Lotte in corso. EUROPA
Centinaia di lavoratori arrestati il Primo Maggio a Istanbul, in un periodo segnato dalle lotte dei minatori
In occasione del Primo Maggio, Giornata Internazionale dei Lavoratori, Istanbul è stata teatro di scontri tra i lavoratori e le forze dell'ordine, che hanno arrestato più di 500 manifestanti. La molla che ha scatenato la repressione è stata il tentativo dei lavoratori di marciare verso Piazza Taksim, circondata da migliaia di transenne, blindati e idranti, un luogo vietato alle manifestazioni dal 2013 (dalle mobilitazioni di Occupy Gezi) e in cui il Primo Maggio del 1977 vennero uccise più di trenta persone.
Le tensioni sociali in Turchia hanno registrato una forte accelerazione a partire dallo scorso 20 febbraio, quando è iniziata una nuova fase di mobilitazione dei minatori presso la miniera di Polyak, nel distretto di Kınık, in provincia di Smirne. Il sindacato che organizza i minatori ha denunciato il peggioramento delle condizioni economiche, soprattutto a seguito della recente acquisizione della miniera da parte della multinazionale cinese Qitahie Long Coal Mining (che ha portato al dimezzamento della forza lavoro), chiedendo il pagamento degli stipendi arretrati, dei bonus e l'attuazione di maggiori misure di sicurezza sul lavoro. Cinque giorni dopo, il 25 febbraio, la protesta si è intensificata per il mancato avvio di negoziati con il ministero dell'Energia e delle Risorse Naturali. 1200 minatori della miniera Polyak hanno marciato per sedici chilometri verso la piazza principale di Kınık. Il 2 marzo, un gruppo di lavoratori ha formato un picchetto davanti all'ingresso della miniera, gesto motivato dalla volontà di bloccare la produzione e attirare l'attenzione pubblica. Il blocco è sfociato in violenti scontri con la polizia, intervenuta per sgomberare l'area e impedire l'estensione della protesta.
Lo scorso 12 febbraio ha rappresentato uno dei più significativi stop del trasporto aereo europeo degli ultimi anni. La mobilitazione, durata ventiquattro ore, ha coinvolto simultaneamente migliaia di piloti e personale di cabina, causando la cancellazione di circa ottocento voli e lasciando a terra oltre centomila passeggeri negli aeroporti di gran parte del vecchio continente.
I maggiori disagi si sono verificati soprattutto negli hub internazionali di Francoforte e Monaco di Baviera, con cancellazioni diffuse anche su rotte intercontinentali. Lo sciopero ha creato problemi anche negli scali di Berlino, Amburgo, Düsseldorf, Colonia, Stoccarda e Hannover. Lufthansa ha cercato di limitare l'impatto riprenotando i passeggeri su compagnie partner o convertendo i biglietti aerei in viaggi ferroviari tramite Deutsche Bahn.
Dai primi giorni di dicembre migliaia di agricoltori e pescatori greci hanno lanciato una decisa protesta per chiedere l'erogazione dei finanziamenti europei collegati al settore agricolo ed ittico. Da giugno, l'Unione Europea ha congelato i finanziamenti per tutti i "lavoratori" del settore agricolo ed ittico, per via di una frode milionaria da parte di alcuni agricoltori greci in cui sono stati coinvolti anche due ex ministri dell'agricoltura del partito dell'attuale governo ed una serie di funzionari statali.
Usiamo tra virgolette la definizione "lavoratori" perché che si tratta perlopiù di mezze classi che fibrillano ogni qual volta il meccanismo statale di redistribuzione dei sussidi si inceppa. Tutta la produzione agricola è, almeno dagli anni '60, mantenuta da forme di sussidi e finanziamenti pubblici ed è considerata una sorta di "servizio nazionale all'alimentazione". Poiché l'umanità, compresa la crescente massa della sovrappopolazione relativa mondiale che non produce nulla, deve comunque cibarsi, e poiché i maggiori paesi non possono rinunciare per ragioni strategiche alla loro "sovranità alimentare", ecco che tutta la società mantiene gli addetti al "servizio del cibo" così come mantiene i vigili del fuoco, i professori, i poliziotti, i soldati. Eppure non siamo indifferenti rispetto a questo tipo di fenomeni che dimostrano come le varie componenti sociali, nel disperato tentativo di conservare quanto raggiunto, siano obbligate a scendere sul terreno della lotta.
La campagna contro Rockstar Games per la reintegrazione dei lavoratori licenziati continua
Lo scorso 30 ottobre , la multinazionale statunitense dei videogiochi Rockstar Games, con sede a New York, ha licenziato trentuno dipendenti in diverse succursali nel Regno Unito e in Canada.
Secondo un portavoce dell'Independent Workers' Union of Great Britain (IWGB), tutti i lavoratori licenziati facevano parte di una chat sindacale privata su Discord ed erano iscritti al sindacato o stavano cercando di organizzarsi in azienda. La settimana successiva, la Rockstar Games ha respinto le accuse degli organizzatori sindacali, secondo cui l'azienda stava ostacolando il tentativo dei lavoratori di sindacalizzarsi. Un portavoce della multinazionale ha dichiarato che i dipendenti licenziati stavano divulgando segreti aziendali, attraverso la condivisione di informazioni protette in un forum a cui partecipavano anche persone esterne.
Decine di migliaia di lavoratori belgi hanno incrociato le braccia il 14 ottobre e sembra sia solo l'inizio...
Dopo la manifestazione dello scorso 13 Febbraio, quando oltre 60.000 lavoratori belgi hanno invaso le strade di Bruxelles, un'altra mobilitazione nazionale ancora più partecipata il 14 Ottobre ha confermato che la temperatura sociale è in aumento.
