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Dopo il riuscito #FastFoodGlobal del 15 maggio, la coalizione #FightFor15 si è presentata mercoledì al meeting annuale degli azionisti di McDonald's a Oak Brook, in Illinois, per rivendicare la libertà di organizzarsi sindacalmente nei luoghi di lavoro e un salario minimo di 15 dollari l'ora (l'attuale salario è di circa 9 dollari l'ora!). Gli impiegati dei fast food, nonostante i profitti delle società, sono la categoria peggio retribuita. Un recente studio ha scoperto che ci vorrebbero quattro mesi di lavoro di un dipendente di McDonald's per eguagliare quello che l'amministratore delegato guadagna in un'ora: 9.247 dollari.

Secondo gli organizzatori almeno 130 persone sono state arrestate durante il contro-meeting, tra cui alcuni sindacalisti di SEIU. La polizia è intervenuta in assetto antisommossa e ha intimato ai circa 2000 dimostranti di disperdersi. A questo punto in molti hanno volontariamente superato gli sbarramenti e sono stati arrestati. Gli arresti non fermano però la rabbia dei lavoratori che oggi si sono dati appuntamento per altre manifestazioni fuori dal quartiere generale di Oak Brook. Avanti compagni: we are the 99%!

strikeNEW YORK — "We can't survive", non possiamo sopravvivere con 7 dollari 25. Jamal tiene in mano il suo cartello rosso, lo mostra orgoglioso alle telecamere, ai fotografi. Usa la frase che ha scritto come un intercalare: "Così non posso sopravvivere". Cappello di lana verde sulla testa, felpa blu, è uno delle centinaia di manifestanti che si sono dati appuntamento qui a Fulton Street per chiedere l'aumento del salario minimo. Lo sciopero va in scena in oltre centro città: da Washington a Chicago, da Boston a Philadelphia migliaia di manifestanti ripetono gli stessi slogan. A New York i cortei iniziano all'alba, a Midtown, dove viene occupato per qualche minuto il McDonald's di Times Square e vanno avanti sino alla sera. Questo di Brooklyn è uno dei più numerosi, le vetrine sotto pacifico assedio sono quelle di Wendy's, un'altra delle catene incriminate.

black 2013Strade bloccate dai picchetti, decine di arresti, centinaia di magazzini assediati dai manifestanti, così è iniziato negli Usa il Black Friday 2013.

Il giorno dello shopping consumistico per eccellenza, si è trasformato in una protesta generalizzata su tutto il territorio nazionale contro il colosso Walmart. Da Los Angeles in California, a Wasilla in Alaska, passando per Secaucus, Dallas, Chicago, Seattle, San Leandro e Sacramento, lo sciopero, organizzato da mesi, ha colpito duramente la più grande catena della distribuzione del mondo.

Arresti alla Walmart di Los AngelesCircondati da un massiccio dispiegamento di poliziotti in assetto da guerra, giovedì 7 novembre 54 lavoratori della Walmart sono stati arrestati nel centro di Los Angeles, mentre, seduti in strada, cercavano di bloccare il traffico per protestare contro quello che chiamano il rivenditore dei "salari da fame".

Lo sciopero e il blocco della circolazione sono le ultime di una serie di azioni (picchetti, cortei, volantinaggi, proteste dentro e fuori dai negozi), svoltasi in tutto il paese e coordinata da OUR Walmart, a danno di diversi punti vendita del colosso statunitense.

829strikeStop in cinquanta città americane: i lavoratori chiedono 15 dollari all’ora e un sindacato autonomo

NEW YORK — Hanno perfino occupato Zuccotti Park, il celebre giardino vicino a Wall Street da dove partì il movimento Occupy Wall Street. Il nesso non è casuale, la voglia di identificarsi con un luogo così simbolico la dice lunga sulla natura "radicale" di questo movimento. Una parola eccessiva? Forse non in America, nazione dove il termine "sciopero generale" è sparito dal linguaggio corrente da molti decenni. Ieri ben 50 città americane, incluse tutte le più grandi, sono state il teatro di questo evento inaudito: uno sciopero coordinato in tutti i fast-food. La rivolta dei "lavoratori poveri" ha bloccato i ristoranti McDonald’s, Burger King, Kentucky Fried Chicken, Taco Bell e tanti altri. E’ il culmine di una protesta che nacque qui a New York un anno fa.

fastfood3strikeIeri, in sette città negli Stati Uniti, centinaia di lavoratori si sono coordinati e hanno incrociato le braccia contro McDonald's, Burger King, KFC e Wendy.

