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Copertina del libro "Lavorare meno, lavorare diversamente o non lavorare affatto" di Serge Latouche, Bollati BoringhieriLa critica di Latouche al lavoro si ferma dove comincia la proprietà

Il libro Lavorare meno, lavorare diversamente, o non lavorare affatto di Serge Latouche (ed. Bollati Boringhieri, 2023) inizia con una serie di dati: la disoccupazione ufficiale in Francia oltre il 10%, il fallimento parziale della battaglia per le 35 ore (riassorbite da un aumento della produttività oraria e dalla precarizzazione, non certo da una diminuzione della fatica), le stime sui posti di lavoro "verdi" creabili da una conversione energetica e agricola, l'espansione dell'economia informale che al Sud del mondo occupa fino all'80% della popolazione urbana e i lavori senza contenuto che il capitale inventa pur di restare in piedi.

Come in altre sue opere, Latouche insiste sulla "rilocalizzazione" attraverso monete locali, bioregioni, officine vernacolari, ritorno all'autoproduzione, piccole comunità agricole ispirate a Chayanov, municipalità di municipalità sul modello di Murray Bookchin: un'economia solidale con cooperative e sistemi di scambio locale, regolarmente alla mercé dei cambiamenti politici.

Marx ed Engels avevano già smontato il localismo e il federalismo di Proudhon quasi due secoli fa. Già allora non vi erano più lande vergini in cui rifugiarsi per dar vita a "comunità locali autonome", ma al contrario una immensa rete già avvolgeva tutto il globo, arrivata oggi fino alla mesosfera con i sistemi di telecomunicazioni satellitari. Immaginare un capitalismo "senza crescita" o una fuoriuscita dal lavoro salariato per via culturale per mezzo di una "decolonizzazione dell'immaginario" significa ignorare la critica dell'economia politica. L'abolizione del lavoro salariato non è un "progetto etico" da costruire con il consenso elettorale, ma l'esito necessario di un processo storico prodotto da una lotta tra le classi.Il rimando di Latouche agli "schiavi energetici" di Richard Buckminster Fuller (la quantità di lavoro fisico che un essere umano dovrebbe compiere per replicare l'energia fornita dalle macchine) serve all'afflato moralistico sull'umanità che spreca energia, non ad un'analisi scientifica sullo sciupio capitalistico. Anche le esperienze citate come sostenibilmente alternative (Emmaüs, SEL, REPAS, reti di scambio dei saperi) sono presentate come prefigurazioni di un "lavorare diversamente”, ma si tratta ancora una volta di enclave caritatevoli o mutualistiche interne al modo di produzione vigente, funzionali (come lo stesso testo ammette) ad abbassare il costo sociale della gestione dei disoccupati e degli esclusi, non a prefigurare il superamento delle categorie economiche capitalistiche.

Lo sciupìo vero non è quello visibile nel consumo, ma quello nascosto nella produzione, precisamente nel rapporto tra lavoro pagato e non pagato, per cui il plusvalore stesso è dissipazione di energia umana su scala di specie.Secondo Latouche, una "civiltà della post-crescita" si affermerà come esito di una lenta rivoluzione culturale e la soluzione sarà il reddito universale, così nel libro vengono messi in fila diversi autori a sostegno dell'impianto teorico, come l'anarchico cristiano Jacques Ellul, l'ecologista libertario Murray Bookchin, il filosofo André Gorz, l'antropologo anarchico David Graeber, l'antropologo economico Karl Polanyi, il gruppo post-situazionista Krisis e papa Francesco.

Ma nessuna forma di reddito di cittadinanza può portare all'abolizione del sistema del lavoro salariato, si tratta di una rivedicazione interclassita ben lontana dal salario ai disoccupati e della drastica riduzione dell'orario di lavoro, obiettivo di lotta dei soli proletari. Non è un caso che l'idea del reddito universale nasca, storicamente, tra chi vuole mantenere intatto il rapporto salariale, e quindi il capitalismo, non tra chi punta al suo superamento. La cosa più interessante di questo saggio è la constatazione che la piccola borghesia (di cui Latouche è un esponente) nei momenti di crisi economica oscilla tra le due classi principali della società capitalistica, il proletariato e la borghesia, privilegiando, sia socialmente che politicamente, quella dominante e le sue categorie.

Copertina: Serge Latouche, Lavorare meno, lavorare diversamente o non lavorare affatto, Bollati Boringhieri, 2023