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Quarto sciopero internazionale dei rider

Lotte in corso .  10 ottobre 2020

L'8 ottobre è stata una giornata di lotta internazionale contro i giganti del food delivery. La pandemia ha fatto crescere i profitti delle aziende durante i periodi di lockdown, mentre i rider sono stati costretti a lavorare per pochi spiccioli mettendo a rischio la loro salute.

Scioperi e scontri contro la riforma del lavoro

Lotte in corso . 9 ottobre 2020

Indonesia. Scioperi e scontri contro la riforma del lavoro

Volantino sciopero Fincantieri

Dal ventre della balena . 8 ottobre 2020

Lavoro: agitazioni operaie tra metalmeccanica, agroalimentare e Fincantieri

Nuovo contratto nazionale rider

Lotte in corso . 19 settembre 2020

Nuovo contratto nazionale rider

Lotte in corso

Brasile . 02 Luglio 2020

BrequeDosAPPs. Sciopero dei riders in Brasile

Questo primo luglio in tutto il Brasile è stato realizzato un grande sciopero contro le imprese di delivery. L'iniziativa, nata a San Paolo ma cresciuta in tutte le grandi città [...]

Germania . 30 Giugno 2020

Germania: lavoratori di Amazon in sciopero per la salute

In Germania i lavoratori di Amazon sono entrati in sciopero con una motivazione molto chiara: la salute viene prima del profitto. Ieri in Germania i magazzinieri di Amazon hanno incrociato le [...]

Tunisia . 23 Giugno 2020

La Tunisia schiera l'esercito contro i disoccupati traditi

Proteste. Tatatouine, tra le regioni più povere del paese, si infiamma a tre anni dalla promessa non mantenuta di posti di lavoro. Duri scontri tra manifestanti e polizia, lunedì sciopero [...]

Stati Uniti d'America . 06 Giugno 2020

Dalle lotte degli sfruttati americani alla rivolta contro il sistema

Le condizioni di vita e di lavoro dei salariati americani sono in continuo peggioramento, anche a causa della pandemia. A ciò si assomma la violenza di un sistema che risponde [...]

Stati Uniti d'America . 29 Maggio 2020

Scioperi a McDonald's e rivolte in tutti gli Stati Uniti

In un contesto di miseria assoluta crescente, dovuto anche alla pandemia, sono sempre meno accettabili le paghe da fame, e le violenze verbali e fisiche attuate rispettivamente da datori di [...]

Cile . 27 Maggio 2020

Crisi sociale in Sud America

Negli Stati Uniti, dove i contagiati da Covid-19 sono 1,68 milioni e i morti 98.902, le misure di lockdown hanno spinto quasi 39 milioni di persone nel girone infernale della [...]

Piemonte . 03 Maggio 2020

Ben venga maggio

Comunicato di Deliverance Project sullo sciopero dei rider di Torino il Primo Maggio Nella città deserta che aspira al ritorno alla normalità, per un giorno abbiamo riscoperto la normalità della lotta [...]

Piemonte . 01 Maggio 2020

Primo Maggio RiderZ

Un primo maggio di lotta per i lavoratori del food delivery che chiamano lo sciopero contro le infime condizioni di lavoro a cui erano sottoposti e che, come già abbiamo [...]

Russia . 01 Maggio 2020

Senza mascherine né ospedali, gli operai di Gazprom in sciopero

Russia. Protesta in Yacuzia, la seconda in una settimana in Russia. Oltre diecimila lavoratori incrociano le braccia in 34 cittadine. Putin va in tv e prova a rassicurare il piccolo [...]

Libano . 29 Aprile 2020

Libano: si infiamma la protesta sociale antigovernativa. Scontri in diverse città del paese

L'emergenza Covid non ha arrestato il movimento di protesta che dallo scorso ottobre chiede la rimozione dell'intera classe politica e manifesta contro gli effetti della grave crisi economica. Scontri in [...]

Archivio storico

Note sul movimento OccupyENGLISHFRANÇAISEРОССИЯESPAÑOL

general_strike_oakland_2novVi sono particolari momenti nella storia in cui avvenimenti di per sé poco rappresentativi celano nelle loro pieghe potenzialità esplosive che solo in seguito si rivelano chiaramente per quello che sono.

