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Caro compagno segretario Franco Martini, la presente per renderti edotto sul grado di degenerazione (...)

e di distacco venutosi a determinare tra la segreteria Filcams di Treviso e la scrivente RSU Filcams operante in una delle 10 filiali di SME SPA, una catena distributiva presente nel nord-est che commercializza mobili, casalinghi, elettrodomestici, etc.

Iniziamo intanto col precisare che l'8 marzo 2013, la Rsu + 12 lavoratori ricorrenti hanno vinto una sentenza esecutiva di primo grado contro la SME SPA, che applica erroneamente da sempre un orario di lavoro a 40 ore, anziché a 38 come stabilito dal vigente ccnl agli artt. 122 e 123.

E' bene chiarire che prima di questa vittoria legale, ci sono state lunghe trattative con la Proprietà SME SPA e la vecchia RSU, interrotte bruscamente dall'azienda (gennaio 2011) che ad un certo punto sollevava questioni di legittimità, rilevando che la RSU trattante era formalmente decaduta, e dove, subito dopo, venivamo a conoscenza che era già partita un'altra trattativa tra la segreteria Filcams Treviso e l'Azienda, finalizzata ad un accordo sindacale prima del pronunciamento della sentenza (all'uopo, facciamo riferimento alle osservazioni contenute nella ns. raccomandata A.R. già spedita per conoscenza a Te, alla Segreteria Filcams Regionale, e inviata all'allora segretario Filcams prov. di Treviso, Luigino Tasinato).

Al che, la RSU, dichiarata decaduta dall'Azienda, dopo raccomandata di cui sopra otteneva dalla Segreteria una sospensione della trattativa in corso con l'Azienda, in attesa della procedura di rinnovo dell'organismo di rappresentanza aziendale, stabilendo che solo ex post potesse riprendere la trattativa.

Le elezioni per il rinnovo della RSU, tenutesi a metà settembre 2011 prima della sentenza, si sono svolte in un clima di pesante intimidazione, dove l'azienda è arrivata persino a piazzare il vicedirettore in prossimità del seggio, che prendeva nota dei lavoratori che partecipavano al voto.

Tutto ciò ha pregiudicato inesorabilmente la votazione che non ha raggiunto il quorum. Dopodiché la Commissione Elettorale, a motivo di quanto sopra, ha ritenuto di validare comunque quel voto rimettendosi ad eventuali ricorsi dei lavoratori, che non vi furono.

Da quel momento una RSU alla SME è tornata ad esistere. Solo che aveva un piccolo difetto: non era gradita alla Direzione aziendale. Che infatti, poco dopo, inviava una lettera alla Segreteria Filcams Treviso sollevando dubbi di legittimità sulla nuova RSU, rispetto a cui non aveva alcun titolo per intervenire, dovendosi rassegnare comunque a riallacciare controvoglia la trattativa interrotta sei mesi prima, per evitare il pronunciamento del giudice.

Ed è da quel momento che matura la volontà aziendale di arrivare ad un rovesciamento del risultato elettorale del 2011 non gradito. Da lì si intensifica una campagna di delegittimazione ed intimidazione contro la RSU, già in atto da tempo, a cui la Segreteria Filcams a guida Luigino Tasinato, non ha ritenuto di dover rispondere efficacemente con azioni sul piano legale e denunce pubbliche, anzi, sollevando mille dubbi contro ogni iniziativa di merito che la RSU veniva suggerendogli (attivazione degli strumenti previsti dal cpc per costringere l'azienda ad applicare la sentenza per i ricorrenti + raccolta firme in tutte le 10 filiali del gruppo SME finalizzate ad un ricorso collettivo).

E' lì, qualche mese prima della sentenza, che prende corpo il disegno dell'azienda: far revocare la RSU utilizzando capi e parenti nello scopo di coinvolgere tutti quei lavoratori che prima d'ora di RSU, o di sindacato, non se ne erano mai occupati.

