Comunicato uscito recentemente a firma "Compagn* del Cairo"
A voi, al cui fianco lottiamo,
Il 30 giugno segnerà per noi una nuova fase di ribellione, basata su ciò che è iniziato il 25 e il 28 gennaio del 2011. Questa volta ci ribelliamo contro il regime dei Fratelli Musulmani che ha rafforzato le stesse forme di sfruttamento economico, violenza della polizia, torture e uccisioni.
I riferimenti alla venuta della "democrazia" non hanno alcuna rilevanza quando non c'è la possibilità di vivere una vita decente con dignità e mezzi di sostentamento decorosi.
Nella regione del Delta del Nilo le proteste hanno accompagnato la vita dei lavoratori da molto prima che si iniziasse a parlare di Primavera Araba
Due anni di "Primavera Araba" hanno dimostrato che le rivolte non sono tutte uguali. Le rivendicazioni scelte, le modalità messe in atto e il contesto in cui si inseriscono ne modificano lo sviluppo a tal punto che, anche in uno stesso Paese, le conseguenze delle mobilitazioni possono prendere forme assai diverse. In tal senso ci sono ribellioni che nascono e finiscono in una stagione mentre altre rimangono latenti per anni per poi riacquistare vigore in particolari contesti, dimostrando una continuità ed un radicamento difficilmente rintracciabili in altre esperienze.
di ASSIA BOUTALEB
Pubblichiamo questo articolo apparso su "Le Monde" lo scorso 11 febbraio perché ha il merito di leggere la rivoluzione egiziana attraverso lo sviluppo della lotta di classe. Dimostra che, lungi dall'essere un evento privo di radici e di futuro, l'insorgenza ha una profonda genealogia e vive dentro un processo che resta completamente aperto, contro il principale credo di cui sono portatori i Fratelli Musulmani, cioè quello neoliberale.
Se della rivoluzione egiziana del 2011 si ricorda la figura del giovane internauta connesso, se si scopre, nel 2013, quella più cupa, del giovane incappucciato, vestito di nero, ce n'è un'altra che la maggior parte dei media ignorano anche se il suo ruolo è incontestabile nel ciclo di mobilitazione che interessa l'Egitto da circa due anni, e fin dalla fine degli anni '90: quella del piccolo salariato, che sia un operaio, un funzionario oppure un impiegato.
A due anni dalla rivoluzione, il popolo egiziano torna nelle piazze con le stesse richieste: uguaglianza sociale e democrazia. Bilancio drammatico: 10 morti e 400 feriti.
Roma, 26 gennaio 2013, Nena News - A due anni dalla rivoluzione che ha portato alla caduta del regime quarantennale di Hosni Mubarak, l'Egitto non si placa e torna nelle piazze. Piazze che in realtà il popolo egiziano non ha mai svuotato. E ieri il sangue è tornato a scorrere nel Paese.
Si celebrava il secondo anniversario da quel 25 gennaio 2011, quando Piazza Tahrir divenne famosa in tutto il mondo. Oggi il target è il presidente Morsi, il primo democraticamente eletto nel Paese, ma accusato dalle opposizioni di ritenersi un nuovo faraone.
Suez, 7 Luglio 2011
L’Autorità del Canale di Suez è una delle maggiori fonti di valuta pregiata del paese ma anche di gravi violazioni dei diritti dei lavoratori. Da tre settimane vanno avanti scioperi e sit-in per aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro.
Piazza Tahrir al Cairo è il luogo-simbolo delle lotte per i diritti e della costruzione di un nuovo Egitto. Il Canale di Suez invece diventa sempre di più il centro delle lotte operaie per la dignità del lavoro e gli aumenti salariali. Da tre settimane migliaia di dipendenti dell’Autorità del Canale di Suez (Acs) si battono per ottenere significativi aumenti dei salari e la loro battaglia potrebbe aprire una nuova stagione di scioperi simile a quella del 2010 che ha modo anticipato la rivolta di Piazza Tahrir contro l’ex raìs Hosni Mubarak e il suo regime.
