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1 maggio chicago 1886

Archivio storico

Pensiamo che qualsiasi movimento sociale per rimanere vivo debba conservare il proprio patrimonio storico. Non c'è futuro senza conoscenza del passato. Per questo abbiamo deciso di dar vita ad un archivio storico digitale in cui raccogliere tutto il materiale sulle lotte condotte dalla nostra classe. Episodi noti e non, echi di scioperi memorabili, brani di risoluzioni importanti, scorci di Congressi mondiali, il tutto per contribuire alla formazione di un ambiente di classe.
Foto: Chicago, 1 maggio 1886

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"Drastica riduzione della giornata di lavoro almeno alla metà delle ore attuali, assorbendo disoccupazione e attività antisociali" (Punto "c" del Programma rivoluzionario immediato nell'Occidente capitalistico, Riunione di Forlì del Partito Comunista Internazionale, 28 dicembre 1952)

E' vero che il lavoro è l'attività che distingue l'uomo dal resto del regno animale, ma tale attività ha attraversato i millenni cambiando natura col cambiare dei modi di produzione: la proposizione "drastica riduzione della giornata di lavoro" ha comunque significato solo nella forma sociale capitalistica e nella transizione alla forma superiore. Ne vedremo il perché.

Nelle società primitive non poteva esistere un concetto di lavoro con il significato che oggi si dà a questo termine: l'attività di produzione coincideva del tutto con quella di riproduzione dell'individuo e della specie; il tempo di lavoro era quindi immediatamente tempo di vita. Il numero degli uomini su di un territorio era regolato da un equilibrio naturale, perciò essi disponevano dell'occorrente secondo i bisogni di quel tipo di società. Il moderno uomo capitalistico non riesce a concepire la preistoria umana come un'era di abbondanza relativa e, confrontando il proprio modello di vita con quello di esseri ritenuti poco più che bestie, li vede come abbrutiti dalla privazione, dediti alla ricerca continua di che sfamarsi. Questa è un'immagine del tutto distorta ideologicamente. Studi recenti dimostrano, sulla base di riscontri oggettivi, che l'uomo paleolitico dedicava al "lavoro" mediamente due o tre ore giornaliere e disponeva di un'eccedenza di cibo, legname per il fuoco, pelli per coprirsi e materiali per gli utensili.

Ovviamente l'uomo primitivo non aveva la nostra percezione del tempo. Alcune decine di millenni più vicino a noi, anche gli uomini delle società pre-classiche, già arrivate ad un alto grado di urbanizzazione e di suddivisione in gerarchie sociali, non avevano una concezione del tempo che dividesse nettamente vita e lavoro: anche per loro non aveva nessun senso né la parola "lavoro" nell'accezione moderna, né tantomeno la frase "tempo libero". Più tardi, in una società ormai divisa in classi e basata sullo sfruttamento di masse di schiavi, il lavoro coincise con l'attività normale di chi si dedicava ad attività manuali in genere, tant'è vero che in greco (ponos) e in latino (labor) il termine che oggi traduciamo così significava semplicemente sforzo, fatica, pena, sofferenza.

Occorre attendere il XII secolo per trovare nel francese labeur e nell'inglese labour un termine che indica lavoro in senso simile all'attuale, anche se legato ancora esclusivamente all'attività agricola. Per contro, il francese loisir e l’inglese leisure (derivati dal latino licere) significarono, in origine, non "tempo libero", ma, meno banalmente, "libertà, indipendenza". Nella stessa epoca, la parola operaio non indicava affatto colui che lavora sotto padrone ma una generica condizione di lavoratore libero. Essa deriva dal latino opus (opera) e operaius (uomo di pena), radici che designarono in origine gli obblighi ai quali doveva sottostare un uomo affrancato, cioè libero, nei confronti dell'antico padrone. Più tardi, lo stesso termine fu utilizzato per indicare gli obblighi che legavano i contraenti in un contratto d'affari tra liberi.