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Sciopero deliveroo SpagnaLotte in corso. EUROPA

Sciopero lavoratori Amazon in GermaniaIn Germania i lavoratori di Amazon sono entrati in sciopero con una motivazione molto chiara: la salute viene prima del profitto.

Ieri in Germania i magazzinieri di Amazon hanno incrociato le braccia: i siti di Leipzig, Bad Hersfeld, Rheinberg, Werne e Koblenz saranno bloccati da uno sciopero di 48 ore. La protesta è sostenuta dal sindacato dei servizi Ver.di, che indice mobilitazioni dal 2013, anno in cui è iniziata la vertenza contro il colosso dell'e-commerce statunitense. Nel paese sono 13 le sedi logistiche dell'azienda, e contano circa 13000 dipendenti a tempo indeterminato, a cui si aggiungono gli addetti stagionali assunti nei periodi di picco degli ordini.

Proteste in YacuziaRussia. Protesta in Yacuzia, la seconda in una settimana in Russia. Oltre diecimila lavoratori incrociano le braccia in 34 cittadine. Putin va in tv e prova a rassicurare il piccolo business, ma il governo balbetta (in foto Assemblea degli operai davanti agli uffici di Gazprom in Yacuzia)

Se c'è un laboratorio della protesta sociale in Europa ai tempi del coronavirus questo è quello russo. Giusto a una settimana dalla rivolta dei cittadini di Vladikavkaz in Ossezia settentrionale, ieri sono stati gli operai della Yakuzia a scendere in campo per rivendicare protezione sanitaria e migliori condizioni di vita.

Nella zona dei giacimenti di Chayandinskoye che rappresentano le risorse base di Gazprom per il gasdotto Forza della Siberia, informa il portale Yakutia.info, "i lavoratori a turni hanno organizzato scioperi e proteste". A incrociare le braccia sono circa 10.500 operai e tecnici sparsi in 34 villaggi, la forza-lavoro dei settori strategici delle materie prime che sono la spina dorsale per garantire le indispensabili esportazioni per l'economia russa.

Da quasi 30 giorni tutta la Francia è in sciopero contro la riforma delle pensioni voluta dal presidente Macron. Il "greve generale", la più lunga mobilitazione dal dopoguerra, ha superato gli scioperi del 1995 (22 giorni) e quelli del 1986-87, durati 28 giorni. La protesta sindacale dei lavoratori ha incrociato la lotta sociale dei Gilets Jaunes e prosegue a oltranza, in vista dello sciopero generale, il primo del 2020 in programma per il prossimo 9 gennaio.

Pubblichiamo di seguito i tre appelli usciti dalla quarta Assemblea delle Assemblee (AdA) dei Gilets Jaunes, tenutasi dall'1 al 3 novembre 2019 a Montpellier, in Francia, pubblicati da Plateforme d'enquêtes militantes e poi tradotti e fatti circolare da alcuni siti italiani. All'AdA hanno partecipato più di 600 persone in rappresentanza di 200 gruppi locali, e l'appuntamento si è concluso con l'esposizione di uno striscione che chiama alla rivoluzione in ogni angolo del mondo (#RevolutionEverywhere). Gli appelli sono scritti con stile e contenuto popolari e questo è normale per un movimento interclassista ("riunire il popolo francese in tutte le sue componenti sociali"), ma sono interessanti sia la solidarietà espressa nei confronti delle rivolte in corso nel mondo, sia l'invito a partecipare allo sciopero generale del 5 dicembre.

La piattaforma nel caos per la serie di scioperi selvaggi che si diffondono rapidamente in oltre quindici città del Regno Unito: avanza la capacità di organizzazione dei lavoratori, il sindacato dei precari ha aumentato del 25 per cento le iscrizioni.

Nel solo mese di settembre, i lavoratori di Deliveroo hanno scioperato in almeno 16 città/zone [del Regno Unito, ndt]: Reading, Brentwood, Newcastle, Colchester, Oxford, Nottingham, Bristol, Brixton, Clapham, Balham, Plymouth, Exeter, Bermondsey, Peckham, Camberwell, Brentwood e Croydon.

Il food delivery sta diventando un grosso business anche in Grecia, e anche lì i lavoratori cominciano a ribellarsi alle pessime condizioni di lavoro incrociando le braccia e prendendosi le strade. Da Parigi a Torino, da Manchester ad Atene, l'autorganizzazione fa la differenza.

Lo scorso 11 aprile la Driver Workers' Informal Assembly (#SVEOD), l'assemblea dei corrieri greci, ha organizzato uno sciopero nazionale di 24 ore per rivendicare migliori condizioni di lavoro. Un rumoroso corteo su due ruote ha attraversato le vie di Atene e si è diretto verso il Parlamento.

Ungheria. Non si fermano le proteste contro Viktor Orban a Budapest, arrivate al sesto giorno di mobilitazione popolare: migliaia di persone sono tornate in piazza nel pomeriggio di ieri, lunedì 17 dicembre, mentre otto deputati dell'opposizione di centrosinistra sono entrati negli studi televisivi per protesta, dopo la violenta aggressione di poche ore prima ai danni di altri due deputati. Hanno chiesto di parlare con i dirigenti della tv, ma anche stavolta le guardie gliel'hanno impedito.

Forza lavoro. Un'assemblea con i ciclo-fattorini di dodici paesi ha deciso la costituzione della prima federazione trasnazionale contro Uber, Foodora e Deliveroo. Il controattacco è basato sui diritti, salari e solidarietà collettiva e europea

Dal cuore dell'Europa è stata lanciata una sfida a Deliveroo, Ubereats, Glovo e Foodora: sessanta lavoratori delle piattaforme di delivery, organizzati localmente in collettivi o in sindacati e provenienti da dodici paesi (Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Norvegia, Olanda, Spagna, Svizzera e Regno Unito) si sono trovati a Bruxelles per un'assemblea che ha dato vita alla prima federazione transnazionale dei riders (Transnational Federation of Couriers).

È passata una settimana da quando le cose hanno cominciato a muoversi a Deliveroo, in Francia. Sfidando le nuove politiche di tariffazione, i fattorini di tutte le città della Francia si sono riuniti attraverso gruppi di discussione su diverse applicazioni (Facebook, Telegram, ecc.) per organizzare azioni locali e tenere gli altri informati su ciò che viene fatto e su cosa si può fare.

22 settembre alle ore 08:45

I riders di UberEats stanno protestando contro l'abbassamento del 40% della retribuzione. Insomma, le aziende cambiano ma la merda è la stessa: riders sfruttati e malpagati, senza tutele e sicurezza!

Inizialmente i riders hanno provato a dialogare con i manager, ma questi hanno rifiutato il confronto: prima hanno provato a parlare singolarmente nel tentativo di dividere i lavoratori, poi hanno direttamente chiuso la sede e ogni forma di dialogo.