Paghe basse e ritmi alti alimentano il malcontento dei lavoratori
Sabato 28 febbraio i ciclofattorini delle piattaforme di consegna di cibo - comunemente definiti rider - hanno interrotto le consegne a Milano, Torino, Bologna, Palermo, Padova, Livorno, Rimini e altre città italiane.
Come in altre parti del mondo , mentre "tra i vari marchi c'è una concorrenza sfrenata per accaparrarsi fette di mercato, i lavoratori hanno interessi comuni e possono farli valere se si uniscono e adoperano con intelligenza i propri strumenti di lavoro".
La molla che ha fatto scattare le proteste dei fattorini è l'indagine aperta dalla Procura di Milano, che accusa di caporalato le due principali piattaforme per la consegna di pasti e spesa a domicilio, Glovo e Deliveroo. Sono stati chiesti documenti anche a Mc Donald's, Burger King, Esselunga, Carrefour, Crai Secom, Poke House e KFC, aziende che "si avvalgono dei medesimi riders per effettuare le consegne di prodotti, al fine di vagliare i relativi modelli organizzativi e verificarne l'idoneità degli stessi ad impedire la commissione del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro". Tra le altre cose, gli inquirenti accusano le due principali aziende di food delivery di "gestione algoritmica della prestazione", un sistema di controllo continuo del lavoratore che nega la sua presunta autonomia, rendendolo di fatto subordinato. Dalle indagini emerge inoltre l'esistenza di una forma di "caporalato digitale", consistente nella cessione di account a lavoratori terzi in cambio di una percentuale sui guadagni. Nell'imputazione si legge che sarebbero state corrisposte retribuzioni "in alcuni casi inferiori fino a circa il 90% rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva".
Non serviva l'indagine della Procura di Milano per sapere dell'esistenza di un ipersfruttamento nel settore, bastava parlare con qualche rider. L'Unione Sindacale di Base (USB) ha preso la palla al balzo cercando di convogliare il malcontento dei fattorini in una piattaforma rivendicativa di lotta, chiedendo la fine delle false partite IVA e un inquadramento secondo il CCNL della logistica, quindi in regime subordinato. I rider sono 20.000 sul territorio nazionale, di cui 3.000 solo a Milano.
Politici e giornalisti come al solito fanno i finti tonti e sembrano scoprire il fenomeno solo da pochi giorni, tra bici truccate, paghe da fame e ritmi di lavoro frenetici, una realtà che venendo a galla provoca anche inevitabili scontri tra confederazioni sindacali, a caccia di iscritti.
Se utilizzare la copertura sindacale può risultare in alcuni casi utile, ciò che fa la differenza è l'autorganizzazione dal basso dei lavoratori. Già in passato - a Torino come a Milano - i rider hanno messo in strada forme avanzate di lotta e coordinamento.







