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Deliverance project - FacebookDi cose da dire degli ultimi due giorni ne avremmo tante, ma l'onda mediatica che ci ha travolti e travolte nelle ultime ore, ci spinge a dover prendere parola con più urgenza in merito a quello che è successo ieri mattina nel centro della città in cui lavoriamo.

Nella giornata di ieri, 1 maggio, abbiamo assistito a un ritorno nella narrazione mediatica nazionale della figura dei e delle riders. Testate giornalistiche, un ex presidente del consiglio dei ministri, su tutti, hanno ridato visibilità a un settore lavorativo intrinseco di sfruttamento, salari da fame e poche tutele. Tutto questo perché, ieri, nella sacra "festa" dei lavoratori e delle lavoratrici, un gruppo di riders ha provato a prendersi il proprio spazio di agibilità all'interno del corteo istituzionale, indetto dai sindacati confederali CGIL-CISL-UIL.

La risposta della polizia è stata quella di un copione già visto troppe volte: accerchiare e caricare a freddo i e le riders all'altezza della Galleria San Federico, in via Roma.

Solo calci, spintoni e minacce per chi prova a entrare nel corteo e criticare l'operato dei sindacati confederali. In particolare, quest'ultimi, non solo non hanno espresso solidarietà per quanto accaduto per le strade in precedenza, ma passivamente hanno anche accettato che lavoratori e lavoratrici venissero caricat* dalla celere, continuando a sfilare in silenzio con le loro bandiere.

Tante sono però le persone che hanno solidarizzato con noi, alcune urlando slogan per chiedere che fossimo ammessi e ammesse al corteo, alcune filmando l'accaduto, alcune addirittura fermandosi e sfidando coraggiosamente la gestione scomposta e violenta della piazza da parte di poliziotti e servizi d'ordine sindacali decisamente poco lucidi. L'unanime solidarietà a livello nazionale, scaturita dalla scandalosa vicenda ci mostra ancora una volta come lottare sia l'unico modo per rompere il silenzio intorno alle nostre condizioni.

La lotta rider è viva e percorre viali, portici e piazze della città. E, possiamo assicurarlo, non soggiace sotto le casacche rosse che puzzano di muffa e compromessi sulla pelle di chi lavora.

P.s.: solidarietà allo spezzone sociale contro la guerra, più volte attaccato dalla polizia. Un abbraccio a* manifestant* ferit*.

Rider in lotta Milano
Riders Union Catania
Slang-USB Genova
Riders Roovolt
IWW Italia

Deliverance Project

rider torino 20220122Lo sciopero di ieri ha coinvolto diverse città e a Torino diversi gruppi di riders e più piattaforme: Justeat e Glovo prevalentemente.

La necessità di pretendere condizioni migliori ha portato i e le rider a bloccare ristoranti e supermercati on line gestiti dalle app - il GLOVO MARKET, ad esempio, è stato inattivo per oltre 5 ore, fino alla decisione dell'area manager di sospendere l'attività alle 22 invece che all'1.

Un successo che ha portato i e le rider di Glovo a decidere di darsi continuità e rilanciare altri appuntamenti nei prossimi giorni.

Primo maggio riders Torino

Comunicato di Deliverance Project sullo sciopero dei rider di Torino il Primo Maggio

Nella città deserta che aspira al ritorno alla normalità, per un giorno abbiamo riscoperto la normalità della lotta rider. Hanno provato a farci credere che lavorare fosse essenziale e lottare pericoloso. La verità è che essenziali, per le aziende, sono solo i profitti, da garantirsi ad ogni costo a scapito dei salari dei lavoratori. E per i lavoratori sarà essenziale la lotta, per evitare che questa crisi sia l'ennesima occasione per stravolgere le regole del lavoro e perfezionare il dominio sulle nostre vite.

rider 01052020Un primo maggio di lotta per i lavoratori del food delivery che chiamano lo sciopero contro le infime condizioni di lavoro a cui erano sottoposti e che, come già abbiamo avuto modo di raccontare ai microfoni di Radio BlackOut, dall'avvento del coronavirus sono riuscite contro ogni previsione a peggiorare ulteriormente.

Per prepararsi a a questo sciopero sono state pubblicate sulla pagina facebook Deliverance Project, e che riproponiamo dopo il podcast, una serie di analisi e riflessioni sulle principali caratteristiche della gig economy in tempi di pandemia, ma non solo, e quelle che potrebbero essere delle richieste base da pretendere dalle aziende.