A quel punto, prima della sentenza, accadde una cosa che faceva intravvedere piuttosto chiaramente quanto l'Azienda avesse deciso e dove essa volesse andare a parare. A metà giugno 2012 viene diffuso al personale SME SPA, filiale di Susegana, un comunicato recante in calce il nome del vicedirettore di cui sopra, che lì si qualificava come RSA Fisascat Cisl Treviso (cosa successivamente rivelatasi falsa), col quale si informava il personale che in filiale era presente da tempo un organizzazione sindacale diversa dalla Filcams, più collaborativa e più aperta alla discussione con l'Azienda, a cui tutti i lavoratori erano pregati di rivolgersi. Cosa che evidente non dev'essere avvenuta, visto che, poco dopo, lo stesso vicedirettore, nonché testimone in Tribunale di parte aziendale nel processo sull'orario settimanale a 38 ore, usando il proprio ruolo di potere gerarchico aziendale, è stato spinto a contattare selettivamente uno ad uno i lavoratori, proponendogli una raccolta firme per indire nuove elezioni (in realtà per arrivare alla revoca di una RSU scomoda al padrone, che non intendeva nella maniera più assoluta derogare al ccnl, attraverso un accordo sindacale)….

Su quanto sopra, la RSU ebbe cura di avvisare abbondantemente per tempo la Segreteria di Treviso di allora, su ciò che stava accadendo. Ma quest'ultima, più di sentire la Segreteria della Fisascat Cisl per concordare un eventuale rinnovo unitario della RSU, anzitempo e contro la ns. volontà, non è riuscita a proporre. Di più non c'è dato sapere.

Nella paralisi di questa situazione, l'Azienda attivava intanto la sua rappresaglia contro la RSU, prima non concedendo il part-time post art.90 ad una delle Delegate (infrangendo una prassi in uso da sempre per tutte le altre dipendenti mamme) nella speranza di dimissioni della Stessa che comportassero con ciò la fine della RSU, e poi, verso fine 2012, riempendo di un numero spropositato di contestazioni disciplinari un altro Delegato, arrivando alla fine a due provvedimenti disciplinari a carico del medesimo.

Dopodiché, l'8 marzo 2013, è arrivata la sentenza di primo grado che ci ha dato ragione praticamente su tutto.

A quel punto l'Azienda pareva essersene fatta una ragione. In realtà andava prendendo consistenza la strada della revoca di una RSU con la quale, a giudizio dell'Azienda, non si poteva trattare, dato che i Delegati ponevano come precondizione per tornare a trattare su un accordo, la revisione di alcune pesanti ritorsioni aziendali intraprese a loro carico, che avevano comportato per gli stessi, marginalizzazione professionale e discriminazioni intollerabili. Questo, infatti, ha significato questa RSU: una lotta durata anni e pagata a caro prezzo per far rispettare il CCNL nel proprio luogo di lavoro, senza la quale oggi quella vertenza sull'orario settimanale non esisterebbe.

Quella RSU andava dunque revocata con ogni mezzo e sostituita con una rappresentanza più accomodante e incline ai compromessi. Cosicché la spasmodica raccolta firme organizzata dalla Direzione e condotta sul campo dal vicedirettore e da alcuni stretti collaboratori compiacenti, protrattasi per mesi e mesi tra i reparti e i corridoi della Direzione, alla fine è riuscita a racimolare le firme previste dall'art.11 dell'Accordo Interconfederale del 27 luglio 1994, che abbiamo ricevuto tramite la Direzione il 20 settembre 2013.

Dopo poco più di un mese dal ricevimento di quelle firme (35gg. di calendario), da un comunicato senza firma, affisso vicino all'albo sindacale, presumibilmente fatto dai promotori firmatari favorevoli alla ns. revoca, venerdì 25 ottobre, apprendevamo della convocazione di due assemblee da svolgersi nelle giornate del 29 e 30 ottobre u.s. che intendevano formalizzare la revoca della RSU in carica.

