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Riceviamo e pubblichiamo.

La giornata di sciopero del 22 giugno degli operatori e delle operatrici del SAD, indetta dal sindacato USB, è stata un momento importante per i lavoratori. Una piattaforma di sciopero chiara che si è posta come obiettivo minimo quello di impedire l'adozione della timbratura digitale. Il software per l'assistenza domiciliare che vorrebbe introdurre CADIAI si chiama Uno.DoMo. Si tratta di un prodotto Zucchetti: un'azienda leader che offre una molteplicità di servizi a cooperative e aziende appartenenti ai più svariati settori: software e gestionali per la gestione di ore e buste paga, diffusione di circolari, selezione di risorse umane, ecc.

Anziché occuparsi dei problemi dei propri lavoratori, in perenne difficoltà, a causa dei miseri salari, nell'arrivare a fine mese, cooperative come CADIAI, mobilitando risorse economiche importanti e destinabili diversamente (buoni pasto, dispositivi di sicurezza, mezzi di trasporto aziendali), continuano a pensare a come spremere al meglio la forza lavoro. L'adozione di dispositivi marcatempo come Uno.DoMo risponde esattamente alla necessità dei nostri sfruttatori di introdurre misure di controllo sempre più invasive, per contarci il minuto e frammentare ulteriormente il nostro lavoro che, sulla base di questa logica, diventa praticamente un lavoro a cottimo. La dimensione profondamente umana e sociale legata al nostro lavoro di cura viene così negata per lasciare spazio al cronometraggio degli interventi domiciliari, sempre più brevi e di minor qualità.

Come Comitato pensiamo che per smascherare una volta per tutte l'ipocrisia e l'opportunismo di CADIAI, che per introdurre il marcatempo e controllarci si nasconde dietro a criticità legate alla privacy degli utenti, e ottenere il riconoscimento della totalità del tempo lavorato, comprensivo degli spostamenti, vada imposta una procedura che prevede: la timbratura fisica in azienda ad inizio turno, il prelievo dei Pai stampati degli utenti, lo spostamento con la macchina aziendale sui quartieri di competenza per svolgere i servizi assegnati e, arrivati a fine turno, il ritorno in azienda con timbratura di uscita.

Gli operatori in sciopero il 22 giugno hanno denunciato anche la progressiva privatizzazione del SAD ed il suo smantellamento. Si tratta di un problema che ha comportato la diminuzione della sicurezza degli operatori sotto innumerevoli aspetti: ausili obsoleti, tempi di intervento ridotti, annullamento dell'accesso ai PAI da parte degli operatori, inadeguatezza dei DPI e dell'abbigliamento da lavoro, dunque un peggioramento generale delle condizioni di lavoro. Abbiamo a che fare con un problema che è immediatamente sociale. La CADIAI lavora per circa il 50% su servizi, in genere piuttosto costosi e rivolti ad una fascia di popolazione benestante, destinati a privati, mentre solo il restante 50% rientra nel servizio pubblico territoriale. Gran parte dei servizi legati al pubblico consiste nelle dimissioni protette provenienti dall'ASL. Conti alla mano, il servizio di assistenza territoriale rivolto ad anziani e fragili proletari è stato nettamente ridimensionato negli anni, determinando un danno sociale enorme, specchio di una società che prima sfrutta e consuma i lavoratori per poi, sopraggiunta la vecchiaia e la malattia, abbandonarli. Questa logica aziendale, centrata esclusivamente sul profitto a scapito della salute e della dignità umana degli utenti, non può che prevedere lo sfruttamento dei lavoratori del sociale costretti a ritmi sempre più disumani e sottoposti al ricatto costante delle cooperative: monteore basso (part-time forzato), banca ore, orari di lavoro spezzati, reperibilità non riconosciuta e salari da fame.

Il nostro appello di lotta è rivolto anche alle famiglie degli utenti, che sono le prime a soffrire questa grave situazione di smantellamento del welfare, in atto ormai da decenni e portato avanti dai governi di tutti i colori, in un'ottica di alleanza diretta tra utenti e lavoratori.

Lo sciopero del 22 giugno è stato ampiamente partecipato, ma le lavoratrici e i lavoratori devono continuare questo percorso unendo le forze e coinvolgendo più colleghi possibile, al di là delle divisioni professionali: educatrici, OSS, infermieri, autisti, ecc, che hanno gli stessi interessi e lo stesso nemico. Dobbiamo proseguire la lotta ed estenderla a tutti i lavoratori, non importa se sindacalizzati o senza tessera. L'unità e la solidarietà tra sfruttati sono i mezzi che ci dobbiamo dare per contrapporci immediatamente alla cooperativa e ottenere quello che vogliamo e ci spetta.

Per noi non c'è altra strada da percorrere: SOLO LA LOTTA PAGA.

COMITATO DI LOTTA LAVORATORI CADIAI
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