Come di consueto, le stime delle presenze sono contrastanti: 80.000 per la polizia, 150.000 per i manifestanti. Nella giornata di sciopero si sono verificati disagi nei trasporti pubblici e scontri con le forze dell’ordine.
Secondo le statistiche ufficiali, oltre due milioni di belgi, pari al 18,6% della popolazione, sono a rischio di povertà o esclusione sociale, con picchi del 30% nella capitale. I motivi ufficiali della mobilitazione sono il contrasto alla riforma delle pensioni, che introduce sistemi di penalizzazione e incentivi, le modifiche al lavoro notturno e i tagli alla spesa pubblica. Il governo guidato da Bart De Wever, del partito nazionalista Nuova alleanza fiamminga (N-Va), ha giustificato queste politiche ricordando che il rapporto debito pubblico/PIL del Belgio è del 107%, tra i più elevati dell'Unione Europea.
Continuano le riforme per favorire l'estrazione di plusvalore, tra aumento della giornata lavorativa, flessibilità su orari e contratti, straordinari imposti e frammentazione delle ferie.
Il governo greco guidato dal partito "Nuova Democrazia" ha scatenato un'ondata di proteste nazionali con l'approvazione di una nuova riforma. Al centro delle critiche vi è la possibilità per i datori di lavoro di estendere l'orario lavorativo giornaliero fino a 13 ore, formalizzando legislativamente una realtà che per molti lavoratori greci, tra bassi salari e doppie occupazioni è già quotidiana.
Duecentomila manifestanti fermano il Paese mentre il nuovo governo giura a Parigi, tra elementi di polarizzazione sociale, periferie in subbuglio e una protesta che non riesce ad uscire dalla rivendicazione.
Il 10 settembre la Francia si è svegliata paralizzata. Dalle prime ore del mattino scioperi e blocchi stradali hanno interessato principalmente Parigi, Marsiglia, Lione, Bordeaux e Lille, ma anche aree più rurali del Paese. Circa duecentomila persone, secondo le stime più prudenti, hanno partecipato a cortei e picchetti che hanno paralizzato trasporti, servizi pubblici e logistica. La protesta, ribattezzata Block Everything dagli stessi promotori, ha trovato il suo culmine nella capitale, dove si stava insediando il nuovo governo.
Esaurito l'effetto ideologico della Brexit, emergono le tensioni sociali nella società britannica, sempre più polarizzata tra il gotha finanziario della City ed i senza riserve delle periferie suburbane.
Il Regno Unito sta vivendo in questi giorni una nuova fase di mobilitazione sindacale. Londra è l'epicentro, ma le agitazioni si estendono a tutto il paese e persino all'Irlanda.
La metropolitana della capitale, la Tube, sarà colpita da una settimana di scioperi a partire da venerdì. I lavoratori, membri del sindacato RMT, denunciano turni estenuanti e rivendicano una settimana lavorativa più breve. Macchinisti, controllori, segnalatori e tecnici incroceranno le braccia a rotazione fino all'11 settembre, mettendo a rischio l'intera rete di trasporto urbano.
Parallelamente, i lavoratori della Docklands Light Railway e del deposito di Ruislip hanno annunciato ulteriori blocchi per motivi legati a parità salariale e condizioni di lavoro .
Non va meglio nel trasporto su gomma: circa 2.000 autisti e ingegneri della London United e della London Transit hanno già interrotto il servizio, colpendo oltre 50 linee. Hanno respinto le proposte della nuova proprietà, First Bus, accusata di non rispettare un accordo retributivo retroattivo. Anche i lavoratori della First West, attivi nel sud-ovest dell'Inghilterra, si preparano a scioperare contro offerte salariali considerate insufficienti.
Da metà gennaio milioni di persone sono scese in piazza in tutta la Francia contro il progetto di riforma delle pensioni. È lo Stato ad aver vinto questo braccio di ferro? Può essere, ma vincere una battaglia non significa vincere la guerra. All'orizzonte non ci sono nuovi boom economici e nemmeno ricette economiche salvifiche per il capitalismo. Scioperi e rivolte si moltiplicheranno, come sta dimostrando la recente sollevazione della banlieue in seguito all'ennesimo omicidio per mano della polizia.
La riforma delle pensioni, che alza l'età pensionabile da 62 a 64 anni e aumenta di un anno il periodo di versamento dei contributi, è infine diventata legge. Avversata da una mobilitazione generale durata mesi, che ha visto picchetti, manifestazioni, scioperi e il blocco di trasporti, attività educative, produzione industriale e commercio, è stata fortemente voluta dal presidente Macron per "riportare il sistema previdenziale in equilibrio". Il progetto era già stato presentato nel 2019, ma era naufragato sull'onda di potenti mobilitazioni operaie. Riproposto recentemente, ha scatenato nuovamente e con maggiore intensità la rabbia sociale.
La lunga e bollente estate delle lotte globali contro il carovita ha attraversato anche il Regno Unito, con alcune novità degne di nota.
Già da mesi i ferrovieri e il personale della metropolitana di Londra sono sul piede di guerra, e il sindacato RMT (Rail Maritime and Transport Workers) ha promesso che continuerà con gli scioperi fino a quando non otterrà risultati. Ora hanno incrociato le braccia i portuali del terminal container di Felixstowe, il più grande del paese, dal quale dipende lo smistamento di circa la metà del traffico merci nazionale. All'incirca 2000 lavoratori dell'importante snodo logistico hanno dichiarato che si asterranno dal lavoro per 8 giorni, a rischio le catene di approvvigionamento. Il sindacato Unite, che li organizza, chiede un incremento significativo dei salari per tenere il passo all'impennata dei prezzi.