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Make Amazon PayLa amazonizzazione del mondo del lavoro (e non solo) è il risultato dell'introduzione nei luoghi di lavoro di nuove tecnologie e modelli organizzativi

Continua la mobilitazione dei lavoratori impegnati nella più grande azienda al mondo nella distribuzione di merci, che conta oltre 1,5 milioni di dipendenti. La campagna "Make Amazon Pay" (Fate pagare Amazon), giunta al suo sesto anno, in occasione dei tradizionali Black Friday e Cyber Monday, ha unito - almeno idealmente - i lavoratori di trenta paesi nel giorno di maggior guadagno per la multinazionale.

UNI Global Union, federazione sindacale globale attiva nel settore dei servizi che unisce i sindacati di 150 nazioni, rivendica la paternità della campagna e accusa Amazon di alimentare le disuguaglianze, di minare i diritti dei lavoratori e di causare ingenti danni ambientali. I portavoce di UNI Global Union hanno affermato che le proteste di quest'anno giungono in un momento in cui l'influenza globale di Amazon si sta rafforzando, estendendosi ben oltre il commercio al dettaglio e includendo logistica, servizi cloud, supporto tecnologico alle Forze dell'ordine e alle Forze armate, controllo delle frontiere e lobbying politica, a cominciare dal finanziamento della campagna presidenziale di Donald Trump.

Da Nuova Delhi a Montreal, dal 28 novembre al 1° dicembre 2025 sono state organizzate iniziative di vario genere contro l'azienda: "Amazon, Jeff Bezos e i loro alleati politici stanno scommettendo su un futuro tecno-autoritario, ma Make Amazon Pay e i lavoratori di tutto il mondo stanno dicendo basta", ha affermato Christy Hoffman, segretario generale di UNI Global Union. I bonzi sindacali mescolano le problematiche che riguardano le condizioni di vita dei lavoratori con quelle parlamentari, generando confusione tra le fila operaie. La radice del problema, infatti, non risiede nelle colpe del politico di turno ma nel modo di produzione capitalistico, sempre più disumano. E' da notare che un'azienda come Amazon non sta plasmando solo la modalità di acquisto e distribuzione della merce, ma anche i rapporti tra capitale e lavoro introducendo sofisticate tecniche di controllo e sorveglianza. Il suo raggio d'azione, come abbiamo visto, tende a fuoriuscire dalle mura aziendali per estendersi sul territorio.

Il 28 novembre scorso centinaia di lavoratori del magazzino FRA7 a Frankenthal, in Germania, hanno scioperato per la prima volta dall'apertura del centro sette anni fa. Hanno sfidato le intimidazioni della direzione nei giorni precedenti il Black Friday e si sono uniti al sindacato ver.di, che fa parte del movimento #MakeAmazonPay.

Recentemente sono stati organizzati scioperi anche in Spagna, nel sito logistico di Amazon RMU1 di Murcia, dove i lavoratori hanno incrociato le braccia dal 24 al 28 novembre e dal 16 al 23 dicembre, proprio durante i maggiori picchi di attività. I lavoratori, supportati dalla Confederacion General del Trabajo (CGT), hanno denunciato ritmi di lavoro estenuanti e la politica anti-sindacale dell'azienda, i bassi salari e il mancato riconoscimento delle malattie professionali e degli infortuni.

Anche dall'altra parte dell'Oceano, negli Stati Uniti, continuano le mobilitazioni. Lo scorso 12 dicembre 200 driver si sono radunati davanti al magazzino DBK1 a Woodside, nel Queens (New York), chiedendo che l'azienda riconosca il sindacato International Brotherhood of Teamsters che li rappresenta. I lavoratori chiedono una retribuzione migliore e condizioni di lavoro più sicure. A metà dicembre oltre cento magazzinieri e autisti del sito DCK6 di San Francisco hanno incrociato le braccia e hanno chiesto ad Amazon di riconoscere Teamsters e di avviare immediatamente le trattative. Amazon Teamsters si è fatta conoscere per aver organizzato degli scioperi presso la multinazionale, come quello del dicembre del 2024, uno dei più grandi contro Amazon, che ha coinvolto circa diecimila lavoratori in sette sedi in California, Georgia, Illinois e New York.

Siccome le macchine non scioperano, la multinazionale sta continuando ad investire in robot e sistemi di intelligenza artificiale. A fine ottobre 2025 le agenzie di stampa hanno annunciato un mega piano di tagli da parte di Amazon, esuberi che non riguarderanno tanto gli operai, quanto il personale d'ufficio. La stragrande maggioranza dei 14mila posti che verranno eliminati colpiranno mansioni definite "cognitive", che possono benissimo essere svolte da algoritmi. Gli stessi che esercitano un controllo pervasivo sui lavoratori, così come messo in luce dalla puntata di Report ("I giochi di Amazon"), che "ricostruisce con testimonianze e documenti inediti la pressione a cui i dipendenti di Amazon sono sottoposti in un clima di controllo basato su protocolli che denotano uno stato di polizia". Si pensi al fatto che gli scanner utilizzati dai picker nei magazzini per movimentare la merce, recepiscono i dati relativi alla produttività introducendo un sistema di premi e punizioni. Non è da escludere che tale modello, nei sogni di capitalisti come Jeff Bezos, possa estendersi anche a livello sociale, attraverso l’introduzione di un sistema di credito sociale, basato sul comportamento individuale, in cui un punteggio troppo basso comporterebbe punizioni. Questa prospettiva è stata affrontata da serie televisive come Black Mirror e Squid Game.