi sulla penisola la tensione è al massimo. La trattativa per il rinnovo del contratto integrativo aziendale è vicina alla rottura. L'azienda guidata dall'inossidabile boiardo di Stato Giuseppe Bono — uno che per lunghezza di mandato confermato dai vari governi farebbe impallidire anche Ercole Incalza, è amministratore delegato del gruppo da 13 ben anni — continua a chiedere flessibilità esasperata, tagli salariali, esternalizzazioni delle attività di scafo per quanto riguarda Riva Triogoso e la separazione del comparto della meccanica dal resto del cantiere.

E proprio da Riva Trigoso (Genova) è scattato lo sciopero spontaneo dei lavoratori, poi appoggiato unitariamente da Fim, Fiom e Uilm. Quelle che dovevano essere due ore di sciopero per turno di lavoro, con blocco delle portinerie, si sono trasformate in sciopero ad oltranza. La direzione, secondo i sindacati, propone "esternalizzazioni delle attività di scafo e la separazione del comparto della meccanica dal resto del cantiere". "Ci chiedono anche di regalare 104 ore di lavoro per le ex festività o di lavorare gratis per mezz'ora ogni giorno, microchips posizionati nelle scarpe da lavoro", dice Sergio Ghio della Fiom. Lo sciopero coinvolge gli 800 dipendenti e i 500 addetti delle ditte esterne. "La Rsu ha deciso di proseguire la lotta impedendo l'entrata ed uscita delle merci dal cantiere proclamando una protesta a oltranza".
Poco dopo la protesta è arrivata anche alla vicina Muggiano (La Spezia). E oggi in entrambi i siti lo sciopero sarà ripetuto. Probabile che poi la protesta si estenda anche ad Ancona, Castellammare, Marghera, Monfalcone, Sestri Ponente.

La trattativa va avanti da mesi. Ed è partita con la presentazione di piattaforme separate. Da una parte Fim e Uilm, dall'altra la Fiom. Martedì la quasi rottura. Con la Fiom che ha tentato, senza successo, di ricomporre lo strappo. In una lettera il responsabile Fiom Bruno Papignani ha chiesto agli altri sindacati "di indiredue ore di assemblea, un pacchetto di 12 ore di sciopero e di sottoporre eventuali ipotesi di accordo al voto vincolante dei lavoratori in tutti i cantieri tramite referendum a voto segreto".

Ma Fim e Uilm hanno risposto picche. "In tutta Italia abbiamo proclamato 4 ore di sciopero e assemblee — spiega Michele Zanocco della Fim — . Non siamo nella condizione di dover riaprire un tavolo visto che 13 e 14 aprile ci rivediamo con l'azienda. Le distanze sono abissali sull'aumento orario di 104 ore non retribuiti, ma la Fiom sta prendendo a pretesto cose smentite da azienda o regolate dalla legge come i microchip negli scarponi o la riduzione dei permessi per la legge 104 (assenze per cura dei familiari, Ndr) dove invece è stato chiesto semplicemente se fosse possibile stabilire giorni di utilizzo, sotto forma di auspicio e basta. Le assemblee? Le Fiom le ha già fatte da sole. Il problema è che dal primo di aprile con la disdetta dell'integrativo precedente i lavoratori potrebbro trovarsi 3500 euro annui di monte salare in meno", chiude Zanocco.
"Ho paura che la strategia di Fim e Uilm sia solo un modo per ottenere qualche risultato finto, mentre il documento in generale consegna il sindacato e i lavoratori all'impresa", ribatte Papignani.

di Massimo Franchi

[tratto da http://ilmanifesto.info]

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