Logo Chicago86

antiworkLo scorso 26 novembre, nella giornata del Black Friday, migliaia di dipendenti di Amazon hanno scioperato in tutto il mondo, raccogliendo l'appello lanciato dalla piattaforma Make Amazon Pay. In Italia, alcuni sindacati di base hanno organizzato dei picchetti davanti al magazzino di Castel San Giovanni, nel piacentino, e dei blocchi nel deposito del Terminal 2 dell'aeroporto milanese della Malpensa.

Make Amazon Pay, la piattaforma web nata dall'unione di varie organizzazioni ed associazioni in solidarietà alle lotte dei lavoratori di Amazon, ha pubblicato un elenco delle richieste alla base della protesta: aumento dei salari, estensione del congedo retribuito per malattia, libertà di organizzazione sindacale nei siti di lavoro, e molto altro. Al di là delle posizioni politiche delle forze che fanno parte della coalizione, l'aspetto più importante emerso dalla campagna di lotta è l'aver posto la necessità di organizzarsi oltre i confini per battere un gigante dell'e-commerce come Amazon, perché è solo agendo a livello internazionale che i lavoratori possono ottenere risultati.

Qualche giorno dopo lo sciopero del Black Friday, il 2 dicembre, anche i lavoratori dei fast food hanno fatto sentire la propria voce con la Giornata d'azione globale, pubblicizzata sul Web con due hashtag: #MakeMyWorkplaceSafe e #FastFoodGlobal. Il sito Fight For 15 fa notare che il settore del fast food è cresciuto costantemente negli ultimi 50 anni ed è persino riuscito a realizzare lauti profitti durante la pandemia di Covid-19, mentre ai lavoratori vengono ancora negate condizioni di lavoro sicure e un'adeguata protezione dal rischio di contagio. Ovunque lo schema è lo stesso: gli operai sono chiamati "essenziali" ma vengono trattati come merce usa e getta. Ecco perché i lavoratori della ristorazione veloce negli Stati Uniti, e nel resto del mondo, hanno deciso di scioperare chiedendo migliori condizioni di lavoro e salariali.

Un altro "movimento", apparso di recente, che fa dell'opposizione allo sfruttamento e alla miseria la sua ragion d'essere è R/antiwork.

Da mesi su giornali e televisioni si parla di quel curioso fenomeno chiamato "Great Resignation", una fuga di massa dal lavoro che ha visto, lo scorso settembre, il 3% della forza lavoro americana - quasi cinque milioni di persone - abbandonare il proprio lavoro. E la cifra arriva a 20 milioni se misurata nel periodo che va da maggio a settembre 2021. Le grandi dimissioni stanno colpendo anche altri paesi, come Germania, Inghilterra, Italia, ma anche la Cina (#TangPing).

Ciò che colpisce non è solo il rifiuto generalizzato del lavoro, ma il fatto che di questo rifiuto se ne cominci a parlare collettivamente in Rete per trovare vie di fuga o, semplicemente, per incontrare altre persone che la pensano allo stesso modo, che sono stressate, e che ne hanno le tasche piene di farsi rubare la vita. Dall'inizio della pandemia, la pagina "Antiwork: Unemployment for all, not just the rich!" del social network Reddit, creata nell'agosto del 2013, è letteralmente esplosa, passando da 100mila a 1,3 milioni di membri tra gennaio e dicembre 2021, con un'impennata nel mese di ottobre quando il numero degli iscritti è quadruplicato, parallelamente al picco di scioperi e mobilitazioni sindacali che hanno scosso gli Stati Uniti (#Striketober).

La community contro il lavoro di Reddit è nata dall'iniziativa di coloro che hanno lasciato il lavoro o che lo vogliono lasciare, di chi vuole vivere senza lavorare e vuole maggiori informazioni sulle idee e le pratiche anti-lavoro ed è alla ricerca di un modo per opporsi ad un sistema sociale che percepisce come disumano. La pagina R/antiwork è anche un luogo virtuale per supportare i lavoratori in lotta e infatti da lì è partita la campagna "Blackout Black Friday": centinaia di migliaia di utenti hanno boicottato il Black Friday e in particolare Amazon, lanciando in Rete messaggi di questo tipo: "Non possono licenziarci tutti. Sciopero generale durante il Black Friday, 26 novembre! NO LAVORO! NO PRODUTTIVITÀ! NO SHOPPING!"

Da qualche giorno è in corso un'iniziativa che sta colpendo molte aziende negli Stati Uniti e all'estero, e che viaggia attraverso le stampanti aziendali, subissate di messaggi che invitano i lavoratori ad organizzarsi sindacalmente, a rifiutare stipendi da fame e a pretendere consistenti aumenti salariali. Sembra che i messaggi abbiano a che fare con il subreddit R/antiwork, e in alcuni di essi si fa riferimento al tempo libero e al fatto che la vita è breve e merita di essere vissuta.

Non può che farci piacere apprendere queste notizie e venire a conoscenza che si sta diffondendo negli Usa, così come nel Vecchio Continente e oltre, un atteggiamento di disaffezione verso il lavoro, sintomo di un più generale rifiuto del modo di produzione capitalistico. Per quanto ci riguarda, facciamo nostre le parole di un grande rivoluzionario, Paul Lafargue, che alla lotta contro il lavoro ha dedicato buona parte della sua vita:

"Perché giunga alla coscienza della propria forza è necessario che il proletariato si metta sotto i piedi i pregiudizi della morale cristiana, economica, libero-pensatrice; è necessario che ritorni ai suoi istinti naturali, che proclami i Diritti dell'ozio, mille e mille volte più sacri e nobili degli asfittici Diritti dell'uomo escogitati dagli avvocati metafisici della rivoluzione borghese." (Il diritto all'ozio, 1880)