Contatore sito
Logo Chicago86

Riceviamo e pubblichiamo:

In queste ore e giornate di augurio voglio esprimere un pensiero per i lavoratori Almaviva di Roma. La loro vertenza è giunta ad una conclusione brutta, amara per i licenziamenti e per la divisione con altri lavoratori di altri siti, in primis quello di Napoli.

Dagli anni '70 è la prima volta, per le medie e grandi aziende (è una precisazione dovuta in quanto i lavoratori di piccole o piccolissime imprese o tutto il nero e sommerso i licenziamenti tout court sono sempre avvenuti), che non si giunge ad un accordo e si evitino i licenziamenti. Senza entrare nei meandri di tutta la vicenda, tre cose sono da sottolineare, la prima la RSU SLC-CGIL unanimemente contro l'accordo, la seconda la decisione aziendale di non retrocedere e di procedere con i licenziamenti, la terza è all'oggi il mancato intevento delle "istituzioni", se non una tiepida interposizione del governo.

Tre fatti importanti che hanno creato una miscela diversa da tutte le ristrutturazioni o chiusure di aziende fino ad oggi.

Si deve riflettere sul grado di esasperazione di strati operai con livelli salariali e condizioni lavorative non "europee", come i settori dei call-center o del complesso della logistica, che hanno grossa difficoltà oggettiva ad accettare ulteriori peggioramenti. Le aziende mostrano il loro volto che raramente, con una crisi di valorizzazione come l'attuale, è "umano". Lo Stato che sta perdendo quel carattere di "intermediazione", che va dal dopoguerra ai giorni nostri, per garantire la "coesione sociale".

Per la classe operaia serve una maggiore organizzazione efficiente che unifichi i vari settori lavorativi o espulsi dal ciclo produttivo o disoccupati per far fronte ai nuovi compiti. Certo il discorso non è, a questo punto sindacale, ma Politico (dei rapporti di forza tra le classi). Un'ultima considerazione va a chi ha prosperato dagli anni '70 ad oggi facendo credere che i padroni (pubblici, privati, a metà o srl, ecc..) siano propulsivi e che stiamo tutti insieme imbarcati su un "benessere" (padroni e operai). I fatti li smentiscono ampiamente.

Per ultimo collegato a ciò chi sviluppando queste "analisi" disfattiste per il movimento operaio sul ruolo dello Stato democratico neutrale in una sorta di garanzia. Anche quete "analisi" vengono smentite e tutti dovrebbero riflettere sempre che vogliano perorare la causa dei lavoratori e degli oppressi (rimane sempre la "gran causa del riscatto") o altrimenti si levassero di torno che portano disgrazia a questa causa.