Senza perdere tempo, abbiamo provveduto immediatamente ad informare la Segretaria Filcams di Tv, pregandola di organizzarsi affinché Lei o chi per Essa, presenziasse in rappresentanza della Filcams, al tentativo illegittimo ed irrituale di destituire la propria RSU.

Contattata al telefono nella giornata del 29 ottobre, la ns. Segretaria si giustificava dell'assenza della Filcams Treviso, accampando come scusante di non aver ricevuto dalla RSU un mandato scritto per presenziare a quell'assemblea. Cosa imbarazzante e vissuta malissimo dai nostri iscritti.

Per ciò che ci riguarda, riteniamo gravissimo il disertare un assemblea, dove, con un colpo di mano illegittimo, si decide la revoca della tua RSU Filcams, a tal punto da poter essere interpretato come un puro "avvallo politico". Tanto più quando ad aprire ed a presiedere il seggio ci sta una Organizzazione (Fisascat) che non ha nessuna rappresentanza riconosciuta in azienda e nota ai lavoratori.

Sul merito, rimaniamo in attesa di vedere se Filcams Treviso si sentirà in dovere di procedere con un attività sindacale contro SME SPA, ns. azienda, che ha fornito la sala per svolgere l'assemblea ad un Organizzazione che, come ribadito ai Delegati il 30 ottobre u.s. dalla stessa Direzione SME di Susegana, non aveva e non ha alcun tipo di rappresentanza costituito in azienda.

Inoltre, a giustificazione di un simile comportamento della Segreteria, si fa riferimento ad una precedente missiva della RSU inviata alla vecchia segreteria Filcams, a guida Luigino Tasinato, nella quale sarebbe contenuto un invito alla Stessa di starsene fuori da tutta questa vicenda. Ma è pura invenzione priva di qualsiasi riscontro oggettivo, che non può in alcun modo sollevare dalle abnormi responsabilità i ns. funzionari di categoria.

E' vero che la Rsu di allora inviò a suo tempo una raccomandata alla Segreteria Provinciale, Regionale e Nazionale Filcams, denunciando di essere stata estromessa dal tavolo di trattativa dalla stessa Azienda, che allora ci dichiarava decaduti. Tuttavia in vista di nuove elezioni rsu, noi delegati, in quella missiva, ci siamo solo limitati a pretendere che fosse sospesa ogni trattativa avviata tra l'Azienda e la Segreteria Filcams provinciale fintantoché la Rsu non fosse stata rinnovata. Dunque nessun invito a starsene fuori è da noi mai venuto, come va sostenendo l'ex segretario Filcams, oggi a capo del Nidil Treviso.

In ragione della gravità di quanto accaduto, prima, durante e dopo le assemblee convocate, condotte in violazione a quanto disposto dall'art.11 del citato Accordo unitario del 1994, a fronte della volontà della RSU illegittimamente revocata di procedere con ricorso alla magistratura ordinaria affinché sia ristabilito il diritto sindacale e la democrazia in azienda, ti chiediamo di adottare ogni provvedimento di censura necessario nei confronti di quei funzionari di categoria che ci hanno irresponsabilmente scaricato all'arbitrio dell'azienda e del suo sindacato compiacente, informandoti che in presenza di questo comportamento abnorme che viola alla radice lo spirito stesso del ns. Statuto, nostro atto dovuto sarà presentare ricorso al Collegio Nazionale dei Probiviri, o alla Commissione di Garanzia Nazionale.

Ti preghiamo di occuparti personalmente di questa bruttissima vicenda.

Nel ringraziarti vivamente per l'attenzione e nell'attesa di risentirti,
ti giungano i nostri più cordiali saluti.
la RSU Filcams Cgil di SME Susegana

[tratto da www.rete28aprile.it]