Renzi ha messo sul piatto la sua proposta di modifica del mercato del lavoro.
Il sindacato, la Cgil in particolare, si divide tra chi vuol dar credito alla proposta Renziana e chi traccheggia.
Sopratutto Landini (Fiom) si è esplicitamente esposto dando credito al ragionamento di Renzi, mentre la Camusso (più per giochi di cordata interna al Pd che altro) temporeggia, balbetta, nel tentativo di non dar troppo credito all'iniziativa Renziana.
Il tutto alla faccia di un dibattito congressuale in corso in Cgil dove Camusso e Landini si presentano alleati su un documento congressuale che l'iniziativa Renziana ha di fatto liquidato spostando la discussione su quel che propone il PD e non su quello che propone la Cgil.
Cosa propone in sostanza Renzi?
Raccogliendo diverse sollecitazioni sia da parte confindustriale che sindacale, Renzi lancia l'obiettivo di semplificare il mercato del lavoro superando le diverse tipologie di lavoro (precario) con una unica tipologia contrattuale.
La sollecitazione principale a cui Renzi vuole rispondere è però quella che viene dalle imprese che dopo aver ottenuto (da Treu in poi) la possibilità di assumere forza lavoro in tutti i modi immaginabili, per risparmiare sulle tutele e sulla retribuzione, ora si lamentano che però questo sistema costa all'impresa sul piano della complicazione normativa, della eccessiva burocrazia, dei troppi controlli che il ricorso a diverse di queste tipologie comporta. In fondo ciò che vuole l'impresa non è la libertà di assumere come vogliono ma quella di poter licenziare quando vogliono una volta che l'impresa vuole liberarsi di un lavoratore, fisso o precario che sia, senza essere vincolati a tempi e regole che le normative prevedono.
Ed in questo Renzi rassicura prospettando che comunque l'assunzione, anche senza il ricorso alle tante forme di precarietà oggi esistenti, deve prevedere la caduta delle residue tutele previste dall'articolo 18, in modo che l'azienda possa lasciare a casa il lavoratore che in quel momento non gli interessa, più senza troppa difficoltà.
Praticamente la libertà di licenziamento.
Landini (Fiom) apre esplicitamente (anche la Camusso, ... meno esplicitamente) dando credito alla proposta di Renzi la dove questa propone la semplificazione del mercato del lavoro, riducendone le tipologie, ma sostenendo nel frattempo che questa non deve prevedere l'abolizione dell'articolo 18, senza comprendere che senza la totale libertà di licenziamento la proposta di Renzi non regge, perde di convenienza per lui e per Confindustria.
Insomma, Landini sembra non comprendere che la sostanza della proposta di Renzi è la libertà di licenziamento, ossia il riaffermare una maggiore subordinazione del lavoro all'interesse di impresa anche in un quadro di semplificazione della precarietà nelle forme introdotte in questi anni.
Quindi .... perchè darle tanto credito ??
Il sospetto è che in realtà il posizionamento esplicito di Landini ed il lento veleggiare al largo in attesa di vederci chiaro da parte della Camusso, abbia più a vedere con la politica (e con gli schieramenti interni al PD) che con i problemi contrattuali che un sindacato dovrebbe affrontare.
L'uscita di Landini sembra cioè aver più a che fare col tentativo di non rompere con Renzi sperando di diventarne interlocutore politico (in funzione del partito Vendoliano e di un suo maggiore peso in Cgil), mentre il freddo atteggiamento della Camusso sembra più motivato dal voler depotenziare il rullo compressore Renziano che vuole subordinare a se tutte le correnti del PD.
Basterebbe fare semplicemente i sindacalisti invece che i dietrologi, o i fini tattici politici. Esiste un problema del lavoro, esiste la necessità di superare la precarietà come condizione stabile della forza lavoro. Ci vorrebbe quindi una proposta sindacale, un piano vertenziale e rivendicativo sul quale chiamare al confronto le forze politiche ed il governo.
Invece ci si fa condizionare dalle proposte del PD di Renzi, e ci si arrotola attorno. Così il congresso Cgil perde quel poco di credibilità che poteva avere. Si chiamano i lavoratori a discutere su un documento congressuale della maggioranza, mentre questa stessa maggioranza già si divide e discute di altro, in cerca di un accordo (con il PD di Renzi) senza un passaggio tra i lavoratori e gli iscritti per verificare cosa vuole quella base che, a parole, si presume di voler rappresentare.
29-12-2013 Coordinamento RSU
[Tratto da www.coordinamentorsu.it]





