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International Labour Organization flagDi fronte alla sostituzione dei lavoratori con macchine "intelligenti", politici, manager e bonzi sindacali fanno fronte comune per conservare lo stato di cose presente

La 114ª Conferenza Internazionale del Lavoro (ILC) si è aperta a Ginevra lo scorso 2 giugno, riunendo — come da statuto tripartito dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) — governi, aziende e organizzazioni sindacali dei 187 Stati membri. Alla presidenza è stato eletto Juan Castillo, Ministro del Lavoro dell'Uruguay, con vicepresidenze assegnate ai tre gruppi (un ministro, un manager e un rappresentante sindacale).

Il documento al centro della sessione è il rapporto del Direttore Generale, il togolese Gilbert F. Houngbo, intitolato "Un momento di scelta: sfruttare l'intelligenza artificiale per un lavoro dignitoso". Nel discorso inaugurale Houngbo ha invitato governi, aziende e sindacati ad adottare un approccio centrato sulla persona nell'utilizzo dell'intelligenza artificiale, affinché l'innovazione tecnologica contribuisca alla giustizia sociale e al "lavoro dignitoso". Secondo il rapporto, il futuro del lavoro sarà determinato non soltanto dai progressi tecnologici, ma soprattutto da tutela dei diritti, occupazione e sviluppo delle competenze, protezione sociale e rafforzamento del dialogo sociale, con l'obiettivo dichiarato che i benefici economici e gli aumenti di produttività generati dall'intelligenza artificiale siano distribuiti in modo equo, tramite contrattazione collettiva e sistemi di governance dell'IA fondati su trasparenza, responsabilità e supervisione umana.

Già il titolo del rapporto rende evidente la mistificazione: l'applicazione dei sistemi di intelligenza artificiale nei processi lavorativi non è un'opzione politica, ma l'espressione necessaria dello sviluppo storico delle forze produttive sotto il comando del capitale, che tende ad aumentare la composizione organica sostituendo lavoro vivo con lavoro cristallizzato nelle macchine (tra algoritmi e infrastrutture di calcolo). Ciò che ILO chiama "trasformazione tecnologica" è un salto qualitativo nella socializzazione delle forze produttive, una rete che travalica le mura aziendali e che, grazie a mezzi di produzione come i sistemi satellitari, ha superato la mesosfera.

I capitalisti investono in automazione per abbattere il costo del lavoro, ma in questo modo il capitale entra in contraddizione con la sua necessità di estrarre plusvalore dal lavoro vivo. Infatti, non si può ottenere da pochi operai sfruttati al massimo lo stesso plusvalore che si ricava da molti sfruttati meno. Sentiamo come Karl Marx affronta la questione:

"La legge del saggio decrescente del profitto, che si esprime con lo stesso saggio del plusvalore o anche con un saggio crescente, dice in altre parole: data una qualsiasi determinata quantità di capitale medio sociale, ad esempio 100, vi è un aumento continuo della parte di esso rappresentata dai mezzi di lavoro, e una continua diminuzione della parte rappresentata dal lavoro vivo. Dato che la massa complessiva di lavoro vivo aggiunto ai mezzi di produzione diminuisce in proporzione al valore di essi, anche il lavoro non pagato e la parte di valore che lo rappresenta diminuiscono in rapporto al valore del capitale complessivo anticipato. Ovvero: una parte sempre più piccola del capitale complessivo impiegato si converte in lavoro vivo, e quindi il capitale complessivo assorbe, in proporzione alla sua entità, una aliquota sempre più piccola di pluslavoro, benché il rapporto tra la parte non pagata e quella pagata del lavoro impiegato possa aumentare al medesimo tempo." (Il Capitale, III Libro, Terza Sezione. Ed. Riuniti, 1954)

Il rapporto ILO è un manuale di riformismo allo stato puro. La frase-chiave di Houngbo — "le scelte che facciamo oggi determineranno se l'intelligenza artificiale amplierà le opportunità e diffonderà la prosperità oppure accentuerà le disuguaglianze e l'insicurezza" — è il tipico volontarismo di chi pensa che con tanta buona volontà si possano modificare le leggi di funzionamento del capitalismo. Il sindacalismo, in particolare, si limita a chiedere "supervisione", "trasparenza" e "equa distribuzione dei benefici", accettando la funzione di addomesticare il conflitto di classe dentro la compatibilità del sistema.

Se la scienza è riuscita ad estrarre penicillina dalla muffa, anche da questo rapporto si possono ricavare importanti informazioni. Un documento che registra con precisione empirica (vedi i milioni di posti a rischio e i miliardi di dollari di reddito da lavoro perso) le tensioni oggettive del sistema sembra una relazione stratigrafica che certifica lo scavo della "vecchia talpa", che continua ad operare portando alla luce una realtà storica sempre più difficile da occultare:

"Lo sviluppo delle forze produttive del lavoro sociale costituisce la missione storica e la ragione d'essere del capitale: è appunto mediante tale sviluppo che inconsciamente esso crea le condizioni materiali di una forma più elevata di produzione." (Il Capitale, III Libro, Terza Sezione. Ed. Riuniti, 1954)

Immagine: ILO photo, opera propria, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons