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Lavoratori AmazonAbbiamo tradotto dal tedesco un'intervista ad una lavoratrice polacca della rete Amazon Workers international, utile anche per comprendere le cause della sconfitta sindacale in Alabama e a lanciare una prospettiva di lotta globale per il futuro. Bessemer serva da lezione per tutti: la delega non basta, solo l'organizzazione dal basso dei lavoratori può fare la differenza. Ch86

 

Sa come mettere sotto pressione una multinazionale: la lavoratrice polacca di Amazon Agnieszka Mróz ci racconta degli sporchi trucchi della società di vendita per corrispondenza, delle debolezze dei sindacati tradizionali e dei vantaggi di una politica aziendale improntata alla centralizzazione.

Intervista: Caspar Shaller per il settimanale svizzero WOZ

Woz: Signora Mròz, la scorsa settimana il primo tentativo negli Stati Uniti di fondare un sindacato in un magazzino di Amazon è fallito. La maggior parte dei lavoratori del centro di distribuzione di Bessemer, in Alabama, ha votato contro – persino il presidente Joe Biden aveva manifestato il suo sostegno al voto. Non è una grave battuta d'arresto per tutti i dipendenti Amazon?

Agnieszka Mróz: È un peccato, ma bisogna anche notare che 700 lavoratori e lavoratrici hanno votato a favore del sindacato. Si è trattato solo di una battaglia in una lunga guerra. Sempre più lavoratori scioperano ogni anno in Amazon, in Spagna, Germania, Francia, e recentemente anche in Italia. Bessemer serve da lezione: non fare affidamento sulle dichiarazioni dei politici o sulle pressioni della stampa. E nemmeno sugli attivisti esterni.

Cos'è successo in Alabama?

Il problema a Bessemer è chiaro: non sono state principalmente le persone che lavorano in loco nella fabbrica a portare avanti la campagna, bensì i burocrati professionisti dei sindacati. Loro si siedono fuori dai cancelli, ma non sanno cosa succede nel magazzino. Bussare alle porte non basta, il sostegno delle istituzioni ecclesiastiche, non basta, c'è bisogno di una squadra forte all'interno del magazzino. Dobbiamo auto-organizzarci! I lavoratori devono mettersi in gioco, e non solo la direzione dei grandi sindacati.

L'azienda ha anche usato sporchi trucchi per influenzare i lavoratori. Ha persino esercitato pressioni sulla municipalità affinché cambiasse l'orario dei semafori, in modo che gli attivisti non avessero il tempo di parlare con i lavoratori al rientro a casa in auto.

Amazon sta usando stratagemmi in tutto il mondo per indebolirci. Qui in Polonia appendono manifesti in cui si dice che lo sciopero è illegale. Chi non conosce il diritto del lavoro, ovviamente ne è intimidito. Alcuni nostri attivisti venivano spostati ogni giorno in un reparto diverso per dividerli. Tuttavia, c'è anche uno spazio per le critiche, che deve essere sfruttato. Amazon mette ovunque lavagne bianche su cui è possibile scrivere domande o commenti. Ne sono molto orgogliosi, comunicazione aperta. Questo può essere facilmente usato contro di loro, facendo in modo che trenta persone scrivano sempre la stessa domanda sulla lavagna: perché la nostra pausa è stata accorciata?

In Amazon i tempi sono così stretti che difficilmente si possono fare pause. Recentemente sono circolate sui social media le foto di bottiglie in cui i dipendenti di Amazon devono fare pipì, perché non hanno il tempo di andare in bagno.

