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Licenziati 3 lavoratori nel porto di La Spezia

porto LaSpeziaLICENZIARE TRE LAVORATORI PER SPAVENTARE TUTTI GLI ALTRI!

Che cosa succede nel porto dei record de La Spezia?

Per capirlo bisogna grattare la patina dorata dei dati di carico/scarico dei container, un +40 per cento nell’ultimo anno, comunicati “trionfalmente” a mezzo stampa dal presidente dell’autorità portuale Forcieri, con il compiacimento della stragrande maggioranza delle forze politiche e sindacali cittadine, come se il merito di questo “record” dipendesse dalle loro chiacchiere!

La realtà, che emerge sotto l’arida matematica delle cifre, è data dall’aumento smisurato dello sfruttamento dei lavoratori portuali; turni di lavoro massacranti, flessibilità estrema, diritti elementari come il riposo e la sicurezza calpestati regolarmente, una paga-base da fame!

Esemplare è la condizione degli autisti che lavorano sulle ralle, (le motrici che trasportano i container), per conto del fantomatico “consorzio Asterix”, composto di quattro ditte, di cui una “road runner”, con meno di 15 dipendenti. Nominalmente queste ditte sono appartenenti a diversi proprietari, ma sono di fatto riconducibili a un unico padrone, tal Rampini Giuseppe. Sempre pronto a pretendere dai lavoratori una disponibilità assoluta, ai limiti dello schiavismo, si è dimostrato nel corso degli anni molto meno pronto nell’adempiere agli obblighi contrattuali nei confronti dei suoi dipendenti. Stiamo parlando di “cosucce” come spogliatoi e servizi igienici, una macchina timbratrice dell’orario di entrata e uscita, la possibilità della pausa, prevista per legge, in turni di nove ore! Chiude il quadro, l’uso di mezzi in condizione precaria, sprovvisti di un sistema d’illuminazione adeguato per i turni notturni e di aria condizionata per il caldo estivo, il transito costante sotto carichi pendenti per velocizzare le operazioni di sbarco-imbarco. Recentemente il malcontento per questa situazione disumana ha trovato spazio sulla “distratta” stampa locale, la cosa ha naturalmente suscitato le ire del signor Rampini, che come rappresaglia e monito, colpire qualcuno per spaventare gli altri, ha licenziato tre lavoratori. Guarda caso dipendenti della “road runner”, la ditta, che per il fatto di avere meno di 15 dipendenti, può tranquillamente permettersi di perdere la causa legale, promossa da due licenziati di fronte al giudice del lavoro, limitandosi a un indennizzo monetario senza l’obbligo di reintegrare i lavoratori ingiustamente licenziati.

Non siamo così ingenui da pensare, come qualcuno vorrebbe farci credere, di trovarci di fronte a una situazione ottocentesca, con il padrone cattivo unico artefice di una situazione così palesemente ingiusta ma singola e isolata. Il signor Rampini non potrebbe agire in totale disprezzo dei diritti minimi dei lavoratori se non avesse l’adeguata copertura politica e sindacale all’interno di una realtà economica, come quella portuale, che fattura milioni di euro, con una multinazionale che scientificamente pianifica produttività e profitti, con un intero territorio e la sua classe politica completamente asserviti a questa logica. Una logica in fondo molto semplice, che attraversa per intero tutto il mondo del lavoro a livello mondiale, o licenziati e disoccupati oppure a lavorare in condizioni di schiavitù. Ecco la logica che lega questi licenziamenti ai 5 licenziati dalla FIAT dopo la vertenza Pomigliano, ai lavoratori licenziati alla Comdata di Torino, alla miriade di atti repressivi e intimidatori che quotidianamente avvengono nelle vertenze sindacali.

Contro questa logica e i suoi artefici, a chi trae profitto dalla miseria di chi lavora, a quelli che parlano tanto di diritti, ma poi sono sempre dalla parte di chi comanda.

A tutti loro intendiamo chiedere conto di questa ingiustizia!

Contro tutti loro vogliamo lottare, perché o si è parte della soluzione o si è parte del problema!

Solidarietà incondizionata a tutti i lavoratori licenziati!

LA NOSTRA UNITA’ E’ LA NOSTRA FORZA!

LAVORATORI PORTUALI DI LA SPEZIA

13 Agosto 2010

tratto da http://liguria.indymedia.org/node/6126#comment-4938

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