Uno di questi fu la manifestazione che ebbe luogo a San Pietroburgo la domenica del 22 gennaio 1905, quando migliaia di operai, schierati pacificamente dietro immagini religiose, recarono un'umile supplica allo zar Nicola II. Nessuno poteva immaginare che dietro a quelle immagini sacre vi fosse l'ombra minacciosa della rivoluzione che avanzava da ovest verso est e che di lì a poco avrebbe svelato tutto il suo furore, provocando nel giro di una dozzina d'anni la conquista del potere in Russia da parte della classe operaia.

La dinamica storica, quando non può fare diversamente, procede anche così: spinge avanti uomini e istituti verso rotture inconsapevoli ma irreparabili nei confronti di tutta un'epoca.

Se oggi dicessimo che dietro il movimento Occupy, nato sette mesi fa a Zuccotti Park, agisce, magari ad insaputa dei singoli militanti, niente meno che la rivoluzione mondiale susciteremmo sicuramente grasse risate nel movimento antagonista nostrano, tutto sbilanciato sul fronte ideologico e scoperto su quello dei risultati pratici che il movimento reale sta conseguendo. E' significativo invece che la stessa affermazione provocherebbe meno perplessità all'interno dello stesso movimento americano: "the only solution is WorldRevolution" (home page del sito occupywallst.org).

La rivoluzione sceglie ed allinea i suoi militi non sulla base di quello che dicono o credono di fare, ma su quello che realmente fanno e sono costretti a fare. Del resto occorre superare in qualche modo la forza d'inerzia costituita da decenni di pace sociale, chiacchiere parlamentari, mistificazione democratica e collaborazione di classe. E' necessario che siano spazzati via i residui ideologici di epoche passate; è questa cappa di piombo che pesa come un incubo sulle prospettive di cambiamento che va dissolta il prima possibile. In questo senso gli occupiers hanno già fatto passi da gigante dimostrando che si possono rompere i vecchi schemi organizzativi dandosi strutture leaderless, cioè senza gerarchie e senza capi.

E' naturale che in un contesto sociale così guasto e corrotto il bisogno di andare oltre l'esistente si manifesti in modo indiretto e velato e soprattutto lontano dai modelli e dalle aspettative politiche che abbiamo visto e conosciuto. In un quadro del genere la storia non può che transitare per vie traverse, le meno ideologiche possibili, utilizzando quanto di meglio trova a portata di mano. E lo sta facendo appropriandosi di forme aggregative dai contorni sfumati per trasformarle in strumenti validi per la lotta di classe.

Non aspettiamoci di vedere in questa fase il saldarsi immediato fra pratica e teoria. Nel Vecchio Continente i fatti non possono ancora coincidere con le parole fintanto che non si costituisce in modo stabile, solido e duraturo un ambiente radicalmente anticapitalista, come quello che esisteva all'inizio del secolo scorso all'interno delle Camere del Lavoro e nelle organizzazioni operaie: se l'ambiente borghese produce individualismo, concorrenza ed egoismo, allora non si può che sabotare questa società infame, dando vita a comunità destinate ad invaderla tutta, tagliando i ponti che ci uniscono ad ambienti non socialisti. E' a questo ambiente in formazione che occorre guardare, al di là delle proclamazioni ideologiche dei soggetti che vi fanno parte. E' alla pressione che questa community comincia ad esercitare sui punti deboli del capitalismo che occorre prestare la massima attenzione.

Sono passati pochi mesi della rivolta in Tunisia e dal primo sciopero generale di Oakland. Gli avvenimenti si sono succeduti con un ritmo incalzante: il crollo dei regimi arabi, le sommosse nelle metropoli occidentali, le manifestazioni coordinate in decine di paesi. Le ragioni del marasma sociale vanno ricercate negli effetti nefasti di un sistema che sta crollando su sè stesso. E' per questo che l'insieme del movimento esprime una forza di persuasione che è mancata a tutti i movimenti precedenti:

