Lo sciopero generale è tornato, ricalibrato per un’era di profondi tagli alla spesa pubblica, di forme estreme di razzismo che colpiscono i migranti e di una massiva speculazione finanziaria che ha raggiunto livelli di rapacità senza precedenti. Nel 2011, la percentuale di lavoratori sindacalizzati negli Stati Uniti era dell’11,8%, circa 14.8 milioni di persone.
Ma queste cifre non dicono nulla dei milioni di persone che in questo paese sono disoccupate o sottoccupate. Questi numeri non parlano del blocco non documentato dei lavoratori impiegati nel lavoro manuale e domestico e trainato ampiamente dalle comunità di immigrati.
Felice Mometti
L'occupazione più dinamica del movimento statunitense lancia lo sciopero generale per il Primo maggio. Un sasso nello stagno del sindacato Usa
Occupy Oakland rilancia. Dopo la giornata del 28 gennaio in cui la polizia ha arrestato 400 persone durante le iniziative per occupare un centro conferenze in disuso appartenente a una società immobiliare, l’assemblea generale di Occupy Oakland ha deciso di impegnarsi nella costruzione dello sciopero generale il prossimo Primo maggio.
Negli Stati Uniti il Primo maggio è un giorno lavorativo come gli altri nonostante faccia riferimento alle lotte e ai massacri della polizia avvenuti a Chicago nel 1886 e al valore non solo simbolico che riveste in molti Paesi. Da alcune settimane il movimento Occupy sta discutendo della possibilità di lanciare uno sciopero generale nazionale il Primo di maggio, costituendo anche dei gruppi di lavoro, com’è il caso di Occupy Wall Street a New York e di Occupy Portland.
Gli attivisti di "Occupy Wall Street" che "puntavano" sui porti della costa occidentale degli Stati Uniti sono riusciti a chiudere diversi terminal, in qualche caso, si sono anche scontrati lievemente con la polizia. Migliaia di manifestanti hanno marciato sui porti, dalla California meridionale allo Stato di Washington, con l'obiettivo di richiamare l'attenzione sulle disuguaglianze economiche, l'alto tasso di disoccupazione e un sistema finanziario che - dicono - è ingiustamente favorevole ai più ricchi. Dall'alba di lunedì, gli attivisti avevano già picchettato i cancelli arrivando alla parziale chiusura di alcuni porti in California, Oregon e Washington. Al porto di Longbeach, adiacente a Los Angeles, 250/300 persone hanno marciato sotto la pioggia verso un impianto terminal dove si sono confrontati con agenti di polizia, che il hanno respinti con manganelli.
In questo Black Friday, mentre milioni di americani lottano per trovare "la migliore offerta" di beni di consumo, migliaia di operai cinesi scioperano per chiedere salari decenti, sicurezza sul lavoro e altri diritti basilari. Solo nell'Huangjiang, giovedì, 8000 operai di una fabbrica calzaturiera sono scesi in strada bloccando il traffico e fronteggiando la polizia antisommossa. La loro fabbrica, di proprietà della Yue Yuen Industrial Holding, è un importante fornitore della compagnia di abbigliamento sportivo New Balance.
Sembra giusto dire che questi lavoratori scioperano per un "nuovo equilibrio" (new balance) con il loro management e il sistema di sfruttamento globale per cui il management lavora. Affrontando la repressione della polizia e la censura dei media, scioperando, i lavoratori cinesi si ribellano contro lo stesso ingiusto sistema economico che noi stiamo combattendo a Wall Street ed in tutto il mondo.
Proposta per un blocco coordinato dei porti della costa occidentale, passata all’unanimità nell’assemblea generale di Occupy Oakland del 18 novembre 2011:
In risposta agli attacchi coordinati alle occupazioni e ai i lavoratori in tutta la nazione:
Occupy Oakland proclama il blocco e l’interruzione dell’apparato economico gestito dall'1% attraverso la chiusura coordinata dei porti dell’intera costa occidentale, fissata per il 12 Dicembre. L’1% ha sconvolto le vite dei camionisti, dei portuali e degli operai che creano la loro ricchezza, proprio come gli attacchi della polizia coordinati su scala nazionale hanno trasformato le nostre città in campi di battaglia nel tentativo di distruggere il nostro movimento di occupazione.
Riuscita a Oakland la giornata di blocco del 2 novembre indetta non dai sindacati ma dall'assemblea Occupy. Bloccato il porto, le scuole, molti uffici, il traffico. Nonostante le leggi durissime e l'assenza del sindacato ufficiale.
