Da esercito industriale di riserva a sovrappopolazione assoluta, il proletariato globale viene "liberato" dal lavoro grazie alle macchine autonome. E così il sistema del lavoro salariato risulta sempre più un involucro che non corrisponde al contenuto.
La robotica da tempo "assiste" i lavoratori nei compiti più ripetitivi e pericolosi (cobot), poi progressivamente in quelli più complessi, trasformando l'operaio in supervisore dei processi produttivi. Da alcuni anni questi robot non sono più impiegati solo all'interno delle dark factory – fabbriche senza luce in quanto senza lavoratori, dove gli impianti di produzione lavorano completamente al buio ed in autonomia - ma anche nel commercio al dettaglio, nella sicurezza urbana e nella consegna delle merce a domicilio. L'evoluzione degli strumenti di intelligenza artificiale, tra cui gli agenti autonomi, ha determinato accelerazioni in tutto il mondo, dato che ogni Stato è costretto ad adeguarsi agli standard tecnologici degli altri per non rimanere indietro.
La Cina è il paese che più di ogni altro ha abbracciato la robotizzazione, ma è anche quello dove le conseguenze sociali sono più visibili. La disoccupazione giovanile ha superato l'anno scorso il 18%, mentre l'occupazione totale nei settori manifatturieri ad alta intensità di lavoro è calata del 26,5% tra il 2011 e il 2023. I lavoratori che non riescono più a trovare un impiego stabile spesso scivolano nella gig economy, ovvero lavori a chiamata, occasionali e temporanei, che non prevedono vincoli contrattuali a lungo termine.
Nel 2022 la Cina ha installato quasi trecentomila robot industriali (il 54% del totale mondiale), mentre nel 2025 ha introdotto quasi tredicimila robot umanoidi nei cicli produttivi (oltre l'80% del totale mondiale). UBTech Robotics nella città di Shenzhen ha prodotto il primo robot umanoide in grado di sostituire autonomamente le proprie batterie, garantendo un funzionamento ininterrotto 24/7 senza alcun intervento umano. La multinazionale per l'elettronica di consumo Xiaomi ha inaugurato nella città di Changping una fabbrica completamente automatizzata che produce un nuovo smartphone ogni sei secondi e dove i sistemi a raggi X combinati con modelli di visione artificiale completano l'ispezione dei componenti in pochi istanti, con una precisione cinque volte superiore rispetto all'operatore umano. Foxconn, il più grande produttore mondiale di componenti elettronici e principale assemblatore di iPhone, già nel 2016 aveva licenziato sessantamila operai in un solo stabilimento di Kunshan, perché meno efficienti dei robot, puntando a fare lo stesso con il 30% dei propri dipendenti entro il 2026. L'automotive elettrico di lusso ZEEKR produce fino a trecentomila veicoli all'anno (oltre ottocento auto al giorno) grazie a centinaia di bracci robotizzati che saldano carrozzerie all'interno delle dark factories.
L'unica azienda non cinese tra le prime cinque per installazioni di robot umanoidi è Tesla con Optimus, che resta per ora concentrata su test interni, con le unità attualmente impiegate principalmente per la raccolta dati e l'addestramento. Tesla ha annunciato la fine della produzione di autoveicoli Model S e Model X, per convertire le linee di Fremont alla produzione di robot Optimus, con una capacità programmata di un milione di unità l'anno, con la costruzione di un secondo impianto dedicato in Texas. Amazon ha già introdotto oltre un milione di unità robotiche nei propri centri logistici, ma ora punta a "liberare" dal lavoro umano circa tre quarti delle sue operazioni globali. Oggi il robot Digit di Agility Robotics, un umanoide bipede alto 175 cm, è già stato testato negli stabilimenti Amazon per caricare e scaricare scatole fino a 15 kg, muovendosi in spazi progettati per gli esseri umani. Boston Dynamics, che già anni fa aveva ideato un robot utilizzato da DHL in grado di svuotare un camion carico di merce e sistemare i pacchi su un pallet, ha annunciato Atlas, un robot completamente elettrico, impiegato nelle fabbriche della Hyundai, e integrato a Google DeepMind e Gemini, che permettono alla macchina di ricevere comandi vocali, comprenderli e tradurli immediatamente in azioni fisiche, senza programmare a mano ogni singolo movimento.
Il deep learning "incarnato" permette ai robot umanoidi di imparare a muoversi nel mondo fisico assorbendo dati di movimento. I ricercatori chiamano questa capacità "Physical AI", ossia la capacità di un'intelligenza artificiale di percepire e agire nel mondo reale. Il passo successivo è rappresentato dai modelli vision-language-action (VLA), sistemi che integrano percezione visiva, comprensione del linguaggio naturale e azione fisica. A differenza dei robot tradizionali, programmati con istruzioni rigide e ripetitive, questi dispositivi apprendono attraverso l'esperienza, costruendo una forma di "intelligenza incarnata" capace di adattarsi a situazioni impreviste. Questa richiesta continua di dati ha portato al fenomeno delle "hand farms" (letteralmente "fattorie di mani"), luoghi nei paesi in via di sviluppo dove migliaia di persone eseguono compiti semplici e ripetitivi con telecamere e sensori attaccati al corpo, fornendo ai sistemi di intelligenza artificiale i dati necessari per imparare a riprodurre quelle stesse azioni.
In alcune fabbriche tessili indiane, ad esempio, gli operai lavorano alle macchine da cucire indossando caschi con telecamere montate frontalmente, posizionate all'altezza degli occhi, per registrare ogni movimento delle loro mani — la pressione, l'angolazione, il ritmo, la regolazione del tessuto — e insegnare a un'intelligenza artificiale come eseguire quegli stessi compiti con precisione millimetrica. Non è un caso che il colosso dell'abbigliamento mondiale H&M abbia cominciato a licenziare centinaia di dipendenti, per sostituirli con sistemi automatizzati in compiti considerati finora troppo complessi per essere robotizzati, come appunto la manipolazione di materiali flessibili tipica dell'industria tessile.
L'azienda Micro1, con sede a Palo Alto in California, ha assunto migliaia di lavoratori a contratto in più di cinquanta paesi emergenti, chiedendo loro di montare un iPhone sulla fronte e registrarsi mentre piegano biancheria, lavano i piatti e cucinano: con più di 160.000 ore di video al mese, i dati raccolti vengono poi venduti alle aziende di robotica che li utilizzano per addestrare la prossima generazione di robot umanoidi.
Di fronte a questo processo irreversibile, le mistificazioni ideologiche sulla sacralità del lavoro lasciano il tempo che trovano. L'aumento della composizione organica del capitale è un fatto non opinabile: ogni anno servono meno operai per mettere in moto una mole sempre maggiore di capitale. La figura dell'operaio come eroe romantico (tanto cara alla corrente ordinovista-stalinista) è sostituita nei fatti dal gig-worker che addestra il suo sostituto in silicio, meno poetico ma più materialmente coinvolto nell'eliminazione di posti di lavoro.



