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minatori turchiCentinaia di lavoratori arrestati il Primo Maggio a Istanbul, in un periodo segnato dalle lotte dei minatori

In occasione del Primo Maggio, Giornata Internazionale dei Lavoratori, Istanbul è stata teatro di scontri tra i lavoratori e le forze dell'ordine, che hanno arrestato più di 500 manifestanti. La molla che ha scatenato la repressione è stata il tentativo dei lavoratori di marciare verso Piazza Taksim, circondata da migliaia di transenne, blindati e idranti, un luogo vietato alle manifestazioni dal 2013 (dalle mobilitazioni di Occupy Gezi) e in cui il Primo Maggio del 1977 vennero uccise più di trenta persone.

Le tensioni sociali in Turchia hanno registrato una forte accelerazione a partire dallo scorso 20 febbraio, quando è iniziata una nuova fase di mobilitazione dei minatori presso la miniera di Polyak, nel distretto di Kınık, in provincia di Smirne. Il sindacato che organizza i minatori ha denunciato il peggioramento delle condizioni economiche, soprattutto a seguito della recente acquisizione della miniera da parte della multinazionale cinese Qitahie Long Coal Mining (che ha portato al dimezzamento della forza lavoro), chiedendo il pagamento degli stipendi arretrati, dei bonus e l'attuazione di maggiori misure di sicurezza sul lavoro. Cinque giorni dopo, il 25 febbraio, la protesta si è intensificata per il mancato avvio di negoziati con il ministero dell'Energia e delle Risorse Naturali. 1200 minatori della miniera Polyak hanno marciato per sedici chilometri verso la piazza principale di Kınık. Il 2 marzo, un gruppo di lavoratori ha formato un picchetto davanti all'ingresso della miniera, gesto motivato dalla volontà di bloccare la produzione e attirare l'attenzione pubblica. Il blocco è sfociato in violenti scontri con la polizia, intervenuta per sgomberare l'area e impedire l'estensione della protesta.

Il 13 aprile sono entrati in lotta i lavoratori della miniera di Doruk, a Eskişehir, per chiedere il pagamento degli stipendi, non corrisposti da circa cinque mesi, nonché l'indennità di fine rapporto in seguito all'acquisizione della miniera da parte del Savings Deposit Insurance Fund (TMSF). Dopo una marcia di circa 200 km da Eskişehir, il 21 aprile trenta minatori, giunti nei pressi del ministero dell'Energia e delle Risorse Naturali ad Ankara, sono stati arrestati dalla polizia, per essere rilasciati il giorno dopo. I lavoratori di Doruk il 1° maggio erano in piazza con i caschi da minatore.

Le condizioni dei minatori in Turchia salirono alla ribalta internazionale a seguito del disastro di Soma del 2014, il peggior incidente minerario nella storia del Paese, in cui morirono 301 lavoratori a causa di un'intossicazione da monossido di carbonio in seguito a un incendio sotterraneo. Le proteste successive furono represse con violenza, acuendo il conflitto tra lo Stato e i lavoratori. Un altro grosso incidente è avvennuto nel 2024 presso la miniera d'oro di Çöpler, nella provincia di Erzincan.

I minatori turchi hanno una lunga tradizione di lotte, iniziata almeno dalla fine degli anni '70. La Turchia è un paese moderno e popoloso (circa 85 milioni di abitanti), con un giovane e forte proletariato, alle prese con il continuo peggioramento delle condizioni di vita, anche a causa di un'inflazione elevata che erode il potere d'acquisto dei salari. Il risultato, come sempre, è una crescente polarizzazione sociale che spinge i lavoratori a scendere in piazza e lo Stato a reprimere, quando non riesce più a cooptare.