Logo Chicago86

Sciopero dei rider in Brasile - 1 luglio 2020

Lotte in corso .  2 luglio 2020

BrequeDosAPPs. Sciopero dei riders in Brasile

Questo primo luglio in tutto il Brasile è stato realizzato un grande sciopero contro le imprese di delivery. L'iniziativa, nata a San Paolo ma cresciuta in tutte le grandi città e aree metropolitane del paese, e gestita da gruppi di lavoratori in maniera totalmente auto-organizzata [...]

Piaggio

Dal ventre della balena . 30 luglio 2020

La FIOM sospende i delegati Piaggio

Piaggio

Dal ventre della balena . 28 luglio 2020

Piaggio Pontedera: sospesi per 10 mesi i delegati rsu della Fiom

Sciopero lavoratori Amazon in Germania

Lotte in corso . 30 giugno 2020

Germania: lavoratori di Amazon in sciopero per la salute

Lotte in corso

Tunisia . 23 Giugno 2020

La Tunisia schiera l'esercito contro i disoccupati traditi

Proteste. Tatatouine, tra le regioni più povere del paese, si infiamma a tre anni dalla promessa non mantenuta di posti di lavoro. Duri scontri tra manifestanti e polizia, lunedì sciopero [...]

Stati Uniti d'America . 06 Giugno 2020

Dalle lotte degli sfruttati americani alla rivolta contro il sistema

Le condizioni di vita e di lavoro dei salariati americani sono in continuo peggioramento, anche a causa della pandemia. A ciò si assomma la violenza di un sistema che risponde [...]

Stati Uniti d'America . 29 Maggio 2020

Scioperi a McDonald's e rivolte in tutti gli Stati Uniti

In un contesto di miseria assoluta crescente, dovuto anche alla pandemia, sono sempre meno accettabili le paghe da fame, e le violenze verbali e fisiche attuate rispettivamente da datori di [...]

Cile . 27 Maggio 2020

Crisi sociale in Sud America

Negli Stati Uniti, dove i contagiati da Covid-19 sono 1,68 milioni e i morti 98.902, le misure di lockdown hanno spinto quasi 39 milioni di persone nel girone infernale della [...]

Piemonte . 03 Maggio 2020

Ben venga maggio

Comunicato di Deliverance Project sullo sciopero dei rider di Torino il Primo Maggio Nella città deserta che aspira al ritorno alla normalità, per un giorno abbiamo riscoperto la normalità della lotta [...]

Piemonte . 01 Maggio 2020

Primo Maggio RiderZ

Un primo maggio di lotta per i lavoratori del food delivery che chiamano lo sciopero contro le infime condizioni di lavoro a cui erano sottoposti e che, come già abbiamo [...]

Russia . 01 Maggio 2020

Senza mascherine né ospedali, gli operai di Gazprom in sciopero

Russia. Protesta in Yacuzia, la seconda in una settimana in Russia. Oltre diecimila lavoratori incrociano le braccia in 34 cittadine. Putin va in tv e prova a rassicurare il piccolo [...]

Libano . 29 Aprile 2020

Libano: si infiamma la protesta sociale antigovernativa. Scontri in diverse città del paese

L'emergenza Covid non ha arrestato il movimento di protesta che dallo scorso ottobre chiede la rimozione dell'intera classe politica e manifesta contro gli effetti della grave crisi economica. Scontri in [...]

Stati Uniti d'America . 07 Aprile 2020

Anche i lavoratori statunitensi scioperano al tempo del Coronavirus

Lunedì 30 marzo decine di lavoratori di Instacart, società che si occupa del servizio di consegna di generi alimentari presente in oltre 5.500 città degli Stati Uniti, hanno scioperato chiedendo [...]

Nazionale . 01 Aprile 2020

La lotta è per la vita

Per evitare l'incendio sociale, i cui primi bagliori si sono intravisti in alcune regioni del Sud Italia, il governo sta pensando di erogare, oltre al macchinoso e inconcludente sistema dei [...]

Archivio storico

di Timothy Ginty

Maltrattati dalla Movistar e abbandonati dai loro sindacati, i tecnici telefonici prendono la situazione in mano - e occupano la sede della società.