In Egitto dopo pochi mesi le masse sono tornate ad occupare gli stessi luoghi da cui ebbe inizio la rivolta e a scontrarsi con maggiore determinazione contro quelli che sopportava come alleati. Le occupazioni permanenti nelle piazze, le assemblee frequenti e gli scontri continui con l'apparato statale introducono principi di organizzazione che vanno a far parte di un bagaglio di esperienze accessibile a tutti in tempo reale. Internet da questo punto di vista è uno strumento di coordinamento essenziale. Da segnalare a tal riguardo la lettera inviata da "Comrades from Cairo" ad Occupy e pubblicata in The Guardian il 25 ottobre 2011: "A tutti coloro che nel mondo stanno occupando parchi, piazze e altri spazi, i vostri compagni de Il Cairo vi stanno guardando con spirito solidale [...]. Siamo in una certa qual misura coinvolti nella stessa battaglia. Quella che molti studiosi chiamano la "primavera araba" affonda le proprie radici nelle manifestazioni, nelle rivolte, negli scioperi e nelle occupazioni che hanno luogo nel mondo intero. Le sue fondamenta sono da ritrovarsi in lotte durate anni da parte di singoli e dei movimenti popolari. Il momento che stiamo vivendo non è nuovo, poiché noi in Egitto, ed altri altrove, abbiamo combattuto i sistemi di repressione, di mancata liberazione e i danni incontrollati del capitalismo globale (sì, l'abbiamo detto, capitalismo): un sistema che ha reso il mondo pericoloso e crudele per i suoi abitanti [...]. Un'intera generazione in tutto il globo terrestre è cresciuta rendendosi conto, razionalmente e emotivamente, che non abbiamo futuro nell'attuale ordine delle cose [...]. L'attuale crisi in America e nell'Europa occidentale ha iniziato a portare questa realtà anche a casa vostra [...]. Così siamo con voi non solo nel tentativo di abbattere il vecchio, ma di sperimentare il nuovo [...]. Le occupazioni devono continuare, perché non c'è più nessuno a cui chiedere la riforma. [...] siate pronti a difendere quel che avete occupato, quel che state costruendo perché, dopo tutto quello che ci è stato sottratto, questi spazi sono molto preziosi".

Non dobbiamo stupirci se parte di Occupy ha elevato il rifiuto della violenza a principio, la realtà si sta incaricando di superare questo pacifismo inconcludente, soprattutto in una società estremamente repressiva come quella americana. Finora ci sono stati migliaia di arresti ed il movimento denuncia che in suolo americano la polizia, armata fino ai denti, sta lanciando operazioni in stile militare volte ad interrompere proteste pacifiche anche prima che accadano. Uno scenario che ricorda gli sforzi contro-insurrezionali degli USA in Iraq o in Afghanistan.

Shut-It-Down-Poster-Lmnop-copyLa proclamazione dello sciopero generale il 12 dicembre 2011, che ha coinvolto i porti della costa occidentale degli Stati Uniti, è stato un passo decisivo verso la radicalizzazione della lotta. Difatti la mobilitazione è stata lanciata non per rivendicare qualcosa ma come pura e semplice rappresaglia contro il sistema "dell'1% che licenzia, affama e non rispetta la vita dei lavoratori comportandosi in modo antiumano." A questo si aggiunge l'appello lanciato da Occupy Wall Street per l'organizzazione di un Primo Maggio Globale (Global General Strike on May 1st): "I media ufficiali affermano che la forza di Occupy sia in declino, semplicemente per negare l'evidenza. Durante i mesi più freddi dell'anno, gli Stati Uniti hanno infatti assistito al periodo più rivoluzionario degli ultimi decenni. Durante questo inverno abbiamo rifocalizzato le nostre energie sulla promozione di legami con le comunità locali, salvando le case dalle banche corrotte [...] costruendo e allargando la nostra infrastruttura orizzontale. Ci riprenderemo ancora le strade in questa Primavera Globale." In America è vietato indire scioperi generali nazionali, la legislazione federale antisciopero risale al 1947 e le imprese sono garantite dalla legge nella sostituzione temporanea o definitiva dei lavoratori che incrociano le braccia. Nonostante ciò in quel giorno "niente lavoro, niente scuola, niente lavori domestici, niente shopping, niente operazioni in banca".

