Logo Chicago86

E' di questi giorni l'ultima inchiesta sulle "infiltrazioni" mafiose all'interno della giunta Regionale lombarda, che ha portato all'arresto di Zambetti per avere acquistato un paccheto di voti dalla 'ndragheta.

L'inchiesta è arrivata fino al Nostro territorio con il caso dell'ex assesore di Rho Tizzoni al quale erano stati proposti voti che lui ha rifiutato, dimenticandosi, però, di denunciare l'accaduto e anzi minimizzando, come se la proposta di vendita di un pacchetto di voti non fosse una cosa gravissima e da denunciare.

Le reazioni politiche che si susseguono sono il solito stanco rito che parla di stupore per le inflitrazioni mafiose, di casi isolati e di lotta alla mafia, mentre la lega minaccia di fare saltare per l'ennesima volta la giunta lombarda, ma poi fa retromarcia quando il capo Formigoni alza la voce e Tizzoni rischia di diventare un'eroe dell'antimafia.

Noi da parte nostra non ci stupiamo e come abbiamo già fatto in passato vogliamo prendere una posizione chiara, dicendo che la criminalità mafiosa è parte integrante del sistema capitalistico, è un'arma in mano al padronato per gestire importanti settori economici e incrementare i profitti.

Da sempre la criminalità organizzata è legata allo stato, ricordiamo infatti, come già dal 1920 e anche prima essa svolgeva il lavoro sporco per conto dei padroni ammazzando comunisti, sindacalisti e operai in lotta che chiedevano salrio e diritti, arrivando a fare vere e proprie stragi come portella della Ginestra.

Oggi sappiamo e vediamo come le organizazioni mafiose al nord sono inserite nei gangli dell'economia, non solo gestiscono i lavori delle gradi opere come sarà per Expo 2015, ma sono presenti in un settore importantissimo come la sanità e logistica attraverso il proliferare di una miriade di cooperative, svolgendo così un doppio ruolo di riciclo di denaro sporco e di abbassamento del costo della forza lavoro.

Noi insieme ad altre realtà dell'autorganizzazione sindacale, sociale e politica, da anni siamo presenti nelle lotte che centinaia di lavoratori migranti stanno conducendo nel settore delle cooperative della logistica nel quale sono trattati come schiavi, ma che grazie a scioperi e blocchi riescono a vincere e ottenere condizioni salariali e di lavoro dignitose, conosciamo bene il settore e la gestione malavitosa dei rapporti di lavoro, ma soprattutto conosciamo bene chi fa profitti utilizzando questo tipo di gestione: Sono le multinazionali della logistica, sono i consorzi di cooperative rosse, bianche e Verdi (vedi il caso di basiano con la cooperativa Bergamasca legata alla lega nord).

E' la storia che si ripete, cambia forse in alcuni casi il contesto economico e le modalità rispetto agli attacchi da parte delle orgnizzazioni mafiose contro i contadini che occupavano le terre nel 1920, di certo non è cambiato il fine che rimane sempre la ricerca del massimo profitto sulle spalle dei lavoratori.

Dunque un'altra grande lezione arriva dagli operai delle cooperative, che lottando per salari e diritti dignitosi lottano anche contro le organizzazioni mafiose, nel silenzio dei media e della cosiddetta società civile, anzi, spesso attacchati dai manganelli di polizia e carabinieri e colpiti da denunce che dimmostrano da che parte sta lo stato.

Per imparare cosa vuol dire fare antimafia i vari Tizzoni, Cecchetti e compagnia varia dovrebbero farsi un giro davanti ai cancelli di qualche logistica o tra tutti quei compagni che ogni giorno nei propri territori senza paura e con determinazioni si battono a viso aperto contro la criminlità organizzata.

Ma soprattutto siamo convinti che per battere le organizazioni mafiose bisogna abbattere l'attuale sistema economico di cui esse sono parte integrante e costruire una società senza classi e senza sfruttati.

Non chiediamo la rivoluzione domani mattina, ma quantomeno Iniziamo a organizzarci per rivendicare un salario garantito per i disoccupati, soprattutto giovani, in modo che non diventino manovalanza per le organizzazioni mafiose, a chiedere servizi sociali gratuiti, a sostenere attivamente le lotte nelle cooperative collegandole alle lotte negli altri settori e nei territori, a uscire di casa e abbandonare il telecomando della televisione e il sentimento di rassegnazione, incominciando a pensare e intervenire come collettività e per i nostri interessi di classe.

Noi siamo pronti…

Collettivo la sciloria Rho

12/10/2012