Più di cento anni fa, l’Associazione Internazionale dei Lavoratori - la Prima Internazionale – dette voce a centinaia di milioni di lavoratori indigenti del mondo, quando nel 1866 dichiarò che tutti i lavoratori avrebbero dovuto godere del diritto a otto ore di lavoro, otto ore di riposo e otto ore di svago. Ci sono voluti decenni di contrattazione e anche spargimenti di sangue per raggiungere nella maggior parte dei paesi del mondo questo obiettivo, ottenuto in alcuni settori presso qualche società nella prima metà del XIX secolo mentre la maggioranza dovette attendere fino alla metà del XX secolo per godere di quello che adesso per molti sembra scontato.

Ma nel 2015, sono in molti quelli nel mondo sviluppato - e di più nel mondo in via di sviluppo – che ancora sognano di godere di un tale lusso quale la giornata di otto ore, per non parlare di un week-end di due giorni o un fine settimana intero. Recentemente Papa Francesco ha dichiarato che, quando una persona lavora undici ore al giorno per soli 600 euro al mese, non è davvero un impiegato o operaio ma piuttosto uno sfruttato e schiavizzato. Ha poi aggiunto che tutti noi dovremmo iniziare a lottare per la dignità contro un capitalismo sfrenato, contro l'idolatria del denaro e contro la schiavitù moderna.

I tecnici e gli installatori in subappalto della società di telecomunicazioni multinazionale Movistar sono persone - e hanno iniziato una lotta di questo tipo. Dopo aver subìto ripetute detrazioni sugli stipendi nel corso degli ultimi anni, si sono trovati a dover sopravvivere con uno stipendio netto minimo di 700 € al mese, lavorando fino a dieci, dodici o quattordici ore al giorno, e senza un solo giorno di riposo.

Quando il 28 marzo di quest'anno sono scesi in sciopero, hanno respinto non solo la magra offerta dell'azienda ma anche quella dei due maggiori sindacati spagnoli - la CC.OO e l'UGT – i quali, come ha detto uno scioperante, "ci hanno venduto" per un piccolo aumento sulle drastiche detrazioni precedenti e per porre fine allo sciopero. Intanto, l'amministratore delegato di Telefónica (la società capofila del gruppo delle telecomunicazioni) guadagna un lordo di 6.700.000 € all'anno; più di mezzo milione di euro al mese, pari ad almeno 700 salari mensili netti di un lavoratore in subbappalto.

prova

Una protesta di lavoratori subappaltati di Telefónica mascherati (di Emilio Morenatti)

Il comitato di sciopero della Movistar - che chiama lo sciopero La ribellione delle Scale poiché le loro manifestazioni sono caratterizzate dall'utilizzo delle scale - ha rifiutato la pace negoziata dai sindacati e ha dichiarato uno "sciopero ad oltranza" che dura ormai da quasi due mesi. I lavoratori hanno detto che continueranno a scioperare fino a quando non saranno soddisfatte le condizioni di base per un accordo, e queste includono una giornata di lavoro da otto ore, una settimana da quaranta, il pagamento da parte del datore di lavoro dell'attrezzatura di lavoro e di protezione, e uno stipendio "sociale" dignitoso che possa sostenere le loro famiglie, unito a quattro settimane di vacanza per godere di tempo lontano dal lavoro.

Ai sindacati gli scioperanti chiedono il proprio posto al tavolo delle trattative - un rappresentante del comitato di sciopero – invece del rappresentante esterno mandato dalle principali organizzazioni, nelle quali, hanno affermato con grande chiarezza, ripongono molta poca fiducia. Quando gli scioperanti si trovano a dover negoziare con l'azienda e con il sindacato, si capisce che qualcosa è andato storto.

Mentre i rapporti tra scioperanti e sindacati si sono inaspriti, i lavoratori si sono rivolti ad altri alleati nel mondo del lavoro e del sociale per avere protezione giuridica e sostegno finanziario. L'anarco-sindacalista Confederazione Generale del Lavoro (CGT), insieme alle minori Unione Alternativa Lavoratori (AST) e Commissione dell'Unione di Base (COBAS), forniranno sostegno organizzativo fino a quando non saranno organizzati i colloqui, mentre solidali della cooperativa e banca sociale Coop57 hanno dato un considerevole supporto alla Cassa di Resistenza messa in piedi dagli scioperanti per i lavoratori e le loro famiglie, che sono senza uno stipendio ormai da più di un mese – il che significa un mese e un'altra rata dell'ipoteca non pagata, un mese e un altro incontro con il direttore della banca, un mese e un'altra lite con il marito o la moglie, un mese in più e un giorno in meno con i loro ragazzi e ragazze, un kilo di carne in meno nel frigorifero.