E' fuor di dubbio che i driver sono costretti a fare pipì nelle bottiglie perché hanno poco tempo per consegnare i pacchi. Ma io sono contraria ad un approccio che colleghi le condizioni di lavoro in Amazon a scandali individuali. Anche senza questi esempi estremi la vita di tutti i giorni è caratterizzata da un enorme sfruttamento: bassi salari, forte pressione lavorativa, rapporti di lavoro precari, questi sono i problemi, di cui si lamentano i colleghi di tutti i paesi. L'idea che siamo schiavi del capitalismo digitale non ci dà potere. Non siamo vittime, noi lavoriamo in un fulcro centrale del capitalismo globale, che è cruciale per il funzionamento del ciclo delle merci. Se vogliamo, si ferma tutto. Qui in Polonia a dicembre abbiamo bloccato per tre ore un magazzino. 80 camion non potevano né entrare né uscire. Sentire che c'è un movimento mondiale, che anche altrove le persone criticano Amazon, ci dà la forza di compiere tali azioni.

Amazon Workers International non è un classico sindacato, ma si considera una rete per connettere i lavoratori. Quali sono i vantaggi?

Crediamo che non sia sufficiente affidarsi al diritto del lavoro nazionale, come fanno i sindacati tradizionali. Un contratto collettivo in Germania non ha alcuna utilità per noi in Polonia. Amazon è un'azienda globale, devi pensare globalmente. E' la stessa Amazon a creare l'infrastruttura affinchè i lavoratori possano collegarsi in rete, scambiare idee sui problemi e fare richieste comuni.

Come riesce a farlo l'azienda?

Funziona ovunque allo stesso modo. I cambiamenti introdotti negli Stati Uniti saranno applicati anche in Germania o in Polonia. Quando negoziamo, i nostri superiori devono telefonare alla sede centrale di Seattle per ottenere l'approvazione alle loro decisioni. Questa centralizzazione è una grande opportunità, perché se i lavoratori di un paese combattono per qualcosa, tutti ne traggono vantaggio. Il miglior esempio di ciò è la decisione di Amazon di pagare ai dipendenti in congedo per malattia a causa del Coronavirus il salario intero. In molti paesi, ad esempio in Polonia, la legge riconosce solo l'80%. Questa era una richiesta dei lavoratori di Chicago. Se la politica aziendale cambia, cambia in tutto il mondo.

Come funziona questa rete rispetto ai confini nazionali e alle barriere linguistiche?

Che sia in America, in Germania o in Polonia: parliamo tutti la stessa lingua, la lingua di Amazon. Quando incontro colleghi francesi o spagnoli e parlo di "picker", "stower" o "tasso di feedback negativo", tutti sanno cosa intendo. Quando facciamo riunioni a livello europeo presso Amazon Workers International, dobbiamo appoggiarci a dei traduttori perché parliamo tutti lingue diverse. Ma a volte i traduttori non conoscono la terminologia di Amazon e rimangono bloccati. Allora gli diciamo di parlare la lingua di Amazon anche se non la capiscono.

Di recente i lavoratori di Amazon di tutta Italia sono scesi in sciopero. È stato un successo più grande del voto a Bessemer?

Il bello dello sciopero in Italia è stato che sono riusciti a contrastare la divisione dei lavoratori tra permanenti e temporanei. Hanno scioperato tutti insieme. In Germania, quasi solo i dipendenti a tempo determinato, i cosiddetti "badge blu", partecipano alle azioni perché la legge non consente di farlo ai lavoratori temporanei. Questo è un grosso problema. In Polonia, per esempio, Amazon dichiara di impiegare 18000 persone, ma le agenzie interinali come Adecco ne aggiungono altre 23000. Dobbiamo superare tutte queste divisioni, comprese quelle tra migranti e autoctoni, tra lavoratori dei magazzini e programmatori di Seattle. Solo così possiamo vincere.

 

Agnieszka Mróz (38) è un'imballatrice impiegata presso il magazzino di Amazon di Poznan, in Polonia, e un'attivista dell'organizzazione Amazon Workers international. AWI è stata fondata nel 2015 quando i lavoratori polacchi di Amazon hanno cercato il contatto con i lavoratori tedeschi in sciopero. Nel suo stabilimento, Mròz è anche delegato sindacale di OZZ Inicjatywa Pracownicza.

https://www.woz.ch