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alla segreteria filctem
al direttivo filctem
agli iscritti/e cgil a partire dalle rsu
alle compagne e compagni che fanno attività politica, sindacale o ai semplici interessati/e

sono ezio rubert e vi chiedo di dedicare 10 minuti a questa mia. mi sono deciso scrivere a tutte e tutti voi in seguito ad un atteggiamento di astio persecutorio al quale sono sottoposto e continuo ad esserlo da tempo dal segretario della mia categoria di lavoro filctem cgil treviso.

La riflessione di partenza che non è personale ma sociale e politico/sindacale è questa; il direttivo provinciale dovrebbe essere il simbolo democratico, la prima camera di rappresentanza "di chi sta in fabbrica". Qui noi dovremmo avere il diritto/dovere di confrontarci e di esprimerci su quale linea politico/sindacale adottare ed in che modo esigerla.

se invece il segretario attacca i e le rappresentanti, tenta di non farli parlare, li minaccia, ne assume il suo contrario è fascismo, stalinismo.

Parto dagli ultimi fatti: Il 26 gennaio 2012 con all’ordine del giorno – nuovo sistema pensionistico - nuova tassazione imu – distribuzione agendine e tessere – varie ed eventuali, si apre il direttivo filctem.

Dopo 3 ore di seminario sul nuovo sistema pensionistico (e nell’ordine del giorno non c’è scritto seminario) si apre agli interventi che devono essere domande sul tema e non interventi politici, cosi dice guarducci il segretario. Quando arriva il mio turno, mi attengo al tema e questo è il mio intervento: "qui come a livello nazionale non si assume la rivendicazione della riapertura della discussione sulle pensioni, ma anzi a roma addirittura ci si siede al tavolo per "discutere" del mercato del lavoro. intanto per stare sul tema bisogna dire che sulle pensioni invece un’alternativa precisa in difesa dei nostri interessi esiste.

- combattere l’evasione contributiva, "le aziende che non pagano i contributi alle e ai dipendenti" che è di circa 25 miliardi l’anno deve diventare reato penale, in altre parole furto. Di questi si conoscono nomi, cognomi, ragioni sociali e cifre non pagate.

- le casse private, come quelle dei dirigenti di azienda, quando sono in passivo vengono scaricate sull’Inps. È inaccettabile questa forzata solidarietà.

- In tutti gli Stati europei l’assistenza (assegni familiari, disoccupazione, assegni sociali, pensioni sociali ecc.) è tutta a carico della fiscalità generale, mentre in Italia queste spese sono tutte a carico di quelli/e che lavorano (si pensi che es. un Berlusconi e molti altri come lui non versano 1 euro).

- Bisogna dividere l'assistenza dalla previdenza, se si separasse l’assistenza dalla previdenza la spesa pubblica italiana sulle pensioni sarebbe perfettamente allineata alla media europea.

- Neanche il Tfr è una prestazione pensionistica, e neppure i prepensionamenti a seguito di crisi aziendali lo sono, solo in Italia diventano spesa pensionistica, mentre in altri Paesi sono considerati interventi di politica industriale

- Per quanto riguarda le pensioni di anzianità in Europa oggi l’età effettiva del pensionamento vedeva l’Italia esattamente allineata all’età media effettiva di pensionamento europea: Germania Uomini 61,6 Donne 59,9; Francia Uomini 58,8 Donne 58,8.

- Se si permettesse inoltre ai singoli di scegliere se versare il Tfr all'Inps piuttosto che alle speculazioni, entrerebbero nell'istituto pubblico 8-10 miliardi l'anno. Con un unico ente nazionale della previdenza e della sicurezza dato dall’unificazione dell’Inps con l’Inail inoltre com’è stato fatto con Inpdap si avrebbe un risparmio di 3 miliardi di euro ogni anno. Sono disponibili inoltre nei bilanci che, ormai da 10 anni sono in attivo, circa 2 miliardi all’anno (Inail) e 5 miliardi all’anno (Inps), risorse per difendere il potere d’acquisto delle pensioni e non ci sarebbe bisogno delle riforme. L’INPS È PAGATA DALLE LAVORATRICI E DAI LAVORATORI, GIÙ LE MANI DALLE PENSIONI; MA QUALE DEBITO NOI SIAMO IN CREDITO. Di questo dovremmo noi oggi parlare e anche "del mercato del lavoro" e di liberalizzazioni. dovremmo discutere di come contrastare queste misure sangue e lacrime che hanno attuato e che ci stanno prospettando sempre a favore dei poteri forti e dei soliti ladroni. Altro che non parlare di politica sindacale, questa dovrebbe essere l’essenza di un sindacato e non quella invece di dare per acquisita l’ennesima riforma contro di noi