Domenica sono scattati i controlli dei vigili urbani sui lavoratori che fanno le consegne per conto delle tante ditte che impiegano fattorini in bicicletta, con tanto di multe e controlli di documenti etnicamente mirati.

Di seguito il comunicato dei "Deliverance Project":

"Ieri sera mentre le solite centinaia di rider si muovevano per la città alla ricerca di ordini da consegnare, sono incappate in una brutta sorpresa: polizia e Asl, sempre così solerti a controllare i nostri datori di lavoro, erano in giro a placcare colleghi per controllare la presenza delle luci ed il contenuto degli zaini.

NON SI PUÒ MORIRE PER PORTARE UNA PIZZA. GLOVO SCHIAVISTA SEI PRIMA DELLA LISTA

Oggi siamo scesi in piazza, per Zohaib ma anche per tutti noi. Sappiamo quale sia il lavoro che tutti i giorni facciamo per le strade di questa città ed a quali condizioni ci costringono. A tutti noi poteva succedere di essere investiti e di rischiare la vita, di romperci un braccio o una gamba, senza un'assicurazione e senza diritti per consegnare una pizza o del sushi.

Nella città più cassaintegrata del paese e tra le più povere del Nord Italia, i confederali hanno aperto la "Vertenza Torino", organizzando una processione-sfilata per il prossimo 13 dicembre. I sindacati denunciano la perdita di quasi diecimila posti di lavoro dal 2008 al 2018 e dichiarano che le situazioni di crisi in corso coinvolgono circa 4 mila lavoratori (i settori in difficoltà vanno dall'industria all'edilizia, dalla grande distribuzione al terziario, dalla sanità alla pubblica amministrazione, con i casi Fca, Embraco, Lear, Manital e Auchan).

Dal canto suo, anche Intesa San Paolo dice di voler contribuire al contrasto della povertà e perciò ha organizzato un pranzo per trecento persone e famiglie in situazioni difficili presso la sede torinese della banca nel grattacielo di Renzo Piano.

Di seguito il comunicato (tratto dalla pagina Fb Effetto Domino's) dei pizzaioli e dei fattorini di Domino's Pizza che sabato 29 giugno hanno scioperato per la prima volta.

Il fatturato di Domino's nel mondo è stato di 11 miliardi di dollari nel 2017 e il 52% di questo fatturato è costituito dai mercati internazionali. A fine 2018 Domino's Pizza Italia contava 21 punti di vendita e l'obiettivo per il 2019 è di raddoppiarne il numero.
Ma chi paga in realtà la rapida crescita dell'ennesima catena di fast-food specializzata nelle consegne a domicilio?

Riportiamo di seguito il comunicato dei rider sui fatti del Primo Maggio a Torino

Mercoledì 1 maggio 2019

Questa mattina alle 9 ci siamo trovati/e in piazza Vittorio fra rider di tutte le aziende.
Abbiamo deciso di muoverci in bici per smarcarci dal corteo istituzionale che sfilava per le vie del centro.
Dopo un breve giro intorno a Piazza San Carlo, con la polizia a ronzare spericolatamente in mezzo al corteo su due ruote, abbiamo deciso di riprendere la piazza che ci spettava in quanto lavoratori in lotta.
Dopo alcuni tentativi di ricerca di un varco di accesso alla piazza, tutti conclusi con muri di poliziotti a blindo di ogni via, siamo lo stesso riusciti ad arrivare alla testa del corteo e a ribadire che come lavoratori e lavoratrici in lotta ci spettava entrare in piazza.

Con la CRITICAL MASS RIDER di venerdì 26 Ottobre un gruppo di lavoratori e lavoratrici si è organizzato insieme ad amici e solidali in bicicletta ed ha protestato contro le condizioni di sfruttamento che gravano sui fattorini del food delivery durante una giornata di mobilitazione generale. La scelta dei lavoratori di Torino di lottare non è un caso isolato, ma accomuna i e le rider in molte parti d'Europa, che insieme si stanno organizzando per portare avanti le proprie rivendicazioni: dai rider di Deliveroo parigini che si sono mobilitati in modo continuativo negli scorsi 15 giorni, quelli di Ubereats a Londra, i e le glovers di Malaga e molti altri.