Logo Chicago86

Sabato 28 maggio alle ore 15.00 a Roma in Via Galilei 57 si è tenuta l'Assemblea per il coordinamento dei lavoratori in lotta. Hanno partecipato circa 30 persone, ognuna portatrice di esperienze diverse: sindacali, auto organizzati, lavoratori incazzati e gruppettari della Sinistra in crisi. Dopo una breve presentazione del progetto di Chicago86, ci siamo confrontati sulla possibilità di sopravvivenza che hanno i singoli coordinamenti di lavoratori in lotta e sulla conseguente necessità di allargare i perimetri delle lotte al di là delle asfissianti gabbie di categoria e di mestiere. L'unica possibilità di sopravvivenza per questi organismi immediati è quella di legarsi a rivendicazioni unificanti quali il salario ai disoccupati e la drastica riduzione della giornata lavorativa in un'ottica di sganciamento da qualsivoglia responsabilità verso i destini dell’economia nazionale.

Si è discusso anche delle pratiche autolesioniste oggi in voga in molti posti di lavoro e dei tentativi di superarle: se fino ad ora si è assistito agli atti disperati quali le arrampicate sui tetti delle aziende in crisi o gli scioperi della fame per attirare l'attenzione dei media, recentemente si è arrivati all’occupazione diretta di sedi amministrative come hanno fatto gli operai di Fincantieri a Castellamare di Stabia. Sotto i colpi della crisi economica il paradigma sindacale sta cambiando e la velocità con cui il movimento operaio critica sé stesso è assolutamente imprevedibile.

Alcuni intervenuti hanno notato come nell'arco di qualche mese, partendo dalle rivolte del Maghreb, la situazione sia andata generalizzandosi sempre più velocemente grazie all'uso dei social network. Non si tratta di esaltare gli strumenti al posto della lotta, ma di capire che la lotta va condotta con gli strumenti e l'organizzazione adeguati sia allo scopo che alla situazione sul campo.

Il primo intervento all’assemblea è stato quello di due ragazzi che hanno invitato tutti i presenti al raduno di domenica 29 maggio in piazza San Giovanni a Roma sullo stile degli indignados spagnoli. La scintilla che avevano negli occhi parlava molto più chiaramente della richiesta interclassista di "democrazia reale" che molti stanno esprimendo in questi giorni. Dopo questa breve parentesi giovanile, gli interventi successivi hanno abbassato il piano della discussione ai soliti luoghi comuni sulle parole d’ordine lanciate da Chicago86, come ad esempio il consiglio di moderare i discorsi in modo da farci capire dai lavoratori o l’intendere il lavoro come fonte di dignità tanto da proporre agli operai in sciopero la rimessa in moto delle macchine lasciate ferme dai padroni.

L’assemblea si è conclusa alle 18.00 senza proposte organizzative.

Siamo rimasti colpiti dal livello di omologazione che annichilisce esperienze politiche che comunque si richiamano al movimento operaio, ascoltando questi interventi abbiamo avuto conferma che un ciclo si sta irrimediabilmente chiudendo. Nel frattempo il richiamo che arriva dal Nordafrica e rimbalza in Europa conferma che isolati si perde mentre uniti si vince. Va da sé che occorre pensare seriamente a un'organizzazione territoriale che abbracci tutti i lavoratori indipendentemente dal tipo di contratto o tessera sindacale.

Se ci diamo come obiettivo la difesa intransigente delle nostre condizioni di vita dobbiamo cominciare a mettere in campo la nostra forza, l'unico linguaggio che i nostri avversari capiscono. E la forza dipende anche da come ci si schiera in campo obbligando qualsiasi sindacato ad adeguarsi, come è sempre successo. Per lavoratori estremamente ricattabili, divisi, che lavorano insieme a quelli con posto fisso solo per periodi brevi, non ha senso l'organizzazione legata al posto di lavoro. Essi devono coordinarsi fuori, indipendentemente dal lavoro che fanno, dove e per conto di chi. Oggi come non mai questo vale per tutti i lavoratori, in una saldatura comune di interessi. Ovunque possibile bisogna quindi sostenere tempestivamente i lavoratori in lotta, praticando sui posti di lavoro una comune linea di intransigenza su tutti gli aspetti delle condizioni di vita, con una pressione costante che faccia sentire ai padroni l'unità e la forza della classe lavoratrice.

Chicago86 (giugno 2011)