Una battaglia per il "diritto al lavoro" nell'epoca delle macchine intelligenti è di retroguardia. I lavoratori reagiscono come possono alle conseguenze delle ristrutturazioni aziendali, ma sarebbe quantomai necessaria una lotta generale per il salario ai disoccupati e la drastica riduzione dell'orario di lavoro.
L'ultima agitazione, in ordine di tempo, contro la sostituzione dei lavoratori con strumenti di intelligenza artificiale (IA) si svolgerà il 23 settembre in Germania, dove TikTok prevede di smantellare il dipartimento Trust and Safety di Berlino, che impiega circa 150 moderatori dei contenuti.
Un'altra inevitabile sostituzione di lavoro vivo con lavoro morto si è verificata il mese scorso in Texas, con il licenziamento di oltre duecento collaboratori esterni di Google AI.
Negli ultimi anni l'introduzione su larga scala di sistemi di IA ha accelerato la trasformazione dei luoghi di lavoro, con sempre meno lavoratori che mettono in moto sempre più capitale.
Oltre all'automazione delle mansioni, i sindacati sono preoccupati dalla natura della controparte con cui devono confrontarsi. Tradizionalmente, la contrattazione collettiva si svolgeva con quadri aziendali, figure in carne ed ossa con le quali era possibile negoziare ed accordarsi; l'introduzione massiccia di sistemi algoritmici, invece, sostituisce tali interlocutori con strumenti anonimi ed impersonali, che decidono turni, ritmi produttivi, valutazioni delle performance e addirittura licenziamenti, spesso senza lasciare spazio alla mediazione sindacale.
Questo rapido cambiamento del mondo del lavoro ha innescato numerosi scioperi e proteste. Già nel 2023, i sindacati statunitensi degli autori televisivi e radiofonici, degli attori e degli sceneggiatori organizzarono uno sciopero di 148 giorni contro l'IA generativa, ottenendo alla fine soltanto una regolamentazione subito aggirata da Google, che ha continuato ad utilizzare i contenuti senza autorizzazione per addestrare i propri modelli di IA. Gli editori non possono bloccare i bot di Google senza perdere il traffico di ricerca da cui attualmente dipendono per le loro entrate.
Pochi mesi dopo, il sindacato dei lavoratori operanti nell'industria dei videogiochi scese in strada contro la possibilità per le aziende di utilizzare l'IA per replicare voce, immagine e performance senza il consenso o un compenso adeguato. L'accordo provvisorio raggiunto scatenò la rabbia di molti doppiatori, insoddisfatti delle modalità e dei risultati della contrattazione.
Anche in Italia i sindacati hanno protestato contro l'utilizzo massiccio dell'IA da parte delle aziende. A novembre del 2024 a San Donato Milanese, Filcams CGIL, Fisascat CISL e UILTuCS hanno indetto lo stato di agitazione e uno sciopero di 8 ore per i 2.700 lavoratori della Cerved, un'azienda che valuta la solvibilità e il merito creditizio delle imprese, monitora e gestisce il rischio di credito e definisce strategie di marketing, accusata di metodi formativi e di gestione del personale che ricordano la serie televisiva Squid Game. Le organizzazioni sindacali denunciano che i lavoratori licenziati sono stati sostituiti nel loro ruolo con un sistema automatizzato di IA.
Poche settimane dopo a Genova, quattro licenziamenti della multinazionale Maesk hanno spinto Filt, Fit e Uiltrasporti ad organizzare un presidio davanti alla sede per chiedere il reintegro immediato dei lavoratori, che secondo i sindacati sarebbero stati sostituiti dall'IA.
Mentre i sindacati lavorano per la conservazione dello statu quo, per i mega capitalisti del settore high-tech il progresso tecnologico porterà ad un futuro diverso: per Elon Musk l'IA eliminerà la necessità di lavorare, Sam Altman propone un reddito universale, Mark Zuckemberg sviluppa "lavori creativi" nel Metaverso, Peter Thiel auspica addirittura una società senza lavoro salariato.
Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo l'ostacolo rappresentato dalle compatibilità capitalistiche. Senza sfruttamento del lavoro, infatti, l'attuale modo di produzione non potrebbe esistere e non potrebbero esistere neppure gli stratosferici profitti incamerati dai Musk, Bezos, Huang & C. Resta il fatto che la maggiore automazione dei processi produttivi porta alla caduta del saggio di profitto dato che l'unica fonte del plusvalore, la forza lavoro, viene proporzionalmente ridotta. Nonostante il premio Nobel per la fisica Geoffrey Hinton abbia previsto un'impennata di profitti per le aziende che operano nel settore dell'IA, uno studio di McKinsey & Company conferma i rendimenti decrescenti dovuti all'aumentata composizione organica di capitale.
Piangere sui posti di lavoro eliminati dalla tecnologia è inutile, così come disperdere la nostra forza in mille vertenze. Non sono le macchine a rappresentare il problema per i milioni di nuovi disoccupati, ma i vigenti rapporti di produzione, basati sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e la divisione sociale del lavoro. Insomma, come andiamo dicendo da tempo, se siamo arrivati al punto in cui il capitale dimostra di poter fare a meno dei lavoratori, è evidente che risulta dimostrato anche l'inverso: i lavoratori possono benissimo fare a meno del capitale.