Questa disperazione finanziaria, l’isolamento organizzativo e l'esclusione dai negoziati ha portato gli scioperanti di Barcellona - e ce ne sono centinaia, più altre migliaia a Madrid e in tutta la Spagna - ad occupare il quartier generale della Movistar nella principale Plaça Catalunya, nella speranza di costringere finalmente la direzione ad aprire il tavolo delle trattative, o almeno di ottenere l'attenzione dei media sulla loro situazione. Durante l'occupazione la facciata della sede centrale è stata coperta da vernice e cartelli, mentre l'interno si è trasformato in un putiferio di volantini e manifesti tutt'intorno al gruppo degli scioperanti, che ora mangiano e dormono nell'edificio.

I lavoratori che protestano davanti alla sede occupata di Telefónica

I precedenti tentativi di raccogliere il sostegno popolare hanno incluso proteste e cortei per le strade della città, uniti ad altre iniziative per l'occupazione di edifici chiave - l'ultima è durata meno di mezza giornata prima che fosse dichiarata una tregua con la promessa illusoria di colloqui seri, i quali secondo gli scioperanti si sono svolti in mala fede, con la polizia antisommossa schierata intorno al luogo del negoziato e con accuse di illegittimità lanciate dalla dirigenza.

L'occupazione in corso potrebbe non durare molto più a lungo dell'ultima – d'altronde, potrebbe non essere necessario. Nella seconda notte di occupazione, Barcellona ha eletto a sindaco una candidata anti-austerità e anti-sfratto della coalizione dei movimenti di base e degli attivisti di quartiere, che ha promesso di dare pieno sostegno agli scioperanti. Tutto ad un tratto, poi, i lavoratori in sciopero di Movistar-Telefónica hanno trovato amici altolocati.

A una settimana dall'elezione di Ada Colau all'ufficio del sindaco, la nuova Alcaldesa – indossando la caratteristica uniforme acqua-blu degli scioperanti - ha visitato l'edificio occupato e si è offerta di fare da mediatore nella controversia lavorativa, scrivendo nel loro visitors' book un saluto ai lavoratori che "hanno difeso i diritti di tutti i lavoratori" e che stanno contribuendo a realizzare una Barcellona dove "i diritti fondamentali non saranno mai più indeboliti."

L'intervento nel conflitto della più alta carica politica della città è arrivato proprio mentre la magistratura ordinava lo sgombero degli scioperanti dall'edificio; un ordine che il nuovo sindaco ha definito inutile e illegittimo, scrivendo sul suo account Twitter che "queste sono richieste legittime dei lavoratori che non possono essere risolte attraverso gli sgomberi", e insistendo invece sul fatto che la palla è nel campo della Movistar, che, ha sostenuto il sindaco, deve almeno sedere al tavolo delle trattative.

Ada Colau all'occupazione della Movistar (di Enric Català)

Sembra che l'intervento del sindaco, insieme alle tensioni provocate dall’ordine giudiziario di sgombero, abbia agito da catalizzatore per i negoziati, dato che il lunedì è arrivata notizia che la multinazionale aveva accettato di tornare al tavolo dei negoziati.

Sia che gli scioperanti vincano o perdano, e che arrivino a un compromesso o meno, questo evento è chiaramente indicativo di qualcosa di più grande: del crollo della fiducia nell'affidabilità, rappresentatività e utilità delle due principali confederazioni sindacali del paese.

E’ profondamente significativo che questo sciopero possa arrivare a conclusione non grazie all'intervento mediatore dei grandi sindacati, ma invece grazie all'azione di una delle figure più popolari della nuova sinistra, che promette di porre una fine socialmente giusta al lungo sciopero, il quale ha portato non solo un grande stress economico per gli scioperanti, ma anche per l'azienda, che ora deve occuparsi di migliaia di reclami inviati dai clienti i cui servizi sono stati trascurati.

Parole di cinismo e di sfiducia sono state ripetutamente udite dagli attivisti degli innumerevoli movimenti sociali del paese, sia che si trattasse degli esclusi ed isolati lavoratori in sciopero della Movistar-Telefonica, della potente e popolare piattaforma PAH degli indebitati detentori di mutui e sfrattati, o semplicemente di persone comuni che vedono il movimento sindacale solo come un attore in più della politica con la p maiuscola - anche nella misura in cui esso fa parte della odiata casta, l'istituzione di governo.

