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Generazione Z - autunno 2025Dal Sudamerica all'Africa, soprattutto i giovani scendono in piazza per chiedere un futuro diverso, con nuove forme di organizzazione.

L'autunno appena iniziato registra un aumento della temperatura sociale. Decine di migliaia di persone sono scese in strada in Perù, Ecuador, Madagascar, Marocco, Timor Est, Paraguay e in altri parti del mondo, causando blocchi della circolazione e scontri con la polizia, che spesso hanno portato a feriti e in alcuni casi a morti.

Al di là delle diverse scintille che hanno fatto da innesco alle sommosse, ci sono alcune invarianze rilevabili, a cominciare da un disagio serpeggiante nelle società dovuto ad una sempre più marcata polarizzazione, che da una parte vede la ricchezza concentrata in sempre meno nodi della rete capitalista, dall'altra l'allargarsi dell'esercito dei senza riserve.

Un altro fenomeno di questo periodo sono le manifestazioni in solidarietà con la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, diffusesi in diverse parti del mondo.

Nelle ultime settimane anche l'Italia sembra intraprendere la via già battuta da altri paesi; il collante dei blocchi e delle manifestazioni è la Palestina, ma la scesa in campo dei sindacati con la proclamazione di mobilitazioni generali testimonia la presenza di problematiche più ampie. La CGIL ha indetto uno sciopero generale con appena due giorni di preavviso, avendo il sentore che stava montando qualcosa nella società ed era il caso di cavalcarlo. Durante lo sciopero generale del 3 ottobre, oltre due milioni di persone hanno preso parte ai cortei organizzati in più di 100 città, con 300 mila manifestanti solo a Roma. Secondo la CGIL, l'adesione media nazionale è stata intorno al 60%.

Il massacro a Gaza ha dunque fatto emergere un malessere che già covava all'interno della società, un diffuso senso di insicurezza verso il futuro, avvertito in particolare dalle giovani generazioni che si trovano a fare i conti con la precarietà, la disoccupazione e l'acutizzarsi della guerra.

Un altro elemento costante delle recenti lotte è la modalità d’organizzazione: chi scende in strada si coordina grazie ai social network (gruppi WhatsApp e Discord), spesso solo per mezzo di uno smartphoneReti autorganizzate di individui si muovono a sciame, cambiando configurazione secondo la mutazione delle condizioni al contorno. Hanno ancora un certo peso le dinamiche locali, ma un flash mob cittadino può passare da un contesto urbano ad uno globale nel tempo di qualche click. Una swarm intelligence si aggira per la Rete.