Applausi. Prende il microfono guarducci il segretario dicendo che al sottoscritto non sarebbe stata insegnata l’educazione, in quanto non c’era all’ordine un intervento politico sindacale che si farà in altro direttivo. al che io replico: sarai educato tu che mi minacci con il segno della croce dicendomi che verrai in fabbrica a farmela pagare. Risponde" ma io non sono venuto in fabbrica", io "no ma ti sei accordato con la uil per farmi fuori e ti è andata male". Proseguo ora raccontandovi l’inizio di questa lunga storia (qualcuno la conosce già) con l’aiuto della lettera che a suo tempo avevo spedito:

Conegliano 28/04/2010

All’attenzione dei segretari Guglielmo Epifani nazionale CGIL, Stefano Faccin regionale FILTCEM CGIL Veneto, Paolino Barbiero provinciale CGIL Treviso

Cari compagni,

mi chiamo Ezio Rubert iscritto alla Cgil da diversi anni ormai, operaio e delegato sindacale della Casagrande srl di Conegliano, nella categoria gomma plastica, con una licenza media inferiore alle spalle. Sono inserito nel direttivo provinciale sia Filtcem sia confederale Cgil. Questa mia lettera è per informarvi di alcuni fatti che gravano sulla mia persona a causa di un astio con il mio segretario di categoria, Andrea Guarducci e per farvi presente che questo problema lo affronterò attivamente cercando di evitare ulteriori danni alla mia persona e al mio lavoro, che è la mia unica fonte di sostentamento.

Penso sia importante partire da quanto successo nel Congresso provinciale di categoria (Filtcem) e precisamente da un fatto che lo stesso segretario regionale Faccin può confermare, in quanto presente. Quel giorno, a una mia obiezione, prevista dal regolamento, il segretario della mia categoria Guarducci sbottò e rivolgendosi al sottoscritto mi mostrò a dito il segno della croce, un gesto che ho interpretato, alla pari di altri presenti, come un modo per dirmi "ti farò fuori politicamente" o se preferite "politicamente sei un uomo morto". In quell’occasione è intervenuta una Rsu del direttivo a deprecare il gesto ed a chiedere spiegazioni, ma la risposta di Andrea Guarducci è stata peggiore del gesto: "ti insegno io la democrazia, verrò direttamente nella tua fabbrica a insegnartelo."

lui sosteneva che io ero ademocratico perchè dovevo dimettermi da rsu quando tempo fà mi ero opposto con le altre rsu alla flessibilità richiesta dall'azienda e alla votazione avevamo perso. La flessibilità consisteva nel lavorare tutti i sabati per i primi 6 mesi a parità di salari per poi recuperare nella seconda metà dell'anno. io dati alla mano gli ho dimostrato che comunque gli avevamo dato l'ultimatum e che infatti a tuttoggi i padroni non l'hanno più richiesta."

Altri fatti più pesanti sono accaduti nelle settimane passate. Qualche giorno fa si sono tenute le elezioni per le Rsu nella mia fabbrica, con una totale assenza dei compagni "esterni" della Cgil che avrebbero dovuto sostenerci. Anzi da quanto capisco qualcuno ha lavorato dietro le quinte per un decreto interpretativo molto ampio sullo svolgimento delle elezioni e sulle sue regole. Un modo per favorire la Uil o per sfavorire il sottoscritto, anche a costo che ci rimettesse la nostra organizzazione.

Il 25 febbraio 2010 la Filtcem indice le elezioni alla Casagrande srl. Da quel momento vi sono 15 giorni di tempo per presentare la lista (Accordo interconfederale del 20-12-1993). Il 10 marzo le liste presentano i candidati: la lista Uil presenta un solo candidato per le Rsu e tre per gli Rlsa. A quel punto chiamo Italo Zanchetta il funzionario che segue la nostra azienda, per informarlo della cosa ipotizzando che la Uil avesse sbagliato a compilare i fogli; concordiamo entrambi di stare a guardare. A Italo chiedo anche se riesce a venire a fare un'assemblea, ma mi risponde negativamente e che la posso tenere io. Il 26 marzo, scaduti tutti i tempi (anche dell’esposizione per 8 giorni in bacheca dei candidati) alla commissione, la Uil chiede di inserire 2 nomi per le elezioni delle Rsu.

Una lavoratrice iscritta alla Cgil e unica componente della commissione mi dice che non accetta, tale cambiamento è fuori delle regole. Le rispondo di aspettare riservandomi di parlarne con Italo Zanchetta. Italo mi dice che Guarducci e il segretario provinciale della Uil si sono accordati per l’inserimento anche fuori dai tempi stabiliti e che se la commissione boccia quei nomi o se qualcuno fa ricorso loro bloccano le elezioni. Italo inoltre mi dice di aspettare a indire le elezioni perché Uil e Cgil avrebbero fatto un’assemblea sul contratto il giorno delle elezioni (sic). Informo comunque Italo che nel frattempo avevo provato a capire, con un candidato della Uil, se si fossero sbagliati a presentare la lista, invertendo le candidature, ma che la risposta era negativa e che lui era disponibile solo per la sicurezza (mi dirà il giorno dopo i motivi della sua improvvisa conversione in Rsu (da Rlsa) affermando che il suo compagno di lista è stato particolarmente insistente da convincerlo. Dopo un lungo, intenso e serrato confronto con Italo, gli dico che comunque indiciamo le elezioni e che si assumano loro la responsabilità di bloccarle.