I lavoratori dei Fast Food di New York, Chicago, Detroit, Milwaukee, St. Louis, Kansas City e Flint, vogliono che il salario minimo sia almeno di 15 dollari all'ora contro l'attuale paga media di circa 9 dollari.

Lo sciopero è stato organizzato da Fast Food Forward, un movimento di lavoratori dei ristoranti di New York che è nato per aumentare i salari, migliorare le condizioni di vita dei precari e rivendicare il diritto di sindacalizzazione senza timore di ritorsioni.

fightfor15Dall'altra parte dell'oceano, negli Stati Uniti, è scoppiata la rivolta dei fast food. Migliaia di lavoratori stanno incrociando le braccia in queste settimane a Chicago, Detroit, Milwaukee e St. Louis per chiedere che i salari minimi vengano aumentati da 8,25 dollari l'ora a 15 dollari l'ora. Vogliono inoltre la libertà di organizzarsi sindacalmente senza il rischio di rappresaglie padronali. Hanno etichettato la loro battaglia "Fight for 15" e utilizzano Facebook e Twitter per coordinarsi. Tramite i social network stabiliscono collegamenti con altre città e organizzano flash mob e picchetti volanti.

protesta dei lavoratori dei fastfood, UsaE' nota come "la rivolta dei fast food workers". Si tratta di una protesta che da qualche mese attiva negli Usa e, l'ultima da ricordare è quella relativa ai lavoratori dei fast food di Detroit.

Sono tutti lavoratori, sindacalizzati in modo scarso, e pagati male. Moltissimi di loro non arrivano  a salari di otto o nove dollari all'ora, vale a dire stipendi annuali al di sotto di 18mila dollari.
Ma l'industria dei fast food resta una fonte importante di occupazione e secondo quanto detto dai sindacati il settore impiega, nella solo Detroit, quasi il doppio di lavoratori dell'industria dell'auto, un simbolo di questo pezzo dell'America.

In tutto il mondo, i lavoratori stanno subendo l’attacco dell’may1jpg1%. I salari sono al minimo storico mentre la disoccupazione è bloccata a livelli record. I governi stanno attaccando i più poveri tra noi con brutali piani di austerità. I sindacati sono stati distrutti, mentre i movimenti autonomi dei lavoratori si scontrano con una dura repressione da Oakland, a Montreal, ad Atene e al Cairo.

Il potere dell’1% è basato sul loro controllo del luogo di lavoro. Abbiamo bisogno di un nuovo movimento operaio del 99% per occupare il mondo del lavoro e trasformare l’economia, ma la classe lavoratrice è divisa – tra sindacati e non-sindacati, immigrati e nativi, giovani e vecchi, Nord e Sud, settore privato e settore pubblico; dai confini nazionali, di razza, di lingua, di religione, di colore, di educazione, e di fabbrica.

fastfoodforwardScioperano i lavoratori di McDonald's, Burger King, Domino's Pizza, Wendy's and Yum Inc', KFC e Taco Bell.

Giovedi 4 aprile 2013, più di 400 lavoratori dei fast food newyorkesi hanno iniziato una seconda ondata di scioperi per salari più alti (c'è chi prende solo 7,25 dollari all'ora) e migliori condizioni di lavoro.  Al grido sindacato, dignità e una paga per vivere, ad incrociare le braccia sono stati centinaia di dipendenti dei marchi più importanti: McDonald's, Burger King, Domino's Pizza, Wendy's and Yum Inc', KFC e Taco Bell. I lavoratori si sentono schiavi di un sistema che li obbliga ad un lavoro alienante per una paga da fame.