Non sono state le 54 ore consecutive di blocco della città dell’ultimo sciopero generale di Oakland, quello del dicembre del 1946, ma lo sciopero generale di mercoledì 2 novembre lascerà dei segni visibili nei luoghi del potere politico-economico, nel movimento che occupa le piazze e nel sindacato americano. Innanzitutto per la modalità di convocazione. Uno sciopero generale della città indetto da un’assemblea generale - e non dai sindacati - espressione di un movimento di soggetti plurali con tanto di votazione democratica rappresenta una novità assoluta negli Stati Uniti, ma crediamo lo sarebbe anche da altre parti.
Oakland General Assembly calls for a General Strike and Mass Day of Action in Oakland, CA:
"We as fellow occupiers of Oscar Grant Plaza propose that on Wednesday November 2, 2011, we liberate Oakland and shut down the 1%.
We propose a city wide general strike and we propose we invite all students to walk out of school. Instead of workers going to work and students going to school, the people will converge on downtown Oakland to shut down the city.
All banks and corporations should close down for the day or we will march on them.
While we are calling for a general strike, we are also calling for much more. People who organize out of their neighborhoods, schools, community organizations, affinity groups, workplaces and families are encouraged to self organize in a way that allows them to participate in shutting down the city in whatever manner they are comfortable with and capable of.
The whole world is watching Oakland. Let’s show them what is possible."
Intervista a Steve Downs (Transit Workers Union di New York)
di Anna Curcio e Gigi Roggero
Alla vigilia di natale del 2005 i lavoratori dei trasporti di New York entrarono in sciopero per il rinnovo del contratto e la città rimase completamente bloccata per tre giorni. Nello stato di New York lo sciopero nel settore pubblico è proibito dalla legge Taylor del 1967, per cui assume immediatamente una forma selvaggia e illegale. Sindaco e media invocarono arresti e repressione esemplari, il leader del Transit Workers Union (TWU) passò alcuni giorni in galera, il sindacato venne sanzionato con pesanti ammende pecuniarie. Il risultato dello sciopero fu eccezionale: la metropoli non rimase solo paralizzata, ma fu riempita da tre giorni di straordinaria autorganizzazione dei trasporti, delle forme di comunicazione e di vita. I precari dell’università in sciopero contro la New York University parteciparono ai picchetti, così come i transit workers avevano preso parte alle iniziative dei graduate students.
I manifestanti protestano da due settimane contro le logiche dell'alta finanza e le politiche adottate dall'amministrazione Obama per fronteggiare la crisi. L'intervento della polizia quando hanno bloccato il traffico sul ponte di Brooklyn.
Circa 700 persone aderenti alla campagna contro Wall Street sono stati arrestati a New York. Le forze dell'ordine sono intervenute quando i dimostranti hanno bloccato il traffico sul ponte di Brooklyn e hanno cercato di dar vita a un corteo non autorizzato. "Vergogna, vergogna" hanno urlato i manifestanti all'indirizzo degli agenti. Testimoni hanno raccontato di averne visti moltissimi ammanettati, seduti a terra mentre tre pullman arrivavano per portarli via. Un portavoce della polizia ha dichiarato che erano stati ripetutamente avvertiti che se avessero invaso le corsie destinate ai veicoli sarebbero stati arrestati.
La protesta del movimento Occupy Wall Street (Occupare Wall Street) va avanti da due settimane e si sta estendendo ad altre città, a cominciare da Washington e Boston. Nella capitale del Massachusetts oggi sono state fermate 24 persone che partecipavano a un sit-in non autorizzato davanti alla sede di Bank of America, che di recente ha annunciato un piano di tagli per 30.000 impiegati con risparmi stimati in cinque miliardi di dollari fino al 2014.
Che strano cartello, al Cairo in festa. Recita: L'Egitto sostiene i lavoratori del Wisconsin.
Cosa diamine c'entra l'Egitto col Wisconsin? Un accostamento quantomeno improbabile. Eppure, complice forse l'ampia copertura mediatica delle rivolte egiziane con sperticate lodi ai combattenti per la libertà e la democrazia, in Wisconsin sta succedendo l'impensabile: non solo sono scesi in piazza i lavoratori, ma ogni giorno a loro si aggiungono decine di migliaia di persone che arrivano da tutto lo Stato.