Con 116.175.477 contagi e 2.582.160 morti, siamo ancora alle prese con titubanze, falsificazioni, inefficienze, complottismi, che tengono aperta la strada al virus. Il quale, per sua natura, si adatta darwinianamente al contesto in cui si sviluppa, muta e si sposta utilizzando i mezzi che l'uomo gli mette a disposizione. L'ideologia della classe dominante è responsabile dell'accettazione acritica di quello che viene fatto passare per un dato di fatto, come se fosse normale che un'influenza contagi e uccida a tali livelli. In realtà si sapeva in via teorica, e lo si era sperimentato sul campo, che misure drastiche avrebbero portato risultati eclatanti, diminuendo i pericoli immediati e prevenendo i futuri, specialmente quelli legati alle possibili mutazioni. Proprio un anno fa, di fronte al fulmineo diffondersi dei focolai nell'Italia del Nord rappresentanti degli industriali lombardi fecero pressioni affinché non si prendessero provvedimenti rigorosi con il risultato di lasciare esplodere i micidiali cluster di contagio. Pochi giorni dopo il governo rispondeva generalizzando a tutto il territorio:
"Secondo le prime indicazioni che Confindustria ha ricevuto dal Governo, il DPCM non determinerà il blocco delle attività produttive, delle attività lavorative, né tantomento il blocco dei trasporti e della circolazione delle merci da e per le zone rosse (Il Cittadino, giornale di Monza, 8 marzo 2020 )".
Da allora non è mutato il comportamento della borghesia che ha, per mezzo del suo governo, iniziato il ridicolo quanto tragico balletto delle zone più o meno colorate per tenere aperte le "attività produttive". Atteggiamenti al limite della stessa legalità borghese, della quale non c'importa niente, se non fosse che per tenere aperte le attività produttive la borghesia è pronta a uccidere.