Quanto sfumati, giusti e diffusi siano questi sentimenti può essere discutibile e difficile da sapere, ma è chiaro che i tradizionali negoziati ad alto livello, la distanza crescente tra i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali, insieme alla burocratizzazione e alle complicate modalità di finanziamento pubblico, hanno fatto allontanare le persone dal movimento operaio tradizionale favorendo lo sviluppo di modi alternativi di lottare per la giustizia sociale e l'uguaglianza.

Se gli scioperanti vinceranno – cosa che sembra di giorno in giorno sempre più probabile - non solo si tratterà di una splendida vittoria per i lavoratori stessi, che hanno lottato fin dall'inizio contro ogni pronostico, ma sarà anche una vittoria per tutti coloro che hanno combattuto, fin dall'inizio, contro l'austerità e la neoliberalizzazione che hanno radicalmente ridisegnato l'economia spagnola e mondiale.

Timothy Ginty è uno scrittore freelance che ha completato un Master in storia del mondo presso l'Università Pompeu Fabra di Barcellona.

[tratto da http://roarmag.org]

Dal ventre della balena

Da che parte voglio stare!

di @ElianaComo. Nessuna "mediazione sociale" con chi ha preteso che la Val Seriana restasse aperta A poche ore dagli Stati Generali di villa Pamphili, in una intervista rilasciata ai giornali, il segretario generale della Cgil dichiara che è il tempo di "investire nella mediazione sociale e nella contrattazione collettiva" e che non è "il momento di aprire fasi conflittuali". Dissento, radicalmente. E non soltanto per le ragioni di fondo [...]

13 Giugno 2020

Io non respiro

di @ElianaComo La rivolta che sta attraversando gli USA, da Minneapolis a Los Angeles, Miami, Atlanta, Chicago, Philadelphia e molti altri stati e città americane è la più grande da quella di Los Angeles del 1992 e sta finalmente facendo esplodere il razzismo istituzionale degli Stati Uniti e la violenza strutturale che definisce alla base i suoi rapporti sociali. Gli afroamericani e le afroamericane ne sono le prime [...]

03 Giugno 2020

Arte

Occupy Print

I manifesti di #Occupy su Occupy Print.

1847: la nascita della Lega dei Comunisti

Estratto dal film Il giovane Karl Marx.

Fight for 15 Official Video: Fight for it

Chicago's fast food and retail workers tell their stories.
Una strana follia possiede le classi operaie delle nazioni in cui regna la civiltà capitalistica. Questa follia porta con sé miserie individuali e sociali che da due secoli torturano l'infelice umanità. Questa follia è l'amore per il lavoro, la passione esiziale del lavoro, spinta fino all’esaurimento delle forze vitali dell'individuo e della sua progenie. Anziché reagire contro questa aberrazione mentale, i preti, gli economisti ed i moralisti hanno proclamato il lavoro sacrosanto.
Paul Lafargue, Il diritto all'ozio, 1887
Mondo chiuso, ai margini della società, spossessato della sua identità, l'ambiente operaio non ha altra risorsa, per ritrovare la speranza e la vita, se non le sue sofferenze e le sue lotte. E' questa lenta evoluzione che dobbiamo infine descrivere. I nuovi "barbari" alle porte della città passano dalla ribellione all'organizzazione, rifiutando una società che li esclude. Questo ambiente eterogeneo, in via di proletarizzazione, inserito come un corpo estraneo nella vecchia o nella nuova rete urbana, viene molto presto considerato dai possidenti, come un focolaio di criminalità. La classe lavoratrice diviene classe pericolosa.
J.P. Rioux, La rivoluzione industriale, 1971
Gli operai nella fabbrica non vanno per fare le inchieste, ma perché ci sono costretti. Il lavoro non è un modo di vivere, ma l'obbligo di vendersi per vivere. Ed è lottando contro il lavoro, contro questa vendita forzata di se stessi che si scontrano contro le regole della società. Ed è lottando per lavorare meno, per non venire più avvelenati dal lavoro che lottano anche contro la nocività. Perché nocivo è alzarsi tutte le mattine per andare a lavorare, nocivo è seguire i ritmi, i modi della produzione, nocivo è fare i turni, nocivo è andarsene a casa con un salario che ti costringe il giorno dopo a tornare in fabbrica.
Assemblea autonoma di P. Marghera, 1974
next
prev