Il ritorno dell'attivismo luddista cerca di spingere i "disoccupati tecnologici" a staccare la spina alle macchine e non al Capitale
Lo scorso 21 marzo a San Francisco, circa duecento attivisti hanno sfilato davanti ai laboratori di Anthropic e xAI, con lo slogan "Fermiamo la corsa all'IA", mentre pochi giorni prima sulla riva opposto della baia, a Oakland, il sindacato dei lavoratori sanitari NUHW ha spinto 2.400 professionisti della salute mentale a rivendicare "il diritto al lavoro" contro la sostituzione tecnologica di alcune loro mansioni.
Il 28 Febbraio a Londra, circa cinquecento attivisti hanno partecipato alla "Marcia contro le macchine", organizzata da movimenti che vorrebbero mettere in pausa o addirittura staccare la spina all'intelligenza artificiale; due mesi prima, sempre nel Regno Unito, gli iscritti al sindacato degli artisti Equity hanno respinto all'unanimità l'introduzione di clausole contrattuali che permettano di scansionare digitalmente il volto degli artisti per generare copie sintetiche.
L'automazione riguarda sia le mansione cosiddette creative che quelle tecniche, perchè la "disoccupazione tecnologica" riflette la composizione organica del capitale, ossia la tendenza del lavoro morto a soppiantare quello vivo, per cui la pletora di licenziati è in aumento esponenziale.
La malattia luddista nel movimento operaio è ricomparsa negli anni '90, sulla scia di testi come Note per un manifesto neoluddista di Chellis Glendinning e Ribelli contro il futuro di Kirkpatrick Sale.
Invece di chiedere il salario per chi è rimasto a casa e la drastica riduzione dell'orario di lavoro per chi continua a lavorare, i neoluddisti vorrebbero una "svolta etica" della società borghese.
Scambiare le cause con gli effetti, ossia attribuire alla tecnologia in sé la responsabilità di fenomeni che derivano invece dai rapporti sociali di produzione, non è di certo una novità. Se nelle sue prime manifestazioni l'ideologia luddista assumeva i tratti di una tragedia per il movimento operaio, esprimendo in forma distorta un disagio reale, oggi essa si ripresenta piuttosto come una farsa: si pretende di combattere gli strumenti digitali e l'automazione mentre, al tempo stesso, se ne fa uso quotidiano per organizzarsi, comunicare e diffondere le proprie idee, rivelando così tutta la contraddizione di certe posizioni passatiste, e del modo di produzione che le genera.
Immagine: "18th century Luddite workers destroy textile machine" di Jan Luyken, da Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0. Modificata.




