Logo Chicago86

Giovedì 26 aprile decine di migliaia di insegnanti in Arizona e Colorado hanno scioperato per chiedere una migliore retribuzione, attualmente tra le più basse nel paese, e maggiori finanziamenti per l'istruzione.

In Arizona almeno 50.000 insegnanti e i loro sostenitori hanno sfilato, con addosso magliette e abiti di colore rosso (di qui l'hashtag #RedForEd), per le strade della capitale Phoenix chiedendo un aumento del 20% sui salari, un aumento della retribuzione del personale di supporto, e maggiori finanziamenti per l'istruzione, tra cui il ripristino della quota di un miliardo di dollari destinata alle scuole, ridotta tempo fa in seguito alla recessione.

Nella West Virginia, lo stato più povero d'America, dove Donald Trump ha raccolto in assoluto più consensi durante l'ultima elezione, nelle ultime settimane gli insegnanti delle scuole pubbliche hanno portato avanti una delle lotte sindacali più radicali degli ultimi anni. E hanno vinto.

Quando il 9 novembre 2016 l'America si svegliò nell'incubo di una vittoria di Donald Trump, nessuno nel piccolo stato della West Virginia poteva dirsi davvero sorpreso. Si trattò, con il 68.5% dei voti (e punte in alcuni contee dell'87%) dello Stato in cui la percentuale di consenso di Trump fu più alta di tutti gli Stati Uniti, con una vera e propria umiliazione di Hillary Clinton che venne staccata di più di 42 punti.

Decine e decine di lavoratori del trasporto merce operanti nei porti di Los Angeles e Long Beach hanno incrociato le braccia per cinque giorni per protestare contro le condizioni di lavoro. Lo sciopero, il 15° negli ultimi quattro anni, è stato proclamato contro la pratica diffusa del subappalto e del "wage theft", il furto di salario compiuto dalle compagnie di autotrasporti. La mobilitazione è sostenuta dalla sezione locale del sindacato dei Teamster.

Anche quest'anno centinaia e centinaia di lavoratori dei fast food e solidali hanno assediato la sede di McDonald's, a Chicago, in occasione della riunione annuale degli azionisti il 24 maggio. Già dal giorno prima un grosso corteo, sotto la pioggia, ha occupato le strade del centro della città protestando contro i bassi salari e le molestie sessuali subite sul luogo di lavoro dalle lavoratrici.

Alle due giornate di mobilitazione hanno partecipato anche i dipendenti di Dunkin' Donuts e Wendy che, insieme ai precari dell'assistenza sanitaria domiciliare e degli aeroporti, hanno marciato davanti alla sede del gigante del panino. Alcuni lavoratori sono stati arrestati per aver bloccato la circolazione con un sit-in.

Circa 40.000 dipendenti di AT&T sono scesi in sciopero lo scorso 19 maggio dopo che non si è raggiunto un accordo per il nuovo contratto. I lavoratori, molti dei quali membri del sindacato CWA (Communications Workers of America), hanno lanciato una tre giorni di picchetti e manifestazioni in tutto il paese che ha obbligato alla chiusura decine di store del colosso del settore telefonia e wireless.

Già lo scorso marzo, in California e Nevada, circa 17.000 operatori avevano incrociato le braccia contro il peggioramento delle condizioni di lavoro.

Cambiano i presidenti, cambiano i governi, ma rimanendo in piedi il regime capitalista resta lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Mentre i grandi papaveri della multinazionale del panino spendono e spandono, i lavoratori fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e si chiedono: "If McDonald's can pay their CEO $15 million a year, why won't they pay us $15 an hour?" Per questo motivo e altri ancora, come le molestie sessuali sul luogo di lavoro denunciate da molte lavoratrici o il numero di feriti gravi (alcuni ustionati), la lotta continua.

Il 29 novembre grande giornata di lotta per il salario negli States

Per il quarto anno consecutivo migliaia di lavoratori hanno scioperato per ribadire le motivazioni della campagna Fight for 15, ovvero il salario minimo di 15 dollari l'ora e la possibilità di organizzarsi sindacalmente. Quest'anno, tra le parole d'ordine scandite, ci sono la fine delle violenze per mano della polizia, specialmente contro la popolazione di colore, e il no deciso alla deportazione dei lavoratori immigrati (soprattutto messicani). Lo sciopero è stato sostenuto dal sindacato Service Employees Union Internazionale (SEIU).

Il 14 novembre scorso OUR Walmart ha lanciato WorkIt, un'applicazione per Android che connette i lavoratori e fornisce informazioni sui loro "diritti" nel luogo di lavoro.

Alla Walmart consultare il manuale da 250 pagine sulla politica aziendale non è facile: bisogna accedere al terminale nell'ufficio del capo, entrare nell'intranet aziendale, e tenere sempre a mente che ogni ricerca sarà tracciata. Già da tempo i dipendenti della Walmart, tra i più attivi nella lotta per il living wage, si confrontano e si aiutano su forum e social network; le informazioni che si possono trovare in Rete sono moltissime, ma sparpagliate, caotiche e a volte imprecise. Per questo motivo, dicono i rappresentanti di Our Walmart, è nata WorkIt: per mettere a disposizione un hub centralizzato che possa rispondere velocemente ai quesiti posti e metta facilmente in comunicazione tra loro i lavoratori tramite chat di gruppo.

L'America imprigiona più persone di qualsiasi altro paese sia in termini assoluti che relativi.

Gli Stati Uniti ospitano nei loro penitenziari due milioni e mezzo di detenuti: circa 0,8 ogni 100 abitanti, 1 ogni 100 adulti, 1 ogni 31 adulti se calcoliamo tutti coloro che hanno un conto aperto con il sistema correctional (per il 60% neri o immigrati). I prigionieri sono tenuti in condizioni disumane che includono lunghi periodi di isolamento, in violazione ai protocolli internazionali contro la tortura, e il loro lavoro viene pagato una miseria.

Lo scorso fine settimana a Richmond, in Virginia, lavoratori provenienti da tutti gli Stati Uniti si sono riuniti per dimostrare ai loro capi, le più grandi multinazionali del mondo, che continueranno a lottare per un salario più alto e per il diritto di organizzazione sul posto di lavoro.

La convention di #FightFor15 dello scorso 12-13 agosto ha visto la partecipazione di diverse migliaia di lavoratori che insieme hanno discusso del mondo in cui vogliono vivere e hanno pianificato le future iniziative del movimento. Per il prossimo 12 settembre è stata fissata una giornata nazionale di lotta ed è stato deciso di presenziare ai dibattiti presidenziali per imporre nell’agenda politica il tema dell'aumento dei salari.