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Primo maggio riders Torino

Comunicato di Deliverance Project sullo sciopero dei rider di Torino il Primo Maggio

Nella città deserta che aspira al ritorno alla normalità, per un giorno abbiamo riscoperto la normalità della lotta rider. Hanno provato a farci credere che lavorare fosse essenziale e lottare pericoloso. La verità è che essenziali, per le aziende, sono solo i profitti, da garantirsi ad ogni costo a scapito dei salari dei lavoratori. E per i lavoratori sarà essenziale la lotta, per evitare che questa crisi sia l'ennesima occasione per stravolgere le regole del lavoro e perfezionare il dominio sulle nostre vite.

Ben venga allora un primo maggio che, vuoi per tradizione, vuoi per bisogno di squarciare l'opprimente cappa in cui abbiamo vissuto gli ultimi mesi, ci riporti alla materialità della lotta, dell'organizzazione, dei diritti da strappare e conquistare insieme. Lo sciopero è stato un successo. Più di cento rider hanno aderito scendendo in piazza, loggati ma fermi, distanziati ma decisi. Ci siamo divisi in gruppi, girando la città da nord a sud, urlando ai molti solidali affacciati ai balconi la rabbia della nostra condizione, cercando la complicità dei colleghi come dei lavoratori della ristorazione, ugualmente precari e sottopagati. Molti si sono uniti a noi vedendoci così numerosi, qualche ristorante ha staccato il tablet delle ordinazioni per solidarietà, alcuni ristoratori hanno condiviso con noi le loro preoccupazioni per i contratti in scadenza e i dubbi sul loro futuro, spia di una condizione di sofferenza che accomuna tutte e tutti. A fine serata un ristorante ci ha regalato gli ordini non ritirati dai corrieri, più di venti: questo può dare un'idea del successo dello sciopero.

E se questo primo maggio sono state poche le categorie che hanno alzato la testa, il calore che abbiamo incontrato e la facilità con cui attecchivano i nostri discorsi può farci sperare per un futuro in cui prenderemo protagonismo e pochi resteranno a guardare. Il modello di precarietà di cui facciamo le spese nella nostra vita va espandendosi ad abbracciare tutta la società, non solamente a livello lavorativo. Il coraggio con cui i rider di Torino hanno alzato la testa, in una situazione tutt'altro che scontata, come conferma la scarsità di iniziative a livello nazionale, può essere esemplare nell'indicare una strada da percorrere, anche da quei lavoratori che ci hanno guardato con ammirazione per aver trovato il coraggio che altri non hanno avuto. Non sappiamo se gli strumenti che stiamo mettendo a punto sono sufficienti per lo scontro che ci aspetta, sappiamo che questo scontro non ci spaventa e che siamo veloci ad imparare. Altre città si sono unite al nostro coro, ieri Firenze e Modena, domani chissà. Altri lavoratori come noi hanno posato gli strumenti e si sono fermati immobili. Presto ci saranno altri primi maggio, non occorrerà aspettare un anno.

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