Il giorno dopo parlo con la commissione e i compagni candidati e decidiamo di modificare i candidati della Uil perché a noi in fabbrica non cambia niente; avviso Italo di questo e anche del fatto che la data delle elezioni la abbiamo già fissata, almeno quella.

Le elezioni sono finite, 20 voti per noi Cgil e 21 per la Uil che si aggiudica 2 capi Rsu e una Rlsa. E’ bene notare che alle elezioni alle ore 21,30 hanno votato anche i figli dei padroni, solitamente presenti in fabbrica una settimana all’anno e anche il padre nonché marito della padrona. Quattro voti padronali che "forse" non hanno votato per noi, Cgil, vista la proposta di buonuscita (cioè di denaro) per andarmene fuori dalla fabbrica che gli stessi mi hanno fatto poco prima delle elezioni "sia perche sono stato io a mettere su le rsu qualche anno prima, si perchè contrastiamo sempre le loro politiche aziendali quando sono assurde anche se sono dentro il contratto". Questi "operaiparenti" fanno così finire sempre il bilancio in pari e hanno diritto al voto (questo inciso per segnalare un errore nel suo insieme grave e sindacalmente da contrastare,conflitto di interessi). Non che queste elezioni cambino la realtà dei rapporti di forza in questo buco in cui lavoro, ma è indubbio che la mia e la nostra organizzazione, la Cgil, insieme a due bravi lavoratori (uno Rsu l'altro Rlsa che potevano essere eletti) ci hanno rimesso. Così abbiamo anche perso la maggioranza, anche se, spero che con il vostro aiuto io sia in grado di saperle ben rappresentare.

Vi segnalo infine qualche altro problema, come il mancato invito al congresso regionale, inspiegabile visto che ero designato per la mozione due e l’avviso che ho finito i miei permessi e, quindi. se devo pensar male, che non sarò convocato ai prossimi direttivi (e anche questo nell’insieme mi sembra un fatto grave). Altre voci di corridoio mi dicono che il mio segretario, Andrea Guarducci, ha cercato in tutti i modi sia di non inserirmi al congresso provinciale interconfederale sia di evitare una mia elezione al direttivo, arrivando al punto da descrivermi come soggetto vicino all’area autonoma e violenta a suo dire di Padova (forse è in ritardo di trent’anni o giù di lì).

Di questa storia possiedo ovviamente la documentazione necessaria e in caso mi si accusi di calunnia anche le telefonate da acquisire tra me e Italo e tra Italo e Guarducci e le testimonianze. Ma tra compagni spererei di non arrivare a tanto. Non posso e non voglio continuare ad essere perseguitato da un funzionario sindacale della mia stessa organizzazione. Mi rivolgo quindi a voi affinché vi adoperiate a far valere il mio diritto di iscritto Cgil e a far sì che i/le lavoratrori/trici della Casagrande siano difesi e sostenuti dalla nostra organizzazione sindacale, un compito che mi sembra prioritario in questa fase sindacale e politica. Un caro saluto Ezio Rubert

il guarducci naturalmente non si è fatto vedere in fabbrica, qui di sicuro in assemblea non comanda come è abituato a fare, mentre la cgil intesa come funzionari "dopo oltre due anni, praticamente dal giorno del congresso" solo 30 giorni fa è ritornata a fare un’assemblea in fabbrica. L'azienda poi per qualsiasi azione vuol intraprendere parla prima solo con me e se poi passa chiama le altre due rsu a firmare.

compagni e compagne di questo viaggio, la mia conclusione è: o noi " che non chiediamo la luna" sappiamo essere intransigenti nella quotidianità o saremmo tutte e tutti risucchiati nella barbarie di lacrime e sangue che questo sistema ci prospetta unitamente alla probabile autodistruzione nostra e dell’intero pianeta. Quando io devo affrontare alcune problematiche, (esempio in fabbrica e devo parlare o contrastare i padroni, o anche il rapporto qui sopra descritto) sento tutta la fatica del confronto ma mi lascio guidare da questo semplice idea "in fin dei conti le mie richieste sono semplici e di buon senso e se sono rivoluzionarie lo sono solo perchè è la realtà che è a testa in giù e non alice". Grazie dell’ascolto e baci

Il mio ottimismo si fonda
sulla certezza che questa civiltà crollerà.
Il mio pessimismo su tutto ciò che essa farà
per trascinarci nella sua caduta.
(Guy Debord)