I bonzi sindacali puntano tutto sulla mediazione sociale e sulla conservazione del proprio ruolo nei tavoli negoziali, ma il malcontento sociale potrebbe sfuggirgli di mano
Lo sciopero del 29 maggio si inserisce in una fase caratterizzata da una crescita delle mobilitazioni promosse dal sindacalismo di base e dal movimentismo. Proclamato da CUB, SGB, SI Cobas, ADL Varese, USI e USI-CIT, e con l'adesione di organizzazioni palestinesi attive in Italia, ha coinvolto l'intero territorio nazionale e numerosi settori produttivi e dei servizi (trasporti, scuola, sanità, amministrazione pubblica), provocando disagi diffusi e un'ampia partecipazione a cortei e presìdi.
Le ragioni della protesta intrecciavano rivendicazioni sociali, economiche e politiche. Al centro della piattaforma sindacale vi erano la richiesta di aumenti salariali, il recupero del potere d'acquisto eroso dall'inflazione, il contrasto alla precarietà lavorativa e agli sfratti, il rilancio dell'industria, la difesa del diritto di sciopero e del dissenso, nonché l'opposizione all'aumento delle spese militari. Sul piano internazionale, i promotori hanno denunciato le politiche di guerra e chiesto la cessazione dei rapporti politico-commerciali con Israele, collegando la mobilitazione alla solidarietà con il popolo palestinese e alla denuncia della situazione nella Striscia di Gaza.
Nel corso della giornata si sono svolti cortei e iniziative a Roma, Milano, Napoli, Bologna, Firenze, Genova, Torino, Bergamo, Palermo, Catania e in altre città. A Roma si è tenuta una manifestazione nazionale partita da piazza della Repubblica e conclusa a piazza Navona, mentre a Milano il corteo ha attraversato il centro cittadino fino alla Prefettura. L'impatto maggiore dello sciopero si è registrato nel settore dei trasporti. Lo stop ha interessato il trasporto ferroviario, il trasporto pubblico locale, il comparto aereo, quello marittimo e la rete autostradale, con cancellazioni, ritardi e limitazioni dei servizi. Disagi si sono verificati anche nella scuola, nella sanità e negli uffici pubblici, pur nel "rispetto" delle fasce di garanzia e dei servizi essenziali.
Il sindacalismo di base svolge una funzione ambigua: da un lato raccoglie istanze reali di lavoratori che i grandi apparati confederali hanno da tempo abbandonato alla precarietà e all'erosione salariale; dall'altro riproduce nella sostanza la medesima logica corporativa, adottando come prassi la mediazione fra capitalisti, stato e proletari secondo le regole della contrattazione, limitando l'orizzonte della lotta alla preservazione di diritti sistematicamente smontati dal capitale. Questa conseguente funzione di contenimento del conflitto sociale si riflette nell'adozione di parole d'ordine borghesi (difesa dell'industria nazionale) e nel carattere episodico delle giornate di sciopero, che si esauriscono nel conto dei cortei e nelle dichiarazioni soddisfatte degli uffici stampa.






