Giovedì 19 febbraio migliaia di lavoratori argentini hanno paralizzato il Paese, in particolare la capitale Buenos Aires, durante uno sciopero generale di ventiquattro ore, convocato dalla Confederación General del Trabajo (CGT) e da altri sindacati.
La scintilla è stata il progetto di legge del governo Milei denominato "Ley de Modernización Laboral", che modifica in modo significativo la normativa sul lavoro in vigore dal 1974. Mentre il testo veniva discusso alla Camera dei deputati, in piazza si sono verificati duri scontri tra polizia e manifestanti, con uso di idranti, proiettili di gomma e lacrimogeni da una parte, pietre, molotov e bengala dall'altra.
Si tratta del quarto e più partecipato sciopero generale in poco più di due anni ed ha interessato diversi settori: trasporto pubblico, pubblica amministrazione, commercio e industria. Le compagnie aeree hanno cancellato circa 400 voli.
Il progetto di legge del governo di Javier Milei, che per divenire operativo necessita dell'approvazione del Senato, prevede l'estensione della giornata lavorativa fino a dodici ore attraverso una maggiore flessibilità nella distribuzione dell'orario, il cosiddetto "banco de horas", che trasforma le ore extra in un credito gestibile unilateralmente dal datore di lavoro, eliminando il cosiddetto straordinario. Il testo riduce inoltre gli indennizzi per il licenziamento rendendolo più facile per le aziende, abbassa drasticamente la retribuzione in caso di malattia (dal 25% fino al 50%), restringe la copertura delle assicurazioni per gli infortuni sul lavoro escludendo diverse patologie imputabili alla prestazioni lavorative stesse. Al tempo stesso, amplia la categoria dei servizi considerati essenziali, imponendo prestazioni minime durante gli scioperi al fine di evitare il blocco della produzione.
Alcuni osservatori hanno definito questa legge come una "deriva schiavistica", ma non si tratta di un passo indietro bensì di uno in avanti nello sviluppo capitalistico, a cui le vecchie legislazioni in materia di lavoro stanno strette. Il risultato è che si tolgono a milioni di lavoratori quelle "garanzie" che per decenni hanno contribuito a incanalare e regolare il conflitto sociale, costringendoli ora a riscoprire forme di lotta radicali che rimettono al centro la questione dei rapporti di forza nudi e crudi tra capitale e lavoro. Dietro la "svolta liberista" del governo Milei, c'è la necessità del sistema-paese di attirare investimenti e quindi di rendere l'economia più competitiva. Le misure governative formalizzano una precarietà che c'è già, prendendo atto di una situazione materiale e cercando di dargli una cornice legislativa.
Non sono mancate critiche interne al movimento operaio: la base accusa la leadership della CGT (e di parte dell'opposizione peronista al governo) di eccessiva prudenza. Negli ultimi anni si sono moltiplicati i coordinamenti territoriali e le iniziative spontanee di lotta, che talvolta hanno agito al di fuori delle strutture sindacali tradizionali. L'Argentina (45 milioni di abitanti e oltre 13 milioni di lavoratori occupati) è passata velocemente da "modello" di sviluppo sudamericano ad una serie di crisi economiche acute che, tra la fine degli anni '90 e gli inizi del 2000, l'hanno fatta sprofondare fino al default, determinando un peggioramento delle condizioni di vita di milioni di proletari. Oggi la situazione economica è segnata da una crescita prossima allo zero, un'inflazione tra le più alte al mondo, salari reali in calo e un'elevata percentuale di lavoro informale. L'Argentina è il mondo.