14 Aprile 2011
Mentre il rimpasto dei leader politici continua, i lavoratori egiziani stanno ancora cercando di portare avanti la loro agenda.
Lavoratori tessili
Il 7 aprile scorso i lavoratori di Shebin El-Kom Compagnia Tessile in Menoufiya, a nord del Cairo, hanno ripreso lo sciopero dopo averlo sospeso per due giorni in seguito agli accordi tra lavoratori e direzione aziendale.
"Abbiamo la prova che l'accordo non verrà rispettato" afferma Alì Mohamed, uno degli operai della fabbrica. "Una delle nostre principali richieste era che i lavoratori licenziati riprendessero il loro lavoro, o almeno una posizione equivalente, e questo non è accaduto".
I lavoratori accusano l'azienda di provare a far pressione sui lavoratori licenziati, costringendoli a firmare lettere di dimissioni, dicendo che questo garantirà ai loro colleghi di ritornare al loro lavoro.
21 Febbraio 2011
Nonostante le minacce da parte del nuovo governo militare egiziano di non tollerare ulteriormente l'ondata di scioperi che ha travolto il paese, 15.000 lavoratori della Misr Spinning and Weaving (filatura e tessitura) a Al-Mahalla al-Kubra stanno continuando lo sciopero e i sit-in.
Lo sciopero, cominciato a sostegno delle proteste che hanno cacciato l'ex presidente Hosni Mubarak, era stato temporaneamente sospeso dopo le sue dimissioni. Tuttavia, è ripreso tre giorni dopo con richieste di aumenti salariali e delle dimissioni di Fouad Abdel Alim, il capo azienda accusato di corruzione e cattiva gestione della società insieme a tre altri dirigenti. La fabbrica è la più grande d'Egitto.
10 Febbraio 2011
In Egitto si sta assistendo ad agitazioni senza precedenti di impiegati e operai in concomitanza con la rivolta popolare che ha travolto il paese dal 25 gennaio.
Si dice che queste proteste siano collegate alla più ampia rivolta contro il regime di Hosni Mubarak, che si è concentrata a piazza Tahrir al Cairo.
Le proteste si sono allargate a tutto il paese quando i sostenitori della rivolta hanno evidenziato l'importanza di diffonderla oltre i limiti territoriali della piazza.
Un'altra faccia delle proteste si è vista martedì con la protesta dei media nazionali. Ad un chilometro da piazza Tahrir, circa 500 impiegati hanno protestato davanti alla sede del "Rose al Youssef" (quotidiani e riviste) di proprietà dello stato. I manifestanti hanno denunciato le politiche operative ed editoriali del capo-redattore Abdallah Kamal e del direttore amministrativo Karam Gaber, entrambi a favore del regime e contro la diffusione di informazioni sulle sommosse .
Da Mahallah al Cairo, da Port Said a Suez fino a Ismailiyya, la protesta di operai e manovali cresce di pari passo con la rivolta e la mobilitazione in Piazza Tahrir.
Il Cairo, 10 febbraio 2011, Nena News (nella foto il Canale di Suez) – Si intensificano gli scioperi dei lavoratori in tutto l’Egitto. Da Mahallah al Cairo, da Port Said a Suez fino a Ismailiyya, di pari passo con il crescere della rivolta e della mobilitazione in Piazza Tahrir. Uniti alla protesta dei giovani che contestano Mubarak e vogliono abbattere il regime, migliaia di operai e manovali ieri hanno manifestato lungo il canale per chiedere aumenti salariali e migliori condizioni sul posto di lavoro. A Suez non hanno interrotto il traffico di navi e petroliere ma potrebbero farlo nei prossimi giorni se le loro richieste non verranno accolte, un passo che avrebbe enormi conseguenze, a cominciare da un ulteriore aumento del prezzo del petrolio. Attraverso questo asse strategico del commercio mondiale passano ogni giorno 1,1 milioni di barili di greggio e altri 1,8 vengono immessi nell’oleodotto che arriva sulla costa Mediterranea. Il blocco dello stretto costringerebbe le petroliere a navigare intorno all’Africa. Erano fermi ieri gli operai della compagnia del gas di Fayyoum e del centro industriale di Helwan.