Appellarsi al 99% contro l'1% può apparire una formulazione incerta, ma sta diventando un robusto antidoto in grado di contrastare positivamente l'influenza ideologica della classe dominante. Senza contare che si innesta in una società dove il riformismo non funziona più e dove mancano da tempo le proverbiali briciole da distribuire.

Salutiamo quindi il Primo Maggio, Giornata Internazionale dei Lavoratori, ricordo del massacro di Haymarket avvenuto a Chicago nel 1886, quando anche allora la polizia difendeva gli interessi dell'1% attaccando e uccidendo i lavoratori che partecipavano a uno sciopero generale per la riduzione della giornata lavorativa. Contrariamente a quanto dicono i politici, nel XXI secolo la lotta di classe è viva e vegeta e colpisce i lavoratori, occupati e disoccupati.

"Invece di scendere a compromessi con i mostri, è arrivata l'ora di combatterli" (Occupy Oakland)

Ch86 - Aprile 2012

Dal ventre della balena

Volontà e determinazione per tornare a decidere come operai!

Compagni lavoratori, i provvedimenti "disciplinari" presi dalla CGIL nei confronti dei 4 storici delegati FIOM ci riguardano tutti, perchè contraddicono le lotte che in questi anni abbiamo condotto in difesa dei nostri diritti, delle condizioni di lavoro e della nostra dignità e incidono pesantemente sulle propspettive sindacali qui in Piaggio. Come iscritti FIOM, negli ultimi due anni, insieme a un centinaio di lavoratori che per protesta hanno già sospesa [...]

20 Settembre 2020

La FIOM sospende i delegati Piaggio

Alla Piaggio di Pontedera è in atto una vera e propria epurazione dei delegati sindacali FIOM che sono stati sospesi dallo stesso sindacato per divergenze tra i rappresentanti e i dirigenti. Uno scontro tra "funzionari sindacali che collaborano con l'azienda" e gli operai che tutti i giorni sono in catena di montaggio a lavorare in condizioni sempre peggiori. La sospensione dei quattro delegati infatti avviene dopo che [...]

30 Luglio 2020

Arte

Occupy Print

I manifesti di #Occupy su Occupy Print.

1847: la nascita della Lega dei Comunisti

Estratto dal film Il giovane Karl Marx.

Fight for 15 Official Video: Fight for it

Chicago's fast food and retail workers tell their stories.
Una strana follia possiede le classi operaie delle nazioni in cui regna la civiltà capitalistica. Questa follia porta con sé miserie individuali e sociali che da due secoli torturano l'infelice umanità. Questa follia è l'amore per il lavoro, la passione esiziale del lavoro, spinta fino all’esaurimento delle forze vitali dell'individuo e della sua progenie. Anziché reagire contro questa aberrazione mentale, i preti, gli economisti ed i moralisti hanno proclamato il lavoro sacrosanto.
Paul Lafargue, Il diritto all'ozio, 1887
Mondo chiuso, ai margini della società, spossessato della sua identità, l'ambiente operaio non ha altra risorsa, per ritrovare la speranza e la vita, se non le sue sofferenze e le sue lotte. E' questa lenta evoluzione che dobbiamo infine descrivere. I nuovi "barbari" alle porte della città passano dalla ribellione all'organizzazione, rifiutando una società che li esclude. Questo ambiente eterogeneo, in via di proletarizzazione, inserito come un corpo estraneo nella vecchia o nella nuova rete urbana, viene molto presto considerato dai possidenti, come un focolaio di criminalità. La classe lavoratrice diviene classe pericolosa.
J.P. Rioux, La rivoluzione industriale, 1971
Gli operai nella fabbrica non vanno per fare le inchieste, ma perché ci sono costretti. Il lavoro non è un modo di vivere, ma l'obbligo di vendersi per vivere. Ed è lottando contro il lavoro, contro questa vendita forzata di se stessi che si scontrano contro le regole della società. Ed è lottando per lavorare meno, per non venire più avvelenati dal lavoro che lottano anche contro la nocività. Perché nocivo è alzarsi tutte le mattine per andare a lavorare, nocivo è seguire i ritmi, i modi della produzione, nocivo è fare i turni, nocivo è andarsene a casa con un salario che ti costringe il giorno dopo a tornare in fabbrica.
Assemblea autonoma di P. Marghera, 1974
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